E tu cosa prendi per stare meglio? Le distanze! Come selezionare la musica da ascoltare

Meditazione

per la II domenica di Quaresima anno A

12 marzo 2017

Mt 17,1-9

 

La parola l’ho detta tante volte: rischia!

Rischia. Chi non rischia non cammina.

“Ma se sbaglio?”.

Benedetto il Signore! Sbaglierai di più se tu rimani fermo.

Papa Francesco

 

Partire o rimanere fermi dipende molto spesso da quello che ascoltiamo.

E talvolta, anche mentre stiamo cercando di raggiungere la nostra Itaca, possiamo rimanere ammaliati dai canti delle Sirene che ci illudono con la loro bellezza e il loro mistero.

Ulisse palo

Ci sono voci fuori di noi che ci incoraggiano, ma ci sono anche voci che ci svalutano e deridono la nostra impresa. Le voci sono anche dentro di noi, siamo noi stessi che talvolta ci autosabotiamo per costringerci a perdere il treno, probabilmente c’è un guadagno sottile che ricaviamo dal rimanere là dove siamo, ma non abbiamo il coraggio di confessarlo a noi stessi.

ascolto

Se la prima domenica di Quaresima ci invitava a riflettere sul mangiare come dimensione fondamentale della vita, da cui dipende la vita o la morte, nella seconda domenica di Quaresima siamo invitati a prendere consapevolezza di cosa ascoltiamo, perché partire o rimanere fermi dipende spesso dalle voci a cui prestiamo credito.

 

All’inizio de Le cronache di Narnia, i bambini sentono il canto creatore di Aslan, il leone, laddove lo zio, l’adulto, sente solo un ruggito: «Mi sembra chiaro che non può essere un leone a cantare” si era detto. “Devo averlo sognato. Sono stanco, nervoso…Sì, devo averlo sognato. Del resto, chi ha mai sentito un leone che canta?” E mentre la voce del leone si faceva sempre più dolce e soave, zio Andrew si era sforzato di convincersi che quello che aveva ascoltato non era una canzone, ma un ruggito». A volte siamo talmente convinti che nella nostra vita non possano esserci che ruggiti, che non riconosciamo le melodie che vengono a sorprenderci.

Aslan

Come per Abramo, partire vuol dire provare a realizzare la propria vita, mettersi in viaggio verso quello che desideriamo anche quando ancora non sappiamo dare a esso un nome preciso. E come per Abramo, spesso sono cose in sé buone quelle che ci trattengono e non ci lasciano andare.

Abramo è invitato da Dio a riprendere in mano la sua vita e a decidere cosa vuole farne: va’ verso te stesso, così forse dovremmo tradurre quell’invito ad andare. La terra, la parentela, il padre, sono cose in sé buone, ma che a volte diventano soffocanti e ci impediscono di cercare quello che desideriamo nel profondo. A volte i legami legano, ci intrappolano e ci impediscono di intraprendere il nostro viaggio: il nostro, non quello scritto da altri o quello che altri si aspettano da noi.

rapporti simbiotici

Come Abramo, possiamo realizzare i nostri sogni se accettiamo di partire anche quando le cose non sono completamente chiare: c’è una terra da raggiungere, ma Dio non dice ancora ad Abramo quale essa sia esattamente. Intanto occorre decidere di partire, poi la terra assumerà pian piano confini più evidenti.

 

Le parole da ascoltare, quelle che ci fanno vivere, sono le parole che ci mettono in movimento, quelle che ci fanno sentire vivi. Il testo della Genesi sembra volerci dire che Abramo comincia a esistere nel momento in cui Dio gli rivolge quella parola. Di Abramo, prima, non si dice nulla. La sua vita inizia nel momento in cui quella parola gli dà vita e lo mette in movimento. È così che possiamo riconoscere quali parole ascoltare: ci sono quelle che ci inchiodano, ci bloccano, ci spengono e quelle che ci fanno rifiorire, ci aprono, ci mettono in moto.

 

Partire vuol dire uscire da noi stessi, non rimanere chiusi nelle trappole dei nostri pensieri. Anche Gesù, in questo testo di Matteo, compie il suo esodo. Si tratta di un viaggio che è iniziato quando è uscito dalla casa del Padre per diventare uomo, ora è il viaggio che deve compiere verso Gerusalemme per diventare vittima di espiazione per l’umanità.

Anche per Gesù ci sono delle parole che danno vita e lo incoraggiano a proseguire: sono le parole del Padre e quelle degli amici. Sono le parole di chi ci conosce, le parole di chi ha fatto un’esperienza simile alla nostra, le parole di chi condivide i nostri ideali. C.S. Lewis diceva: «l’amicizia fiorisce là dove sorge questa domanda: come, anche tu? Pensavo di essere il solo!».

amicizia

Mosè ed Elia sono coloro che fanno brillare il volto di Gesù, perché nelle loro parole Gesù si sente riconosciuto. Gli esegeti diranno che sono le due figure di cui Israele attendeva il ritorno come segno della presenza del Messia. La loro presenza attesta dunque che Gesù è il Messia. Mosè ed Elia rappresentano anche l’intera Scrittura, quella a cui spesso Gesù fa riferimento con la locuzione La legge e i Profeti. Mosè infatti era considerato l’autore del Pentateuco che contiene la Legge, Elia è considerato come il modello del profeta, rapito nel fuoco e assunto in cielo.

Mosè ed Elia sono però anche coloro che possono dialogare con Gesù. Da loro Gesù può ricevere parole di incoraggiamento sul suo esodo, quella partenza che Mosè ha vissuto insieme al popolo d’Israele e che ora Gesù è chiamato a ripetere andando verso la croce. Elia gli avrà raccontato dello zelo con cui ha parlato di Dio, quello zelo che ha rischiato di costargli la vita.

Ma, come per ogni uomo, la parola che fa brillare il volto di Gesù è soprattutto la parola di suo padre. Sentirsi riconosciuto dal proprio padre è il desiderio che ogni uomo si porta nel profondo del cuore. La parola detta per Gesù diventa una parola per noi: ascoltatelo! La parola di Gesù è la parola che ci incoraggia e ci permette di riprendere il viaggio.

Come una nube, questa parola spesso ci sfugge, è inafferrabile, vorremmo custodirla, possederla, ma è una parola che ci guida senza mai diventare nostra. Come una nube, questa parola ci protegge, ci avvolge, ci fa ombra, ma ci chiede anche di fidarci, perché non è mai totalmente chiara.

nubi

Non possiamo dunque che rischiare, perché l’alternativa sarebbe rimanere fermi, cioè morire prima del tempo. Occorre perciò discernere per distinguere tra le parole che vogliono farci morire e quelle che ci danno vita.

 

Leggersi dentro

–          Da cosa ti accorgi che alcune parole che ascolti non ti aiutano a vivere?

–          C’è una meta, forse ancora poco chiara, verso cui desideri camminare?