meditazioni

Guarda bene! Quando la realtà non è quel che sembra

Quarta domenica di Quaresima (Laetare) – anno A

15 marzo 2026

1Sam 16,1.4.6-7.10-13   Sal 22   Ef 5,8-14   Gv 9,1-41

«Quanto accecamento! 

Uccisero la Luce: ma la Luce, 

sulla croce, illuminò i ciechi».

Sant’Agostino, Sermo 136,4

Controllo della vista

Sei proprio sicuro di vederci bene? Non è lo spot di un nuovo negozio di ottica, ma la domanda necessaria per uscire dagli inganni della presunzione. Molte volte infatti abbiamo la convinzione di vedere bene, di sapere come stanno veramente le cose. Eppure, spesso ci inganniamo, siamo ingannati o preferiamo ingannarci! 

Ci inganniamo perché la nostra percezione della realtà può essere alterata dai pregiudizi o dalla mancanza di informazioni. Siamo ingannati perché il potere si esercita proprio attraverso un’alterazione della realtà, siamo indotti a pensare in un certo modo, siamo spinti a interpretare i fatti secondo una certa direzione: il tempo che stiamo vivendo, sia per l’uso dell’intelligenza artificiale, sia per una strumentalizzazione della comunicazione, è a maggior ragione il tempo nel quale non possiamo essere affatto certi di quello che ci fanno vedere. 

Possiamo anche preferire di non vedere: succede quando facciamo fatica a sostenere il peso della realtà. Pensiamo per esempio al mito di Edipo: vede fisicamente fin quando non sa quello che ha commesso, ma nel momento in cui lo scopre, si acceca, perché non può tollerare il dolore e la vergogna delle sue azioni. 

Vedere e sapere

Vedere e sapere hanno un rapporto molto stretto: nella lingua greca, il sapere è reso dal perfetto del verbo vedere, so perché e quando ho visto, il sapere infatti mi rende responsabile e mi chiede di testimoniare non una fantasia, ma ciò di cui ho fatto esperienza effettivamente.

Questa dinamica complessa e ricca del vedere è resa molto bene dalle letture di questa quarta domenica di Quaresima: Samuele crede di vedere l’eletto di Dio perché giudica sulla base dei suoi pregiudizi. La lettera agli Efesini ci ricorda che siamo sempre chiamati a uscire dalle tenebre verso cui il mondo ci spinge, perché preferisce tenere nascosto piuttosto che svelare. 

Meglio o peggio

Tutta la pagina del Vangelo di Giovanni ruota poi intorno a questa possibilità: possiamo imparare a vedere meglio, lasciando che Cristo ci apra gli occhi, possiamo vederlo sempre meglio e sapere chi è, ma possiamo anche decidere di diventare sempre più ciechi, allontanandoci dalla verità.

Siamo tutti ciechi fin dalla nascita: abbiamo bisogno che il Signore ci apra gli occhi. Questo è il desiderio di Dio, è il cammino spirituale, il percorso della fede. Si tratta infatti di un testo che ha un profondo significato battesimale ed è stato utilizzato nella catechesi dei neofiti nella Chiesa dei primi secoli. 

Quando arriviamo a vedere di nuovo, la nostra vita rinasce: Dio ci ricrea. Il gesto di Gesù richiama infatti il racconto della creazione: nel fango, Gesù mette il suo alito di vita. Vedere è ricominciare a vivere, sebbene questo non tolga le difficoltà, ma ci metta anzi a volte davanti ai problemi da affrontare. 

Immergersi 

L’invito rivolto a quest’uomo in cammino è molto significativo: deve andare a lavarsi in Siloe. E Giovanni ci ricorda che Siloe vuol dire inviato. Occorre immergersi nell’inviato per eccellenza, che è Gesù, il Figlio mandato dal Padre. Quando i neofiti dei primi secoli scendevano nella vasca battesimale nella notte di Pasqua, avevano proprio questa impressione: sul pelo dell’acqua si rifletteva il volto di Cristo o il monogramma del suo nome, pertanto chi scendeva nella vasca, aveva la percezione di immergersi in Cristo. Egli, infatti, è colui che ci aspetta nel punto più basso, là dove abbiamo toccato il fondo, ci aspetta per accoglierci, per amarci e per ridonarci vita. 

Quest’uomo, come ogni credente, cerca di conoscere sempre meglio Gesù: inizialmente dice che un uomo gli ha aperto gli occhi, più avanti si riferisce a Gesù indicandolo come profeta, alla fine, quando incontra Gesù, che si è messo a cercarlo, fa la sua professione di fede, chiamandolo Signore

Restare ciechi

Ci sono però anche coloro che non vogliono accettare la realtà, alcuni non la accettano perché hanno paura di rinunciare al loro potere, ai loro schemi, alle loro convinzioni, altri non vogliono riconoscere la realtà per evitare di compromettersi. I farisei continuano infatti a intestardirsi nelle loro convinzioni: è impossibile, le loro informazioni non permettono di riconoscere quella realtà, è stato sempre così… la loro presunzione di vedere è il loro peccato. È proprio quella presunzione che li rende ciechi. Non accettano di mettersi in discussione.

Ci sono anche coloro che preferiscono non vedere per paura delle conseguenze: i genitori di quest’uomo non vogliono vedere per non riconoscere quello che è successo. Non vogliono diventare testimoni. Vedere significherebbe ammettere che Gesù è un profeta. Chi detiene il potere è stato categorico: quell’affermazione non va fatta, pena l’esclusione dalla sinagoga. 

Oggi viviamo questa dinamica quando per esempio nel contesto delle piattaforme social non possiamo esprimere il dissenso o un’opinione diversa da quella della community: immediatamente sei buttato fuori, sei distrutto, annientato. Non ti è permesso vedere le cose in modo diverso! Chi veniva buttato fuori dalla sinagoga perdeva anche tutti i diritti sociali, diventava un isolato, un condannato, gli veniva impedito di vivere.

Diventare testimone

Solo quest’uomo guarito accetta di diventare testimone e proprio per questo viene buttato fuori dalla sinagoga. Accetta le conseguenze. È un uomo perduto. Per questo Gesù lo cerca e lo trova e in un certo senso se lo mette sulle spalle come una pecorella smarrita. Il cammino di quest’uomo si compie nel momento in cui fa la sua professione di fede. Proprio lui che è stato buttato fuori, proprio lui che ha sentito il tonfo della porta che si chiudeva alle sue spalle, ora può entrare attraverso la porta della vita. Se infatti andiamo avanti nel Vangelo di Giovanni, scopriamo che proprio all’inizio del capitolo successivo, Gesù si presenta come la porta! Il messaggio per colui che crede è chiaro: potranno chiuderti dietro tutte le porte che vorranno, ma per te l’unica porta che conta, quella che fa entrare nella vita, rimane sempre aperta!

  • Sei uno che si accontenta di una visione superficiale delle cose o fai la fatica di vedere meglio e in maniera autentica?
  • A che punto è il tuo cammino di conoscenza di Gesù?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.