La democrazia non è in pericolo, è già finita

Se in uno Stato il presidente della Repubblica blinda un governo, dicendo in pratica che il governo può fare quello che vuole, anche se è contro i diritti umani, allora la democrazia non è in pericolo, ma è già finita.

Se il presidente fosse il presidente di uno Stato democratico direbbe: “è inammissibile che un governo permetta l’abuso del potere di uno Stato straniero nel nostro paese, violando le norme del diritto internazionale. Questo governo, e non solo un suo ministro, non è degno di continuare il suo lavoro”.

Il PD, che ha giustamente irriso coloro che hanno fatto finta di non sapere che era falso che Ruby era la nipote di Mubarak, oggi deve spiegarci quale sia la differenza tra il fingere che Ruby sia la nipote di Mubarak e fingere che Alfano non sapesse nulla di quello che avveniva nel suo ministero.

Tralasciamo poi che anche qualora fosse vero che Angelino non sapeva nulla di quanto avveniva nel suo ministero, proprio per questa incapacità a gestire il potere che gli è stato affidato, dovrebbe dimettersi.

Ecco, la metamorfosi del PD è ormai completa, è diventato indistinguibile dal PDL. Una metamorfosi simbiotica avallata da un presidente della Repubblica che ha accettato per il bene dello Stato, a suo dire, di prolungare, per la prima volta nella storia, il suo mandato: ad un settennato aggiungiamo ancora un po’ di anni, quasi come il lungo potere del presidente Kazako. I padri costituenti forse avevano pensato che sette anni per un presidente di uno stato repubblicano democratico erano già sufficienti. Ma Forse anche il nostro presidente della Repubblica ha in mente qualche altro modello di potere statale.