meditazioni

Lottare per i propri sogni

Festa della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (anno B)

Gen 15,1-6; 21,1-3  Sal 104  Eb 11,8.11-12.17-19  Lc 2,22-40

«Appena lo riconobbe lo prese tra le braccia,

lo strinse in un abbraccio.

Portava Colui da cui era sostenuto».

Sant’Agostino, Discorso 370, 3

 

Fedeli a un sogno

Non è facile rimanere fedeli a un sogno. A volte ci assale il dubbio di esserci sbagliati. Chi ci sta intorno continua a dirci che bisogna essere più concreti, bisogna tramare, organizzarsi, scendere a compromessi.

Anche quando siamo arrivati a intravvedere quel sogno dopo un lungo cammino di discernimento, dopo che nella preghiera abbiamo anche sentito la presenza incoraggiante di Dio, ci scoraggiamo quando la realtà sembra andare in tutt’altra direzione.

La famiglia stessa, proprio perché non è la famiglia perfetta, non è esattamente quello che avevamo pensato, diventa il sogno a cui rimanere fedeli.

 

Alimentare il sogno

Simeone ed Anna sono immagine di coloro che hanno avuto il coraggio di rimanere fedeli ai loro sogni, alla promessa che avevano sentito nel loro cuore. Quante volte davanti agli eventi tragici del popolo d’Israele, davanti all’invasione dei Romani, davanti alla corruzione della comunità, sarà ritornato il dubbio? Come hanno fatto Simeone ed Anna a non smettere di sperare? Cosa li ha sostenuti in questa fedeltà?

Simeone ed Anna sono molto diversi da noi, da noi che pretendiamo realizzazioni immediate, che ci stanchiamo molto presto di sperare. Simeone ed Anna, secondo me, devono aver continuato ad alimentare quella speranza ogni giorno, perché hanno riconosciuto la risposta ai loro sogni non nel maestro che predica o nell’uomo sulla croce, ma appena hanno visto un bambino, un germoglio, la possibilità che quel progetto potesse realizzarsi. Dio li aveva ascoltati, il sogno era possibile.

Anche per questo Simeone ed Anna fanno impallidire le nostre pretese, la mancanza di fiducia davanti ai piccoli germogli di speranza che Dio semina lungo la nostra strada.

 

Credere nei proprio sogni

Simeone ed Anna non cercano il bene per se stessi, cercano la giustizia. Per questo Simeone è libero, è libero di lasciare questa vita, può smettere di lottare, nel momento in cui Dio ha cominciato a fare giustizia. Non cerca la sua giustizia o la sua realizzazione, non vuole godere della vittoria sul nemico, vuole solo che l’umanità trovi pace.

A questo punto il sogno diventa profezia, la speranza diventa certezza: «saranno svelati i pensieri di molti cuori». Ma quei pensieri (dialoghismoi) sono anche gli imbrogli, le trame, le trappole… Sempre, quando qualcuno cerca il bene, il male prende la forma di pensieri cattivi, di critiche, di trame silenziose…

 

Nelle difficoltà

Di Anna il testo dice che è rimasta vedova dopo 7 anni: è il simbolo di una comunità che ha perso il suo punto di riferimento, che ha perso il punto di appoggio, il sostegno. È difficile rimanere fedeli in una situazione così compromessa, è difficile continuare a sognare e a sperare. Anna è il simbolo di una fedeltà instancabile. Anna è il simbolo di quelle persone e di quelle comunità che pur vivendo situazioni di precarietà, di perdita, di disorientamento, non vengono meno alla loro fedeltà al Vangelo, al bene, alla verità.

 

Continuare a lottare

Ma c’è un’altra donna che è chiamata a vivere la fedeltà in un tempo difficile: Maria. Anche lei è qui il simbolo della comunità credente, di una comunità che non comprende ancora il senso di quello che sta avvenendo, ma che si interroga. Maria è la comunità che deve accogliere il Vangelo come segno di contraddizione. Sì, il Vangelo pone in contrasto perché ciascuno è chiamato a prendere posizione. Non è possibile aderire al Vangelo se non si è disposti ad accogliere le conseguenze delle proprie scelte e della radicalità che il Vangelo richiede. I cristiani che vanno bene per tutte le stagioni non sono i cristiani del Vangelo!

Maria è immagine della comunità che è disposta ad essere ferita: la spada che separa è innanzitutto la spada che separa la madre dal figlio. È la spada che Maria sentirà quando vede il Figlio sulla croce e non può più abbracciarlo. È la spada che divide la comunità dal suo sposo. Ci sarà un tempo in cui la comunità deve affrontare il tempo della separazione e della solitudine. Ma è proprio quello il tempo in cui più fortemente deve continuare a sognare.

Con le parole di Agostino, possiamo allora chiedere al Signore di non smettere di sognare: «Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa’ sì che non smetta di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore».

 

 

Leggersi dentro

  • Cosa ti aiuta a conservare la speranza in Dio?
  • Qual è il sogno che sei chiamato a custodire?

6 commenti

  1. La mia speranza è la sua Parola che mi conforta e mi richiama alla realtà. Ho imparato, attraverso la parola a dare giusto peso ai sogni. Sono stata fortunata perché la famiglia non mi ha abbandonato e il Signore mi regala, anche per le famiglie a me vicine, continui segni di speranza.

  2. Dio per me non è legato ad una speranza, ma è una certezza, anche nei momenti più difficili.
    Sogno di poter un giorno essere con Lui… speriamo!

  3. Il sogno che custodisco, imparare ad amare le persone che mi sono state affidate e alle quali a mia volta sono stata affidata, è speranza, anzi presenza di Dio.

  4. mi piacerebbe conoscere le motivazioni del rifiuto del mio sogno solo cosi potrei evitare errori per il futuro

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