meditazioni

Meritavo di più! La delusione di chi è abituato a vendersi

Meditazione per la

XXVII domenica del T.O. anno C

6 ottobre 2019

«Sveglia Gesù, sveglia la tua fede!»

Sant’Agostino

 

Il silenzio di Dio

Uno dei grandi drammi che il credente deve affrontare è l’esperienza di non sentirsi ascoltato da Dio. Ci sono desideri che portiamo davanti al Signore e che non trovano risposta. La fede si trova messa alla prova. Questo silenzio diventa spesso il passaggio provvidenziale che ci mette davanti all’identità di Dio. Siamo costretti a chiederci quale idea ci siamo fatti di Dio, cosa ci aspettiamo da Lui. E solo in questo modo un cammino spirituale può inoltrarsi sui sentieri della verità. La delusione spezza il gioco della fantasia e ci costringe a interrogarci sui veri motivi che ci spingono a seguire il Signore.

Questa delusione è ancora più forte quando ci sentiamo meritevoli di una ricompensa. Perciò, soprattutto chi percorre un cammino esemplare, è maggiormente esposto alla delusione di pensare che Dio sia sordo alle sue richieste o addirittura che Dio sia talmente sadico da godere della delusione di chi fino a quel momento l’ha pregato intensamente.

Davanti a Dio viene meno ogni pretesa e non arriveremo mai a essere veramente discepoli se non entreremo nella logica della gratuità. Chi si fida non pretende. Chi si fida lascia che l’altro decida come rispondere. Se mi fido, metto nelle tue mani il mio desiderio anche se ora non capisco come troverai il modo di rispondere alla mia domanda.

 

Servire gratuitamente

In questo modo diventeremo servi che non cercano il loro utile, ovvero servi in-utili. Il servo inutile di cui parla Gesù è colui che è entrato in questa logica di gratuità. Non vede nel padrone l’uomo spietato che vuole trovare il modo di punire e umiliare, ma colui che provvede al necessario. Ecco, perché la gratuità esprime un certo modo di vivere la relazione con Dio. Se invece cerchiamo il nostro utile, vuol dire che abbiamo una concezione di Dio che nasconde un’idea distorta: sentiamo Dio come colui che deve darci il salario per il nostro lavoro. Se viviamo la gratuità, la relazione con Dio diventa una relazione d’amore, in cui ciascuno si dona  per il bene dell’altro.

 

Il rischio del potere

Forse proiettiamo su Dio quelle relazioni di potere che si creano tra noi. Relazioni che spesso diventano spietate. Mi è capitato più volte di vedere come chi arriva a conquistare un pezzo di potere, anche piccolo, ne venga trasformato. Il potere ci trasforma, ci fa sentire onnipotenti, sentiamo il gusto perverso di avere l’altro in pugno. Sebbene tutti siamo nelle mani di Dio, egli non è così!

Doveva essere più o meno questa la situazione anche nella prima comunità cristiana. Le parole di Gesù vengono ricordate da Luca probabilmente proprio per ammonire coloro che avevano ruoli di responsabilità nella comunità. Gesù fa riferimento infatti a un padrone che ha un servo ad arare o a pascolare il gregge. Arare e pascolare sono verbi che richiamano due azioni del discepolo: arare ricorda l’immagine del seminatore, colui che prepara il terreno. È simbolicamente l’azione di chi è inviato a evangelizzare, a gettare cioè il seme della parola.

Pascolare il gregge è invece l’immagine di chi è deputato a custodire e accompagnare il gregge, è l’immagine del governare, di chi ha la responsabilità di prendersi cura della comunità.

Ecco, coloro che hanno ricevuto da Dio questo compito, possono essere presi dalla tentazione di pretendere di essere ri-pagati. E qui emerge l’idea che hanno del loro padrone, di colui che li ha inviati e ha affidato loro questo compito, l’idea cioè che hanno di Dio.

 

Fare i conti con Dio

Il servo autentico, il vero discepolo, chiamato a evangelizzare o a governare, è colui che entra nella relazione di amore gratuito con Dio. Solo in questo modo può crescere nella fede. La disponibilità a vivere questa relazione in maniera gratuita è la condizione necessaria affinché la fede possa crescere. D’altro canto, se pretendiamo di fare i conti con Dio, ci accorgeremo che siamo sempre in debito. Ci conviene dunque uscire da una visione economica della relazione con Lui. E solo così cominceremo ad avere veramente fede.

 

 

Leggersi dentro

–          Come reagisci quando Dio non risponde alle tue richieste?

–          Quale immagine di Dio emerge quando sperimenti il suo silenzio?

 

 

Versione originale su http://www.clerus.va

Un commento

  1. Il mio e’ un affidarmi nella speranza che la sua Misericordia mi custodisca.
    L’esperienza di silenzio ha anch’essa un significato di presenza.

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