meditazioni

Ha ancora senso la fedeltà a una promessa?

Meditazione per la

Presentazione del Signore

2 febbraio 2020

 

«Il sogno primordiale,

il sogno creatore di Dio nostro Padre,

precede e accompa­gna la vita di tutti i suoi figli».

Francesco, Christus vivit, n.194

 

Fedeli a un sogno

Non è facile rimanere fedeli a un sogno. A volte ti prende il dubbio: forse mi sono sbagliato, forse sono ingenuo, magari hanno ragione loro… Ti convincono che sei un idealista, un romantico. Ti persuadono che bisogna essere più concreti, bisogna tramare, organizzarsi, scendere a compromessi.

E in effetti come rimanere fedeli a qualcosa che semplicemente hai sentito? Qualcosa che ti sembrava buono?

Sì, magari hai fatto un bel discernimento, ci hai pregato su; in quei momenti di preghiera le cose erano chiare, hai sentito che il Signore ti avrebbe accompagnato, hai sentito quel «non temere, sono con te tutti i giorni…». Ma ora, come credere a quella sensazione? Ora che la vita mi delude, ora che chi dovrebbe aiutarmi diventa invece un ostacolo, ora che il sogno si allontana…?

 

Modelli di fedeltà

Simeone e Anna, un uomo e una donna che hanno avuto il coraggio di rimanere fedeli ai loro sogni, alla promessa che avevano sentito nel loro cuore. Quante volte davanti agli eventi tragici del popolo d’Israele, davanti all’invasione dei Romani, davanti alla corruzione della comunità, sarà ritornato il dubbio? Mi piacerebbe chiedere a Simeone e Anna se c’è stato qualche momento in cui hanno smesso di sperare.

Simeone e Anna sono molto diversi da noi, da noi che pretendiamo realizzazioni immediate, che ci stanchiamo molto presto di sperare. Simeone e Anna, secondo me, devono aver continuato ad alimentare quella speranza ogni giorno, perché hanno riconosciuto la risposta ai loro sogni non nel maestro che predica o nell’uomo sulla croce, ma appena hanno visto un bambino, un germoglio, la possibilità che quel progetto potesse realizzarsi. Dio li aveva ascoltati, il sogno era possibile.

Anche per questo Simeone e Anna fanno impallidire le nostre pretese, ci interrogano davanti alla nostra incapacità di riconoscere i piccoli germogli di speranza che Dio semina lungo la nostra strada.

 

Cercare la giustizia

Simeone e Anna non cercano il bene per se stessi, cercano la giustizia. Per questo Simeone è libero, è libero di lasciare questa vita, può smettere di lottare nel momento in cui Dio ha cominciato a fare giustizia. Non cerca la sua giustizia o la sua realizzazione, non vuole godere della vittoria sul nemico, vuole solo che l’umanità trovi pace.

A questo punto il sogno diventa profezia, la speranza diventa certezza: «saranno svelati i pensieri di molti cuori». Ma quei pensieri (dialoghismoi) sono anche gli imbrogli, le trame, le trappole… Sempre, quando qualcuno cerca il bene, il male si scatena sotto la forma di pensieri cattivi, di critiche, di trame silenziose. D’altra parte, più emerge il bene, più vengono smascherati coloro che hanno ingannato.

 

Fedeltà instancabile

Di Anna il testo dice che è rimasta vedova dopo sette anni di matrimonio: è il simbolo di una comunità che ha perso il suo punto di riferimento, che ha perso il punto di appoggio, il sostegno. Difficile rimanere fedeli in una situazione così compromessa, difficile continuare a sognare e a sperare. Anna è il simbolo di una fedeltà instancabile, una fedeltà che non può che essere donna! Anna è il simbolo di quelle persone e di quelle comunità che pur vivendo situazioni di precarietà, di perdita, di disorientamento, non vengono meno alla loro fedeltà al Vangelo, al bene, alla verità.

 

 

Fedeltà che si interroga

Ma c’è un’altra donna che è chiamata a vivere la fedeltà in un tempo difficile: Maria. Anche lei è qui il simbolo della comunità credente, di una comunità che non comprende ancora il senso di quello che sta avvenendo, ma che si interroga, pur restando sorpresa. Maria è la comunità che deve accogliere il Vangelo come segno di contraddizione. Sì, il Vangelo pone in contrasto perché ciascuno è chiamato a prendere posizione. Non è possibile aderire al Vangelo se non si è disposti ad accogliere le conseguenze delle proprie scelte e della radicalità che il Vangelo richiede. I cristiani che vanno bene per tutte le stagioni non sono i cristiani del Vangelo!

Maria è la comunità che è disposta a essere ferita: la spada che separa è innanzitutto la spada che separa la madre dal figlio. È la spada che Maria sentirà quando vedrà il Figlio sulla croce e non potrà abbracciarlo. È la spada che divide la comunità dal suo sposo. C’è un tempo in cui la comunità deve affrontare l’abbandono e la solitudine. Ma è proprio quello il tempo in cui più fortemente deve continuare a sognare.

 

Consegnare

Maria e Giuseppe consegnano il Figlio a Dio, riconoscono che quel Figlio è un dono. È il gesto che tutti i genitori sono chiamati a fare: riconoscere che il figlio non appartiene loro. Gesù è consacrato a Dio, come ogni figlio. Il gesto della consacrazione dice appartenenza totale al Signore. Nel battesimo, tutti noi siamo consacrati a Dio, poi, come sposi, sacerdoti o religiosi, ci impegniamo a vivere quella consacrazione battesimale in una modalità specifica.

Maria e Giuseppe si muovono obbedendo alla Legge, che per la loro cultura significa obbedire a Dio. L’obbedienza è quel gesto di fiducia e di abbandono che è impresso in ogni atto di consacrazione a Dio. Non si tratta di un’obbedienza servile, ma di una donazione piena di fiducia.

 

Insieme ai personaggi che oggi la liturgia ci presenta e con le parole di Agostino, possiamo allora chiedere al Signore di non smettere di sognare, obbedienti e fiduciosi nella sua opera: «Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa’ sì che non smetta di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore».

 

Leggersi dentro

  • Nella tua condizione di vita sperimenti la fedeltà della consacrazione a Dio?
  • Sei capace di saper attendere anche quando le promesse di Dio tardano a realizzarsi?

 

1 comment

  1. C è una ricca parte della comunità cristiana che fa di tutto.per spingermi fuori. Come Gesù fuori dalla Sinagoga.
    Non siamo fatti per la coerenza e la.fedeltà. Constato con amarezza che consacrati o no, ma comunque battezzati, tradiamo ogni giorno il senso della nostra esistenza.

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