Ventesima domenica del T.O. anno C
17 agosto 2025
Ger 38,4-6.8-10 Sal 39 Eb 12,1-4 Lc 12,49-53
«Quando invece si parla del fuoco che ci attende nel giorno del giudizio,
non so perché ma nessuno se ne mostra preoccupato:
nessuno teme le fiamme della geenna,
mentre chiunque ha paura di quelle di un rogo»,
Sant’Agostino, Discorso 362, 9.9
Compromettersi o compiacere?
Compromettersi è diventata una parola pericolosa, trasgressiva. Viviamo nella cultura dei trend, bisogna seguire l’onda, accodarsi all’opinione comune. Si chiama people pleasing ed è un disturbo che nasce dal desiderio incessante di piacere, accontentare e assecondare gli altri a tutti i costi, spesso sacrificando i propri bisogni e desideri: se vuoi essere apprezzato, stare sulla ribalta ed essere visto, devi stare nella corrente, dire quello che tutti dicono, cercando al più la tua sfumatura originale. Dire è diventato oggi compiacere!
Le letture di questa domenica ci aiutano però a scoprire che in realtà queste dinamiche sono antiche perché appartengono al cuore dell’uomo, anche se di volta in volta trovano forme più adeguate allo stile del tempo. Geremia è uno che non si accoda, non cerca la visibilità raccontando quello che tutti vogliono sentirsi dire. Geremia è il profeta che si compromette e ne paga le conseguenze. Il profeta vede dove sta andando la storia: Gerusalemme sta per cadere e bisogna arrendersi. È un esito doloroso, difficile da accettare. Funziona proprio così: quando le cose non ti piacciono o non vanno nella direzione che desideri, fai finta di non vederle, insisti nel dire che non è possibile che sia così, provi a togliere di mezzo chi cerca di farti capire come stanno veramente le cose.
La macchina del fango
Geremia è eliminato: viene gettato in una cisterna dove non c’è acqua, ma solo fango. È così: anche oggi tanti sono infangati, gettati nel fango, con lo scopo di farli tacere. Non solo i potenti, ma tutti noi, abbiamo sperimentato che preferiamo avere intorno chi ci racconta che andrà tutto bene, anche se comprendiamo, nel fondo del cuore, che non è così. Preferiamo essere ingannati piuttosto che conoscere la verità.
Geremia viene tirato fuori dal fango, perché c’è qualcuno che si accorge dell’ingiustizia e interviene. Ma non sempre la storia finisce così. Ancora oggi sono tanti quelli che muoiono nel fango della cisterna dell’odio semplicemente perché hanno avuto il coraggio di dire come stanno le cose.
Il fuoco che brucia
Se porti il fuoco non puoi pensare di non bruciarti e non puoi pretendere che tutti siano disposti a sentire quel calore e a lasciarsi illuminare da quella luce. Ma il discepolo di Gesù è uno che porta il fuoco, è uno che ha il cuore che brucia, non può tacere. Gesù ha portato questo fuoco sulla terra e ci chiede di accoglierlo e di accendere altri fuochi. Al contrario, oggi sembriamo spenti, come se avessimo paura di quella fiamma. Forse abbiamo messo la lampada sotto il moggio, perché abbiamo paura delle conseguenze. Non abbiamo più la capacità di dire una parola che provoca, ma cerchiamo solo parole che trovano il consenso.
Il rischio dell’incomprensione
Il Vangelo ci chiede di comprometterci. Gesù non è venuto a portare la pace, cioè non è venuto a cercare il compromesso. Il discepolo non cerca il quieto vivere, ma accetta la divisione. Chi crede in qualcosa, è disposto a lottare, è disposto a essere rifiutato, non spegne la lampada solo perché qualcuno è infastidito dalla luce. Come è accaduto per Geremia, chi dice la verità, soprattutto quando non è piacevole, è rifiutato, messo da parte, denigrato. Spesso, come dice il Vangelo, il conflitto nasce prima di tutto nelle relazioni più prossime, perché proprio chi ci sta accanto non accetta che possiamo vedere le cose in un modo diverso. Il gruppo chiede di solito che tu non abbia un modo di vedere diverso: puoi stare nel gruppo, se accetti di pensare come pensano tutti.
Riaccendere il fuoco
Se andiamo bene per ogni stagione, vuol dire che non stiamo annunciando il Vangelo. Se non percepiamo mai il dissenso, la differenza, vuol dire che siamo completamente addormentati. Se barattiamo la nostra coscienza per ottenere il consenso o per essere accettati, vuol dire che siamo disonesti. Abbiamo bisogno di riaccendere il fuoco, di sentire l’urgenza e la provocazione del Vangelo, e soprattutto abbiamo bisogno di non avere più paura di essere gettati nel fango per amore di Cristo!
Leggersi dentro
- Sei disposto a comprometterti o cerchi il quieto vivere?
- Come reagisci quando qualcuno ti fa vedere una verità che non ti piace?

Padre Gaetano grazie per questa meditazione che mi fa pensare a Talitha Kum la rete anti tratta. Queste suore hanno questo fuoco e stanno aiutando tante persone bambini, ragazze che finiscono nella tratta a vivere liberamente come Dio vuole e lontani dagli aguzzini che li avevano ridotti in schiavitù. Ma spesso gli aguzzini siamo ognuno di noi sordi alla chiamata e al messaggio di amore del Vangelo, agli insegnamenti di Gesù. Molti si voltano indietro o si turano le orecchie per non sapere la verità della gravità della tratta di esseri umani. E allora mi comprometto e ascolto queste suore e le testimonianze e cerco di spingere gli altri ad impegnarsi con queste suore ma trovo un muro. Il linguaggio anche degli articoli di giornale e delle Ong che parlano di sex work, di studiose come Martha Nussbaum che sono pro sex work e fanno apparire quel mondo dei bordelli una cosa bella, mentre i trafficanti si arricchiscono e queste persone soffrono ridotte in schiavitù. Grazie a Dio esistono queste suore, esiste Talitha Kum e ci siamo persone che usiamo Walking in dignity app, che preghiamo e ci mobilitiamo con il Papa pregando e agendo per le sfide dell’umanità.
Viviamo l’umanità che segue l’onda purtroppo.Non si riesce di andare controcorrente per non perdere il prestigio anche se ci costa sofferenza.Ed è così che non riusciamo ad estrarre Geremia ,ossia il nostro io dalla cisterna dell’ipocrisia. Ma Gesù in questo Vangelo ci scuote e ci mette in crisi,costringendoci a scegliere di abitare il presente vivendo la Sua Parola come bene personale e comune.