meditazioni

L’amore non scade

Meditazione per la Solennità del

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

6 giugno 2021

Es 24,3-8   Sal 115   Eb 9,11-15   Mc 14,12-16.22-26

«Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo […]; prendete e abbeveratevi col sangue di Cristo.

Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce;

per non considerarvi da poco, bevete il vostro prezzo».

Agostino, In Io. Ev. tr. 26, 6, 13

Impegnarsi

Quello che è definitivo, ci spaventa. Preferiamo impegni a breve termine, perché fondamentalmente quello che ci interessa è il nostro benessere momentaneo: cerco quello che mi fa stare bene adesso. Il criterio sono io stesso. Una vita spesa per un ideale, per un valore o per una persona diventa così una vita sacrificata, nel senso di una vita buttata via.

Nell’Intervista sull’identità del 2009, Z. Bauman affermava caustico che il matrimonio è diventato come «imbarcarsi per un viaggio in mare su una zattera fatta di carta assorbente». Eppure, proprio l’immagine nuziale è quella che nella Bibbia viene privilegiata per descrivere la relazione tra Dio e il suo popolo, non solo perché nella relazione matrimoniale c’è una gratuità di fondo, l’altro cioè è scelto semplicemente perché amato, ma anche perché il matrimonio si realizza mediante un contratto, ovvero un’alleanza, un patto, un impegno.

Il valore che diamo alle persone e alle cose è tanto maggiore quanto più c’è un impegno a lungo termine, magari un impegno addirittura indefinito, per sempre. Il valore dipende da quanto sono disposto a compromettermi. Dio dunque ci riconosce un valore immenso dal momento che si impegna con noi per l’eternità!

Compromettersi

Un impegno è autentico quando mettiamo in gioco la nostra vita («Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!» Es 24,7b). Se davanti alle difficoltà, se nel momento in cui mi rendo conto che ci sto perdendo qualcosa, subito mi tiro indietro o mi viene il dubbio di ripensarci, vuol dire che quell’impegno non era autentico.

Per questo nella tradizione ebraica l’alleanza si fa nel sangue, luogo della vita: l’animale è sacrificato perché chi si impegna si riconosce in quella vittima, pronto a morire se viene meno all’impegno assunto. Ecco perché la Lettera agli Ebrei dirà che non ci può essere alleanza senza spargimento di sangue (Eb 9,22). E così comprendiamo anche perché l’alleanza nuova ed eterna è compiuta da Gesù versando il suo sangue sulla croce. Egli si fa vittima nella quale Dio sancisce il suo impegno eterno di amore per l’umanità: «E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti”» (Mc 14,24).

Da un lato contempliamo allora l’amore che Dio ha per noi, il suo impegno di fedeltà, ma dall’altra parte ci interroghiamo sulla nostra disponibilità a impegnarci nelle relazioni e nella relazione con Dio, fino allo spargimento del sangue. Per una relazione in cui credo, infatti, ci butto il sangue, ci rimetto la vita, così come i martiri davano la vita usque ad effusionem sanguinis.

Pane quotidiano

Le relazioni vere nella nostra vita sono quelle che ci nutrono, quelle che ci fanno crescere e danno senso ai nostri giorni. Una relazione fondamentale è come il pane quotidiano, manda avanti la nostra vita, diventa sostegno. E Gesù, che vuole essere ed è la relazione che ogni giorno ci permette di vivere per l’eternità, si identifica con il pane che nutre. Nell’ora in cui parla ai suoi discepoli del suo amore per loro dona se stesso, il suo corpo, come cibo che nutre: «Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22).

Mangiare è sempre un modo in cui riconosciamo innanzitutto di non essere autosufficienti, mangiare vuol dire «da solo non posso vivere!». Senza Gesù allora non possiamo vivere, ci mancherebbe il pane per andare avanti.

Imparare a mangiare

Tutta la Bibbia potrebbe essere così riletta come un’educazione al mangiare, cioè a riconoscere quello che ci dà vita e quello che invece ci avvelena: all’inizio della Genesi abbiamo ascoltato un invito a mangiare i frutti del giardino, facendo però attenzione a non mangiare dell’albero che è in mezzo al giardino (Gen 3,3). L’ultima cena in Egitto sarebbe stata poi celebrata come memoriale del passaggio del Mar Rosso (Es 12,14), evento della liberazione del popolo. Alla fine del Vangelo ascoltiamo ancora un invito a mangiare, ma questa volta non solo questo cibo è segno di un’alleanza eterna, ma è Dio stesso che ci nutre di sé. Il cammino del credente, attraverso la lettura della Parola, diventa così un cammino che insegna a discernere fino a riconoscere il vero cibo che dà vita.

Leggersi dentro

  • Quanto sei disposto a comprometterti nelle relazioni significative della tua vita?
  • Quale spazio e significato ha l’Eucaristia nella tua vita?

1 comment

  1. Tanti incontri e scontri a margine del cibo Eucaristico centro della mia vita. E una convinzione: il Signore nel suo addio al mondo ha regalato un grande abbraccio comunitario anche nel cibo, che per lui è consuetudine, nozze, vino, pani, pesce, Emmaus, Tiberiade. Lui pranza e condivide, da vivo e da risorto e sul tavolo della Cena pone una riflessione “ironica” nei confronti dell”ebraismo. Non sangue di agnelli, ma il mio sangue, non capziose divisioni di un animale sacrificale, ma pane, pane semplice, un vino che si cucina nelle case, qualcosa che ognuno di noi può impastare e moltiplicare. Quindi un’offerta nuova, nel nome di una nuova alleanza. Mi faccio pane per voi, perché il pane è la semplicità di tutti i giorni. Io esco dalle vostre mani come pane e come nuova speranza. E lo accompagnerete con quel vino rosso come il mio sangue versato per voi. Fatelo vol cuore.

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