meditazioni

Mi fido di te! Il punto di partenza di un relazione

Meditazione

per la Quarta domenica di Pasqua – anno A

3 maggio 2020

Il gregge

Solo di recente l’immagine del gregge è tornata a ispirarci fiducia e speranza, quando abbiamo sentito che saremmo forse usciti dal dramma della pandemia qualora avessimo raggiunto l’immunità di gregge. Pensarci come delle pecore ha cominciato allora a darci una sensazione di maggiore sicurezza.

Ma fino a poco tempo fa, nell’immaginario culturale dominante, l’idea delle pecore era per lo più associata all’incapacità di elaborare criteri personali fondati sull’autonomia e sull’autodeterminazione. È l’immagine che si è radicata nel nostro modo di pensare a partire dalla visione di Nietzsche, il quale scriveva così nelle Considerazioni inattuali (1874):

Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato…

…nel Vangelo

Eppure, l’immagine del gregge è molto presente e significativa già nel Vangelo, dal momento che attraverso di essa vengono espressi addirittura i sentimenti che Gesù ha nei confronti dell’umanità:

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.. (Mc 6,34)

Che cos’è dunque un gregge senza il suo pastore? Cosa siamo noi senza la parola di Gesù?

Dentro l’ovile

Nel testo di questa domenica, il gregge viene descritto come un insieme di pecore che vive all’interno di uno stesso ovile, il che ci rimanda all’immagine di una comunità che si sente al sicuro dentro i suoi confini. Ma quell’ovile non è impenetrabile, ci si può entrare in diversi modi: non solo dalla porta, ma anche scavalcando il recinto. Chi entra dalla porta è colui che non ha nulla da nascondere, chi cerca altri modi probabilmente non è onesto.

Si tratta di una dinamica che viviamo anche a livello personale: alcuni si presentano con sincerità quando vogliono entrare in relazione con noi, si fanno vedere in faccia così come sono. Altri invece cercano di entrare nella nostra vita con l’inganno, ce li ritroviamo in casa senza averli mai invitati.

Così è anche nella Chiesa: a volte sorgono insoliti difensori del gregge tra chi non ha mai frequentato l’ovile o ci ritroviamo ingannati da chi ci aveva promesso l’erba fresca di pascoli meravigliosi.

Affezionarsi

Gesù ha scelto e continua a scegliere la via dell’onestà. Entra dalla porta. Si lascia vedere e chiede il permesso di entrare nella nostra vita. Prima di seguirlo, ci propone di affezionarci a Lui, di ascoltare la sua voce fino al punto da saperla riconoscere in mezzo al frastuono della vita.

Solo dopo aver imparato a riconoscerlo, solo dopo che ci siamo affezionati, solo quando siamo arrivati a fidarci di Lui, possiamo cominciare a seguirlo, uscendo dalle pareti sicure dell’ovile e provando a camminare in mezzo agli inganni e alle suggestioni del mondo. Senza quella fiducia invece e senza quella relazione intima con il Signore, i sentieri del mondo diventano impraticabili e subdoli.

Rientrare

Come faremo a rientrare nell’ovile, dopo esserci sporcati nella polvere del mondo, dopo aver percorso sentieri faticosi, dopo aver sperimentato la paura davanti ai dirupi e ai lupi?

Gesù non è solo il pastore che ci accompagna fuori dall’ovile, ma è anche la porta che ci permette di entrare nell’ovile. Siamo chiamati anche noi a non cercare aperture alternative per entrare nella comunità, ma siamo chiamati a passare cioè attraverso Cristo, cioè attraverso il Vangelo, attraverso la logica del perdono, dell’umiltà, del servizio.

Gesù è la porta che ci fa entrare nella vita: se vogliamo essere felici non ci resta che assumere come criterio della nostra vita la parola del Vangelo. E allora saremo pecore che troveranno pascoli dove nutrirsi e crescere, pecore che potranno gustare la bellezza di sentirsi al sicuro nel recinto della Chiesa, pecore che avranno il coraggio di affrontare il mondo anche con la possibilità di ritrovarsi davanti a lupi rapaci.

Leggersi dentro

– Cosa vuol dire per te appartenere alla comunità ecclesiale?

– Cosa vuol dire per te entrare nella vita passando attraverso Cristo, che è la porta?

3 commenti

  1. Se devo essere proprio sincera spesso la comunità ecclesiale mi delude e mi appare come concentrata più a contare le pecore e a valutare la loro lana che a comprendere il loro stato d’animo rischiando di perdere qualche pecora ad ogni uscita. Gesù è il pastore che si abbassa a scendere nel gregge con.loro , a morire per loro , ad accarezzarle ad una ad una. Gesù è il pastore che ci segue fuori e dentro l,’ovile. Lui non.ci conts come entità astratte, ma ci ama singolarmente come parte della sua vita. Gesù è con vnoi, fuori dal rito e dentro la nostra storia personale. Io so che non mi dimentica e non.mi.ha mai dimenticato, tutte le volte che mi sono allontanata dall’ovile.

  2. Cristo e’ mio fratello ed attraverso Lui e con Lui mi sento e mi riconosco figlia di un Padre Misericordioso che conosce le mie fragilita’, e mi continua ad insegnare ed ad immettermi nella relazione coi fratelli. Sono felice di avere un Padre cosi amorevole e presente amandomi.

  3. Mi oriento verso la porta quando nel frastuono interiore non do retta alle narrazioni distruttive che mi faccio di me, ma riconosco e ascolto la parola di Gesù e mi sento in comunione ecclesiale quando riesco ad ascoltare la sua voce in mezzo agli altri

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