meditazioni

Mi è caduta l’immagine! Ricominciare dopo un fallimento

Meditazione

per la quinta domenica del T.O. anno C

10 febbraio 2019

 

La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere). Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno!

Abraham Maslow

 

amarezza fallimentoL’amarezza del fallimento

Davanti al proprio fallimento, la prima reazione è la rabbia. Cerchiamo di archiviare le esperienze negative, proviamo a dimenticare quegli avvenimenti in cui la nostra immagine è andata in frantumi. Il mondo ci sembra ostile e le difficoltà appaiono insuperabili. Vorremmo starcene da soli a rimuginare sui cocci infranti quasi nell’illusione che si possano rimettere magicamente insieme.

Doveva essere più o meno questa la condizione di Pietro nel momento in cui Gesù incrocia ancora una volta la sua vita e lo coinvolge progressivamente nella sua missione.

Gesù incontra Pietro in una mattina amara. Pietro sta sistemando le reti dopo una notte in cui non ha preso nulla. E per un pescatore tornare da una notte in cui non ha pescato nulla vuol dire trovarsi di fronte al proprio fallimento. Mentre lava le reti che quella notte lo hanno tradito, Pietro diventa il suo giudice più spietato. Sono momenti in cui vorresti startene da solo con la tua rabbia e invece qualcuno ti costringe a uscire dal tuo silenzio.

Tutto inizia da un desiderio di Gesù: c’erano infatti due barche ormeggiate alla riva, ma Gesù sceglie di salire proprio su quella di Pietro. Gesù entra nella vita di Pietro delicatamente, gli rivolge una richiesta non eccessiva, una cosa fattibile. Luca descrive quella richiesta di Gesù sottolineando un particolare: Gesù chiede a Pietro di spostare un poco la barca dalla riva affinché possa parlare alla gente.

Gesù sale sulla barca di Pietro e si siede come la Sapienza in trono. Quella barca, da cui viene la parola, sovrasta il mare profondo e insidioso. Il Cristo che ha vinto la morte e vive nella Chiesa, la barca di Pietro, dona la Parola che salva.

 

necessità rischiareLa necessità di rischiare

La strategia di Gesù prosegue. Solo a questo punto avanza una richiesta che in precedenza sarebbe stata insostenibile e inadeguata. Adesso Gesù propone a Pietro di sfidare i luoghi comuni per sperimentare la potenza della sua parola. Gesù invita Pietro a prendere il largo, espressione che letteralmente potremmo tradurre andare dove è profondo. Gesù chiede dunque a Pietro di non rimanere in superficie e soprattutto di tornare a largo, cioè nel luogo in cui quella notte ha sperimentato il suo fallimento. Tornando in quel luogo, non rimanendo in superficie, Pietro sperimenterà l’amore e la potenza di Cristo. Tornare nel luogo del nostro fallimento significa rileggere quegli eventi alla luce della presenza del Signore.

Pietro è chiamato a prendere una decisione: sfidare i luoghi comuni o perdere un’occasione. La gente è pronta a scommettere e a ridere di lui. Pietro sente l’ironia di quelli che lo conoscono. Gesù è tuttalpiù un falegname: come può dare consigli a un pescatore provetto? E soprattutto non si va a pescare in pieno giorno dopo una notte in cui non c’è stato niente da pescare. Pietro è messo alle strette e come sempre è in queste situazioni che veniamo fuori per quello che siamo.

 

scegliereRagioni per scegliere

Pietro accetta la sfida, ma probabilmente ha qualche ragione per fidarsi di Gesù. Innanzitutto, pochi versetti prima, Luca ha descritto la guarigione della suocera di Pietro: ha dunque già visto la potenza di Gesù. È inoltre probabile che qualche parola del discorso di Gesù alla gente abbia toccato il cuore di Pietro. Succede sempre così: Gesù si lascia conoscere, opera nella nostra vita, e poi ci chiede di camminare con lui in una relazione sempre più profonda.

Pietro riprende il largo, coinvolgendo anche altri nella sua esperienza. Gesù infatti aveva rivolto a lui l’invito a prendere il largo, ma gli aveva chiesto di coinvolgere anche altri nel suo progetto: calate le reti, al plurale.

 

valorizzatiLa sorpresa di scoprirsi amati

Ed effettivamente succede qualcosa. La rete si gonfia. Una pesca sovrabbondante che ripaga Pietro di quella notte di fallimento. Da solo non aveva preso nulla, con Gesù invece la pesca diventa straordinaria. Pietro allora comprende che Dio si è manifestato nella sua vita. E per questo fa l’esperienza della sua indegnità. Pietro si sente amato gratuitamente, non lo merita, vorrebbe ritrarsi, scomparire, si sente visto nel profondo. Pietro fa in altre parole l’esperienza del suo peccato. Accade così quando ci sentiamo amati gratuitamente, quando sappiamo di non meritarlo.

