meditazioni

Una vita realizzata. Il desiderio di Dio per ogni uomo

Meditazione per la

Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

15 agosto 2021

Ap 11,19; 12,1-6.10   Sal 44   1Cor 15,20-26   Lc 1,39-56

«Mi chiedi donde a me questo? Ho ritegno a farti conoscere il mio bene, ascolta il saluto da parte dell’angelo e riconosci che in me è la tua salvezza. Credi a Colui al quale ho creduto. Vuoi sapere donde a me questo? Sia l’angelo a risponderti. Dimmi, angelo, donde questo a Maria? L’ho già detto nel saluto: 

Ave, piena di grazia.

Sant’Agostino, Discorso 291, 6

Una vita compiuta

Abbiamo talvolta l’impressione di vivere una vita incompiuta, frustrata, ci sembra di vivere vite a metà che non si realizzano mai. Eppure, diceva un antico insegnamento rabbinico, «alla fine non mi verrà chiesto perché non sono stato Mosè, ma perché non sono stato io».

Siamo chiamati a vivere pienamente la nostra umanità, a realizzarla, a portarla a compimento. È in questa luce che vorrei rileggere la vita di Maria, come una vita portata a compimento, assunta da Dio, realizzata pienamente.

Colei che ha generato

Maria è infatti colei che ha generato pienamente perché disponibile a donare il Figlio. È la madre che non possiede, ma offre ciò che le è stato donato. Accoglie la spada della separazione che Simeone profetizza ed è pronta a cercare il Figlio anche laddove non si aspetta di trovarlo, nelle situazioni impensate, nel Tempio in mezzo ai dottori. Una madre diventa pienamente madre quando accoglie questa rottura che permette al Figlio di crescere.

Colei che serve

Maria porta a compimento la sua umanità perché vive con sollecitudine il servizio. Non si crogiola nei suoi problemi, ma si alza  e si mette subito in cammino per dare una mano a chi ha bisogno. Non vive il servizio come gratificazione personale, ma come tempo offerto generosamente e gratuitamente all’altro: quando capisce che non c’è più bisogno di lei, si fa da parte (restò con Elisabetta circa tre mesi…il tempo necessario).

Colei che crede

Maria è capace di vedere l’opera di Dio nella storia senza scoraggiarsi davanti alle apparenze che sembrano, al contrario, raccontare la sua assenza. La sua familiarità con la Parola di Dio, le permette di rileggere la storia alla luce della fede in Dio. Anche se non si vede, è certa che Dio sta rovesciando i potenti dai troni e sta innalzando gli umili.

Colei che rimane

Davanti alla sofferenza, persino davanti all’umiliazione e al dolore del Figlio, Maria non fugge. Lo accompagna da lontano, cerca con lo sguardo il suo volto insanguinato, assiste in silenzio alla sua derisione. Solo perché è capace di consegnarlo nelle mani del Padre. Rimane ferma nella speranza in Dio: i Vangeli, non a caso, credo, ci parlano di diversi personaggi che vanno al sepolcro per verificare che il corpo di Gesù non c’è più. Di Maria non si dice nulla: lei non ha bisogno di andare a controllare, Maria non ha mai smesso di credere che il Padre avrebbe risuscitato il Figlio. Crede anche quando sembra impossibile, anche quando tutto sembra finito. Maria è pienamente consegnata a Dio e per questo la sua vita può essere presa, assunta (dal latino sumo, prendo) dal Padre. La sua è una vita compiuta a partire dalla sua umanità. È un’umanità realizzata.

Incontro tra cielo e terra

L’assunzione di Maria è perciò la festa dell’incontro tra cielo e terra, è la festa dell’umanità redenta, è la festa che ci indica dove Dio vuole portare ciascuno di noi. Dio vuole prenderci con sé, vuole portare a compimento la nostra umanità.

Leggersi dentro

  • Quale cammino sei chiamato a percorrere per portare a compimento la tua umanità?
  • Quali aspetti della tua vita desideri affidare oggi a Maria?

6 commenti

  1. Grazie! Grazie davvero, è la prima volta che riesco a capire questa festa. Sono rimasta abbagliata dal commento che mi ha aperto uno squarcio fra le nuvole di insulsaggini che (purtroppo) avvolgono la figura di Maria. Dio ti benedica!

  2. Anche nel momento della pena e del dubbio non dimentico che tu cii hai chiamate. Non dimentico che le nostre strade per un attimo si sono congiunte. A te affido la creatura del mio cuore come il dono prezioso che ci hai regalato. Nel momento dell’angoscia mi alzo e cammino verso gli altri, certa che in mezzo agli altri ti troverò. E non dimentico quel pensiero. “Insieme a lei non può succedere nulla di male”.

  3. Una madre diventa pienamente madre quando accoglie questa rottura che permette al Figlio di crescere. Questo affido a Maria.
    Grazie per ciò che scrivi, le tue parole rinfrancano l’anima mia. Maria

  4. Grazie ! Gino Strada, ci manchi, ci mancherai, ma la Tua organizzazione continuerà a camminare con i nostri piedi.

  5. Come è difficile, oggi, accettare questa rottura per permettere ai figli di crescere e diventare pienamente padre e madre !

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