meditazioni

E’ già ora? La fatica di affrontare un nuovo giorno

Prima domenica di Avvento – anno A

30 novembre 2025

Is 2,1-5   Sal 121   Rm 13,11-14   Mt 24,37-44

«Nessuno sveglia un altro nel letto tanto facilmente 
quanto Cristo sveglia i morti nel sepolcro».
Sant’Agostino, Discorso 98,2

Passiamo gran parte della nostra vita addormentati, non ci aspettiamo più niente, non ci accorgiamo di quello che sta avvenendo dentro di noi, non prestiamo attenzione a quello che sta accedendo intorno a noi. 

Viviamo addormentati perché preferiamo non essere disturbati, non vogliamo prenderci la responsabilità di cambiare. Talvolta la realtà ci scuote bruscamente e senza alcuna delicatezza. E allora il risveglio è talmente spiacevole che ci arrabbiamo, apriamo gli occhi e guardiamo il mondo come se fosse la prima volta che lo vediamo.

«Svegliatevi», ci suggerisce San Paolo, perché «la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti» (Rm 13,11), il Signore è ogni giorno più vicino perché ogni minuto che passa si avvicina il momento in cui lo incontreremo. Svegliamoci per evitare che il Signore passi senza che ce ne accorgiamo! A volte, infatti, le cose accadono nella nostra vita, ma non siamo pronti ad accoglierle. 

Dio è venuto verso (ad-ventum) di noi, altrimenti non saremmo vivi, ci ha amati e continua a farlo: è colui che continuamente ci viene incontro. Noi, d’altra parte, siamo per nostra natura, coloro che accolgono, perché siamo mancanti in quanto creature: ci portiamo dentro quel vuoto costitutivo che fa di noi coloro che accolgono. C’è in noi lo spazio per ricevere Dio.

Se non ci svegliamo e non prestiamo attenzione a quello che sta accadendo dentro di noi e intorno a noi, ci ritroveremo travolti dal diluvio senza esserci accorti che ha cominciato a piovere, senza accorgerci che il tempo stava diventando brutto, sottovalutando le prime gocce. È meglio individuare dov’è l’arca in cui ripararci dal diluvio. Quell’arca è la relazione con Dio, per questo i Padri hanno visto nell’arca una prefigurazione della Chiesa che accoglie e custodisce.

Dobbiamo svegliarci perché non sappiamo mai quello che può avvenire nella nostra vita: possiamo essere presi o lasciati. La vita è segnata dall’incertezza, solo noi possiamo fare la differenza. Ogni momento della vita è quello in cui posso essere preso o lasciato: come mi troverebbe oggi la vita? Se Cristo infatti è venuto nella storia, se Cristo verrà alla fine del mondo, c’è anche una terza venuta, come afferma San Bernardo, che è quella di mezzo: Cristo viene nello spirito nella vita del credente, viene in noi attraverso i sacramenti, viene nell’eucaristia. Ma, appunto, come ci trova Cristo venendo continuamente nella nostra vita? 

Nella prima domenica di Avvento, la liturgia ci consegna una via per svegliarci: Isaia ci invita a trasformare le spade e le lance, ossia gli strumenti della guerra, in aratri e falci, cioè in attrezzi che servono per coltivare, per generare vita.

Per lo più maneggiamo quotidianamente spade e lance, riversiamo le nostre energie sui conflitti, cerchiamo di difenderci e di attaccare, ma dove ci porta questa violenza a prescindere? Ci sono tante forme di violenza: possiamo essere violenti anche con il silenzio, con i giudizi, con l’indifferenza. Isaia non ci chiede di buttare via le spade e le lance, perché in fondo rappresentano la forza e le risorse che abbiamo, ci chiede di trasformarle, possiamo usarle per generare vita e non per uccidere.

Occorre svegliarsi! Proviamo a trasformare gli strumenti di morte in risorse di vita: la mia rabbia può diventare energia per affrontare le difficoltà della vita, i miei sentimenti possono diventare occasione di compassione piuttosto che essere fonte di rancore, i miei pensieri possono diventare un modo per elaborare strategie di vita piuttosto che rimanere a rimuginare sulle strategie di vendetta. 

Il Signore oggi ci apre una via, ma dobbiamo svegliarci per riuscire a vederla!

  • Se aprissi gli occhi su quello che sta avvenendo dentro di te e nella tua vita fuori di te, cosa vedresti?
  • Quali sono le spade e le lance in tuo possesso che puoi trasformare in strumento di bene?

3 commenti

  1. “Vigilare il cuore, perché la vigilanza è segno di saggezza, è segno soprattutto di umiltà, perché abbiamo paura di cadere e l’umiltà è la via maestra della vita cristiana. Gesù insiste molto sul fatto che il buon discepolo è vigilante, non si addormenta, non si lascia prendere da eccessiva sicurezza quando le cose vanno bene, ma rimane attento”.

    Parto da questo estratto, di una delle Catechesi Illuminanti tenute dall’amato papa Francesco sul Tema del Discernimento.

    La Vigilanza insieme alla Perseveranza. E’ questo che nel mio Cammino spirituale sto cercando di coltivare. Il non sentirmi mai arrivata, mai compiuta, mai completamente risolta. Il “Vigilare” ed il “Vegliare” sono fondamentali per non gongolarmi nei successi o traguardi, nulla è definitivo se non Ciò che Gesù mi Dona.

    La grandezza è proprio l’Umiltà. Non aspetteremmo un (Il) Bimbo! Lo Stupore che prego possa alimentare ogni mia forma di Attesa, non solo in Avvento ma ogni giorno.

    Gesù è un amico Fedele, sta a me rimanere con Lui, ogni giorno. Addormentarmi (essere insensibile e non vigilante) è fuorviante. Anche se nei Sogni sono avvenute le più importanti Rivelazioni (San Giuseppe ne è l’Emblema).

    Si, la Cosa che più mi rende felice è quando avverto, percepisco dentro di me che i miei Sogni sono anche Sogni di Dio per me, per il mio Bene e per il bene di me in quanto Creatura nel Suo Regno. Sant’Ignazio nel Suo Motto “Ad maiorem Dei Gloriam” insegna che ogni azione, ogni pensiero dona Gioia se in Armonia con Dio.

    Non mi sento risolta, non mi sento arrivata, guardo al Bimbo e chiedo a me stessa il Dono di rimanere sempre un pò bambina, desiderosa di imparare, crescere, ogni giorno con Gesù (Bimbo in quanto Portatore di ViIta e Speranza Eterna). Quanta Bellezza si produce se nasce dall’Amore di Dio. Amen. Cristina

  2. Aprire gli occhi o forse pulire gli occhiali per vedere meglio cosa succede intorno a me. Non possiamo pensare alla nascita di Gesù nella capanna di Betlemme perché è già successo. Ognuno di noi è chiamato a essere vigile e a operare nella quotidianità facendo discernimento e preparando il nostro cuore al Signore che verrà.

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