È la stessa esperienza di Isaia, giovane aristocratico che nel Tempio di Gerusalemme riceve l’invito di Dio a portare la sua Parola (cf Is 6,1-8). Anche Isaia avverte la sproporzione tra la santità di Dio che si manifesta nella sua vita e la sua incapacità di sostenere il peso di quell’invito. Le labbra di Isaia vengono purificate con i carboni ardenti, un gesto che è segno di consacrazione. Isaia è scelto per annunciare una prospettiva nuova che passa però necessariamente attraverso la catastrofe. Dobbiamo passare attraverso i nostri fallimenti per scoprire una possibilità più feconda.

 

RaffaelloLa scoperta di essere valorizzati

A volte pensiamo che il cambiamento passi attraverso la distruzione della nostra identità. Gesù dà invece a Pietro e ai suoi compagni un messaggio positivo. Ciò che sono è amato e riconosciuto: pescatori sono e pescatori resteranno. Gesù, chiamandoli a stare con lui, non intende distruggere la loro identità. La proposta è invece quella di vivere in modo nuovo ciò che sono, si tratta di mettere a servizio del regno di Dio la loro identità. Saranno sì pescatori, ma pescatori di uomini. Probabilmente Pietro e gli altri discepoli non avranno colto la ricchezza di questa proposta, ma qualcosa li ha affascinati.

Avviene così tante volte all’inizio di una vocazione: una parola, ancora non ben compresa, ci trascina, non tutto può essere compreso fin dall’inizio. Gesù ci chiama a seguirlo non per distruggere quello che siamo, ma per valorizzarlo: «Non per le sue qualità Simone sarà “pietra”, garanzia di stabilità, ma proprio perché si scopre una frana continua che, in ogni sua scivolata, mette a nudo la Pietra, la fedeltà del suo Signore» (S. Fausti).

 

Leggersi dentro

–          Quali sono le esperienze di fallimento che il Signore ti sta invitando a rileggere con lui?

–          In che modo il Signore sta valorizzando quello che sei, mettendolo a servizio del Regno?

 

Versione originale su clerus.va

5 commenti

  1. Penso, la natura umana intrinseca di ogni essere è in lotta continua contro le altre nature umane esterne. Ad ogni azione si incide il proprio curriculum nell’anima.
    Ho visto in ambienti lavorativi chiedere conto di ciò che era scritto nel proprio curriculum. Alla falsità si viene cacciati, quindi si perde il lavoro e si soffre. Pari è compiere azioni malevoli o mancanti. Ho difficoltà a credere che è sufficiente l’assoluzione di un prete a spegnere il lampeggiare di quel rigo se non è seguita da una benevola azione riparatrice.
    Non lo farò più; sarò forte come una roccia e resisterò! Passato l’attimo, sfuggono i buoni propositi. Penso, la sfida è aumentare in progressione il tempo tra un’ombra e la successiva, fino a non farla presentare più.
    Un dubbio mi si presenta, come percorrere quella strada se non ho la struttura caratteriale di Saul di Tarso? Paolo è stato scelto perchè nel nascere aveva le potenzialità da valorizzare secondo il disegno di Dio? Se ho difficoltà a percepire e di conseguenza concipire e a volte si ha la sensazione dell’irrecuperabilità del mio essere, Dio è passato ad altro?

  2. È incredibile! Il Signore non si stanca mai di scommettere su di noi e, più siamo testardi, razionali, come Pietro, più ci conduce a fare cose che razionalmente non hanno senso, (chi avrebbe pescato di giorno?)…… in fondo poi, noi testardi amiamo essere liberi e la vera libertà è solo in e con Lui.
    Grazie Gaetano, per essere il mezzo attraverso cui Gesù “ci fa prendere il largo”

  3. L’esperienza di fallimento o delusione, a volte, si traduce nel pensare di aver riposto la speranza in persone, avendo dato loro un’eccessiva importanza. Il senso di fallimento è dire di aver perso tempo. Sicuramente è una distorsione cognitiva perché il proprio cuore non lo si può tradire. E’ solo la stanchezza a parlare. Il Signore mi ha sempre valorizzato ed ha messo nel mio cuore tale ardore da non essere capace di fermarlo. Quindi dò quel che lui mi ha donato.

    1. Bilancio della mia vita: ho una famiglia, una brava moglie, la salute, ma perché a volte ritengo la mia vita un fallimento? Penso di avere sprecato la mia laurea, di non essere in grado di fare bene il mio lavoro, so che ci sono molti più sfortunati di me, ma questi pensieri di avere fallito ogni tanto mi arrivano…

      1. proviamo a trasformare il fallimento in una spinta a fare meglio. Il fallimento, da solo, se è semplicemente bloccante, non ci serve a niente, ma può esprimere quell’inquietudine che ci fa camminare.

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