Non cercarmi solo quando ti serve! Il desiderio di qualcuno che ci ascolti veramente

Solitudine all'alba, FusliMeditazione sul Vangelo

della IV domenica di Avvento – Anno C

20 dicembre 2015

Lc 1,39-45

 

Non c’è amore che nella comunicazione non sia messo alla prova.

Dove la comunicazione si spezza definitivamente,

lì cessa l’amore,

perché si trattava solo di un’illusione ingannevole.

K. Jaspers

 

 

La tristezza della solitudine la capisci quando la bellezza attraversa la tua vita, ma non hai nessuno con cui condividerla.

Cerchiamo l’altro per lo più per lamentarci: lo inchiodiamo alla sedia o al telefono affinché si prenda un po’ della nostra fatica.

Molto più difficile è trovare qualcuno con cui condividere la gioia: un po’ perché siamo scaramantici – e non è mai conveniente far sapere all’altro che siamo felici – un po’ forse perché la felicità ci imbarazza, preferiamo viverla con pudore, un po’ anche perché è difficile trovare qualcuno con cui condividere in maniera profonda, e non estemporanea, le cose importanti o semplici che accadono nella nostra quotidianità.

Eppure, come ci insegna questo testo del Vangelo di Luca, non c’è esperienza più profonda che avere qualcuno da cui sentirsi capiti, qualcuno con cui leggere insieme le nostre storie personali, per scoprire come Dio attraversa questa vita.

 

Per cercare l’altro occorre alzarsi, scomodarsi, mettersi in viaggio. Maria è la donna che si lascia muovere dal suo desiderio. Il desiderio autentico vince la paura.

Maria supera le montagne della distanza, gli ostacoli che ci impediscono di vedere la meta. È probabile che Maria abbia fatto il viaggio con qualche carovana di persone conosciute, eppure il testo ci presenta Maria da sola. Ci sono viaggi che possiamo fare soltanto noi.

Se restiamo al testo, così come ci è consegnato, Maria ci viene presentata da sola su strade infide, attraverso la Samaria per arrivare in Giudea. Maria non cerca un altro qualunque per condividere la sua gioia: cerca Elisabetta, colei che può capirla, una donna che sta vivendo un’esperienza simile alla sua.

 

Elisabetta è l’umanità sterile, l’umanità senza speranza, convinta di non poter più dare frutto. L’umanità attraversata dalla tentazione dell’idea che Dio sia ormai lontano. Persino suo marito Zaccaria, nonostante il tempo che trascorre nel tempio a contatto con il sacro, non crede più che Dio possa operare nella loro vita. Elisabetta forse nel suo silenzio ha continuato a sperare. Forse anche lei ha sperimentato la solitudine, l’impossibilità di condividere con qualcuno quella briciola di speranza che ancora le restava.

È proprio a questa umanità sterile e senza speranza che Maria porta Cristo.

Maria è il volto della Chiesa che, spinta dal desiderio, è chiamata a scomodarsi e mettersi in viaggio per raggiungere questa umanità.

Elisabetta, il cui nome vuol dire Dio è giuramento, è immagine di ogni uomo e di ogni donna per cui Dio ha una promessa da compiere.

Elisabetta è anche la donna del discernimento, colei che sa ascoltare ciò che si muove dentro, i suoi sentimenti, e si pone la domanda fondamentale: cosa significa? A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?

Elisabetta non si ferma alla sua emotività, ma si interroga sul significato: cosa vuol dire quello che sto provando?

 

L’incontro con l’altro è anche un incontro con la realtà: Elisabetta è la prima persona con cui Maria si confronta. Il dialogo diventa il luogo della conferma: Dio sta veramente attraversando la nostra storia.

In genere siamo abituati a leggere la storia in maniera diversa: siamo abituati a una storia fatta dai grandi, dai personaggi illustri. Luca sta riscrivendo la storia in modo rivoluzionario, mettendo al centro due donne semplici, una delle quali, Maria, viene da un villaggio sconosciuto. Questo è infatti il modo in cui Dio fa la storia.

 

Questo viaggio di Maria ci coinvolge tutti: la gioia che Eva ci tolse, ci è ridonata in Maria. Nessuno è tagliato fuori da questa promessa. C’è un legame che ci precede e ci unisce. Un legame tra noi, uniti inevitabilmente nello stesso destino di salvezza. L’altro è sempre colui che è salvato con me, colui nel quale posso vedere il mio destino di salvezza. È proprio questo legame che ci precede, e che non abbiamo scelto, che diventa il fondamento della possibilità di cercare l’altro per condividere la bellezza della vita.

 

 

Leggersi dentro

  • Ci sono spazi di condivisione profonda nella tua vita?
  • Come ti sembra che Dio venga a visitarti nei tuoi momenti di sterilità?