meditazioni

Cos’è stato? Come affrontare le paure della notte

Prima domenica di Avvento – anno B

3 dicembre 2023

Is 63,16-17.19; 64,2-7   Sal 79   1Cor 1,3-9   Mc 13,33-37

«Cristo veglia quando la fede in un cristiano non è addormentata.
E se dianzi la tua fede dormiva,
e per questo ondeggiavi
come quella barca in cui dormiva Cristo all’infuriare della tempesta, sveglia Cristo e la tempesta sarà sedata»,
Sant’Agostino, Esposizione sul Salmo 120, 7.

La notte porta con sé le paure di quando eravamo bambini. Il silenzio diventa misterioso e fa da sfondo ai sospetti. Nel buio immaginiamo mostri inesistenti. Ci sentiamo soli, ma per fortuna la stanchezza ci vince e ci lasciamo andare al sonno.

Questa percezione infantile dell’oscurità si traduce molte volte in una fragilità e in un’eccessiva preoccupazione davanti ai tempi difficili e faticosi della nostra vita. Eppure c’è un modo diverso di vivere la notte, che forse potremmo definire come un modo più adulto di attraversare il tempo del buio.

Nella Bibbia per esempio alcune delle cose più importanti avvengono proprio di notte, Dio passa attraverso la notte e la trasforma in occasione di luce: è la notte del passaggio del Mar Rosso o la notte del sogno di Giacobbe, è la notte dei magi che seguono la stella o la notte di Nicodemo che cerca Gesù. La notte diventa un topos letterario anche nella letteratura, basti pensare, nel panorama italiano, al Canto notturno di un pastore errante dell’Asia o alla notte dell’Innominato nei Promessi Sposi del Manzoni.

Che cosa ci aiuta dunque a trasformare la notte? Forse va in questa direzione l’invito di Gesù a vegliare, che potremmo tradurre con un’espressione più moderna come siate consapevoli! Gesù ha probabilmente davanti l’immagine della sentinella che veglia sulla città o quella del pastore che veglia di notte sul gregge. Questa è una modalità adulta di attraversare la notte perché significa prendersi cura di qualcuno nonostante l’oscurità e il freddo. Quando ci ripieghiamo su di noi, ci chiudiamo in noi stessi, le paure ingigantiscono i fantasmi e ci rimandano un’immagine distorta della realtà.

Nel racconto di Gesù il padrone ha lasciato la casa consapevolmente, non sappiamo quale sia il motivo, ma c’è un tempo nel quale egli è lontano. Questa situazione rievoca forse in noi i momenti della vita in cui abbiamo sentito Dio lontano, come se avesse lasciato la sua casa, la storia, la Chiesa, il nostro cuore. Forse sentiamo nostalgia di lui, vorremmo che tornasse o abbiamo addirittura il timore che ci abbia definitivamente abbandonato. È il tempo nel quale rischiamo di addormentarci, ci lasciamo andare alla stanchezza, non vigiliamo più su quello che accade in noi e intorno a noi, con il pericolo che qualcuno entri nella casa o si impadronisca del gregge.

Il padrone, però, saggiamente, prima di lasciare la casa ha messo nelle mani dei servi uno strumento per rimanere svegli, a ciascuno ha affidato un compito. È proprio un’immagine della vita: a ciascuno di noi viene affidato continuamente un compito, la nostra missione, che diventa il senso della nostra vita. Concentrarsi sul compito, su quello che oggi mi viene chiesto, diventa lo strumento per rimanere svegli e affrontare la notte. Compito vuol dire cura di qualcuno o di qualcosa.

C’è più specificamente qualcuno a cui viene affidato il compito di vegliare sulla porta. Il portiere deve vegliare, sia per accogliere il padrone quando torna, sia per evitare che chiunque entri nella casa e la devasti. Forse oggi anche i portieri stanno venendo meno al loro compito. Ci chiediamo chi siano coloro che hanno questa missione specifica di vigilare sull’accesso. Certo ciascuno è chiamato a vigilare sulla propria vita, evitando che pensieri distorti prendano dimora nel cuore, ma è anche vero che a qualcuno è affidato in particolare il compito di vegliare sulle porte della comunità.

In realtà oggi noi non dubitiamo che il padrone tornerà. Lo sappiamo, ne siamo certi, perché Egli è già tornato una volta per sempre! Ad-ventum è infatti un participio passato: il Signore è già tornato, ha squarciato i cieli ed è sceso (cf Is 63,19) per raggiungere la casa dell’umanità. Per questo noi facciamo memoria di questo ritorno e anche se a volte possiamo confondere il silenzio del padrone con la sua assenza, Egli è con noi per sempre, è l’Emmanuele che non ci abbandona. Ciò che conta è allora non addormentarsi, perché le paure della notte possono confondere il cuore e creare l’illusione che Dio non sia più con noi. Svegliamoci, dunque, e diventiamo consapevoli della sua presenza tra noi.

  • Come vivi i momenti in cui hai l’impressione che Dio sia assente?
  • Qual è il compito che ti è stato affidato nell’attesa del ritorno del Signore?

3 commenti

  1. c’è un filo sottile che ci unisce!
    stanotte, alle 1.30 circa ho preso uno spavento… da spavento!
    una figura nera, oscura, angosciante e malefica mi è venuta addosso!
    io ovviamente mi sono spaventato… da morire; idem mia moglie e mia figlia nell’altra stanza.
    Neanche a saperlo che avresti pubblicato un argomento inerente.

    1. I momenti in cui Dio sembra essere assente, sono quelli in cui si rafforza un me l idea di un dio che si, ci ha creati, ma poi ci ha lasciati soli a dover vivere questo dono, come un bambino a cui si regala un cubo di rubrik e poi lo si lascia solo a risolverlo…Gustare la presenza di Dio nel presente e non in un futuro ideale è il vero atto di fede, quello che mi permette di credere che le responsabilità in primis nelle relazioni che vivo, sono quelle che Lui mi ha affidato e che compongono la strada verso Lui, il paradosso è che Dio è vicino per camminare verso Lui… Buon avvento

  2. Come vivo i momenti di assenza? Grido!
    D altra parte, non si recita in jn dalmo “il povero grida e il Signore lo ascolta?”
    Temo di aver confuso il compito a me affidato.
    Mi sono smarrita.
    Quindi cado
    Cerco la forza di rialzarmi per ripartire, con la speranza di non confondermi più!

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