meditazioni

Fare o stare? Il dilemma della felicità

Quarta domenica del T.O. anno A

1° febbraio 2026

Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

«Nessuno potrebbe dunque sapere dove dirigersi 

o per dove ritornare se talora, 

contro la nostra scelta 

e mentre ci affatichiamo in direzione opposta, 

una qualche tempesta, 

di cui gli ignoranti possono ritenere 

che ci allontani dalla meta, 

non ci gettasse, 

senza la nostra consapevolezza e malgrado il nostro errore, nella terra tanto desiderata».

Sant’Agostino, De beata vita, 1.1

Cos’è la felicità?

Tutti cerchiamo la felicità, ma sembra che nessuno sappia esattamente cosa sia. La cerchiamo prima di tutto in una relazione, scoprendo poi che non possiamo appaltare il nostro bene a un’altra persona. La cerchiamo nelle gratificazioni, ma ci accorgiamo che entriamo in una spirale a cui non riusciamo più a mettere limite. La cerchiamo nel riconoscimento della nostra immagine, fino a quando lo specchio si rompe o si deforma e non risponde più alle nostre attese.

In effetti lo diceva già Seneca nel De beata vita: «O Gallione, fratello mio, tutti gli uomini vogliono essere felici; ma tutti sono ciechi, quando si tratta di esaminare in che cosa consiste la felicità». 

La prima lezione

Anche Gesù, da buon maestro, comincia le sue lezioni proprio dal tema della felicità, sapendo che in fondo è quello che sta a cuore ai discepoli di ogni tempo. Il testo delle beatitudini si trova infatti all’inizio del primo discorso di quelli raccolti nel Vangelo di Matteo. È un po’ come se entrassimo nella nuova scuola che Gesù sta inaugurando. Entrando in questa scuola però ci siamo accorti del motto stampato sul frontone di ingresso, lo abbiamo letto proprio nel capitolo precedente: metanoeite, cambiate modo di pensare (Mt 4,17). E capiremo perché in questa scuola ci possono stare solo quelli che non si irrigidiscono sulle loro convinzioni, ma sono disposti a metterle in discussione.

Rivoluzione 

Gesù si presenta subito come un maestro rivoluzionario: per parlare di felicità non usa la parola che veniva tradizionalmente adoperata nel mondo classico. Aristotele per esempio parlava di eudaimonia, un sostantivo che indica quella spinta positiva verso il compimento della propria vita, lasciando intendere che la felicità te la devi conquistare: devi fare qualcosa per raggiungere il fine che stai cercando. Tutto è nelle tue mani: ci provi, non ci riesci, rimani frustrato!

Gesù usa un aggettivo: macharios, sei felice. Hai la possibilità di essere felice se ti rendi conto che hai ricevuto questo dono quando sei in alcune situazioni che ti capitano, perché fanno parte della vita. Non si tratta quindi di andarsi a cercare la felicità, ma di vederla là dove siamo. 

Ma gli otto esempi di situazioni della vita, a cui Gesù fa riferimento, a un primo sguardo sembrano contesti drammatici, non consolanti! Se guardiamo meglio ci accorgiamo che sono innanzitutto situazioni di mancanza: i poveri in spirito sono quelli che non hanno nessuno a cui aggrapparsi, quelli che piangono sono probabilmente coloro che hanno perso qualcosa di importante, i miti sono coloro che non hanno il potere o la forza per affrontare i violenti (o che scelgono di non averli), coloro che hanno fame e sete della giustizia sono coloro che desiderano qualcosa di importante che evidentemente ancora non c’è.

A quale discepolo di Cristo non capita di trovarsi talvolta in una di queste situazioni? Quel vuoto diventa spazio per accogliere la presenza di Dio. Ecco la felicità, quella vera che solo Dio può dare. Al contrario, se proviamo noi a riempire continuamente i nostri vuoti, non ci sarà mai lo spazio per Dio nella nostra vita. Chi è pieno di sé, paradossalmente è proprio colui che non è felice, perché non c’è posto per Dio nella sua vita. Il regno dei cieli è infatti un’espressione che Matteo usa proprio per dire Dio.

L’altro

Ci sono poi situazioni in cui troviamo la felicità perché uscendo da noi stessi e andando incontro agli altri troviamo Dio nel loro volto: sono i misericordiosi, che hanno il cuore verso il povero, sono i puri di cuore che guardano gli altri senza secondi fini, sono gli operatori di pace che cercano di sanare i conflitti, sono i perseguitati per la giustizia, che accettano di soffrire per amore di qualcosa di più importante del loro io.

Resistenze 

Posso immaginare che gli alunni entrati per curiosità nella scuola di Gesù, a questo punto saranno scappati. In effetti se non sentiamo resistenza davanti a queste parole di Gesù, forse non le abbiamo capite bene. Sono parole, infatti, che ci spingono alla conversione. Gli alunni che rimangono in questa scuola sono coloro che hanno la libertà di mettere in discussione il loro punto di vista, ma soprattutto sono coloro che hanno già vissuto quelle situazioni, o le stanno vivendo, e si sono resi conto che è proprio così: la felicità è una cosa misteriosa e troppo alta per essere una questione umana. La felicità vera è solo quella che viene da Dio. Se vogliamo essere felici dobbiamo avere il coraggio di stare.

Tocca a te

Beati voi…l’ultima beatitudine abbandona il carattere impersonale. Gesù alza lo sguardo e ti guarda negli occhi, negli occhi del discepolo di ogni tempo, negli occhi di chi forse è capitato per caso in quella scuola. E tu, che idea di felicità ti porti nel cuore? Senti che la stai realizzando o forse puoi accettare questa sfida e fare spazio a Dio?

  • Qual è la tua idea di felicità?
  • Quali resistenze senti davanti a questa parola di Gesù?

1 comment

  1. “Beati voi poveri perché vostro è il Regno di Dio (4V.)” Canone Taizè.

    Spogliarmi di tutto….consapevole dei miei inutili affanni a fare tutto da me, Gesù guardiamoCi, mi chiami per nome, il Tuo Sguardo incontrando il mio è Comunione, Conoscenza interiore, affido alla Tua Volontà.

    Non sono passata x caso, desidero essere tua “alunna”. E’ una Scuola dove ci si sente Amici, dove ci si sente sè stessi. Sei un Maestro che mi ama da Papà. La mia felicità fammela scoprire e trovare ogni giorno con Te.

    Quel seme nascosto di Amore che germoglierà in ogni respiro con Te nel mio Cuore. Maestro/Amico rimango nella tua Classe a Scuola! Love. Cristina

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