meditazioni

Ho paura del buio! Il coraggio di attraversare le notte

Meditazione per la

Prima domenica di Avvento – anno C

28 novembre 2021

Ger 33,14-16   Sal 24   1Ts 3,12-4,2   Lc 21,25-28.34-36

«Veglia l’impudico per corrompere, il malfattore per nuocere, l’ubriacone per bere, il brigante per uccidere, il dissoluto per scialacquare, l’avaro per ammucchiare, il ladro per rubare, il rapinatore per strappare. E allora quanto maggiormente per i santi e gli innocenti sarà motivo di veglia la carità, se per i facinorosi e gli scellerati ne è motivo la malvagità?»

Sant’Agostino, Discorso 223/J, 1

Attraversare il buio

Quante volte la vita ci fa passare attraverso momenti bui, momenti di oscurità? Persino dal punto di visto meteorologico, la terra attraversa un tempo nel quale le tenebre si infittiscono, la notte si allunga. Sono quei momenti della vita in cui facciamo più fatica a sperare, momenti in cui ci prende la sfiducia e la rassegnazione.

A volte accade persino che vengano meno i nostri punti di riferimento: «le potenze dei cieli saranno sconvolte» dice il Vangelo (Lc 21,26), come se il cielo non fosse più leggibile, come se le lettere della pagina di un libro improvvisamente si mescolassero. È, a ben guardare, un’immagine che ricorda il caos primordiale, come se l’opera della creazione voluta da Dio fosse improvvisamente messa in disordine. In effetti è proprio questo che il male compie nella nostra storia: il male disfa, crea confusione, mescola le lettere per impedirci di leggere la bontà del Creatore.

La promessa

Il tempo di Avvento inizia dunque con una promessa che si rinnova: la liturgia ci ricorda infatti che proprio nei tempi bui, nei tempi di confusione e sconvolgimento, il Signore continua a venire nella nostra storia personale e comunitaria! L’Avvento ci ricorda infatti che il Signore è già venuto (ventum) verso (ad) di noi e continua a venire incontro a noi fino alla fine dei tempi.

Sentiamo perciò, sebbene nella notte, la promessa di Gesù: sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Non a caso, il testo di Geremia che leggiamo in questa domenica ci parla proprio di una promessa di bene che Dio vuole realizzare: «Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda» (Ger 33,14).

Vegliare nella notte

Tra la promessa e il suo compimento, però, c’è la notte! È questa la sfida della nostra vita. E il modo in cui rimaniamo nella notte svela noi stessi, dice chi siamo e quale relazione abbiamo con colui che aspettiamo. Il modo in cui vegliamo nella notte rivela quanto ci fidiamo di colui che ci ha promesso di tornare. L’amato attende nella notte perché sa nel cuore che l’amante tornerà. Dio ci chiede di aspettarlo proprio come la sposa del Cantico dei Cantici, anzi ci chiede di cercarlo nella notte.

Il cuore e la preghiera

Vegliare non è facile, perché facilmente il nostro cuore diventa pesante («i vostri cuori non si appesantiscano», Lc 21,34). Il cuore diventa pesante quando ci scoraggiamo, quando perdiamo la pazienza di aspettare e proviamo a trovare da soli possibili soluzioni, il cuore diventa pesante quando ci rassegniamo e cominciamo a nutrire pensieri desolanti che ci tolgono energia e non ci aiutano ad andare avanti.

Per questo Gesù ci invita a vivere l’attesa vigilante nella preghiera. La preghiera è infatti il luogo della relazione con Dio. Possiamo facilmente intravvedere in queste indicazioni quelle che Gesù darà a Pietro, Giacomo e Giovanni nel Getsemani: pregate per non cadere in tentazione (Mt 26,41); si addormentarono perché i loro cuori erano pesanti (Lc 22,46).

L’esperienza della notte è in qualche modo sempre quella del Getsemani. In quella notte Gesù è rimasto nella relazione con il Padre. Per questo, quando la tentazione è arrivata, la tentazione della solitudine e dello sconforto, non l’ha vinto.

Attesa attiva

Se dunque c’è una dimensione di passività nell’attesa, perché aspettiamo colui che ci libera, senza l’illusione di liberarci da soli, d’altra parte questa attesa è anche fortemente attiva, perché si tratta di alimentare la relazione con Dio e combattere i pensieri che ci gettano nello sconforto e nella rassegnazione. Il Signore infatti verrà ancora e metterà in ordine le lettere che il male ha sconvolto e allora potremo anche rileggere e comprendere quello che abbiamo vissuto.

Leggersi dentro

  • Quale spazio ha la preghiera nella tua vita quando attraversi momenti bui?
  • Riesci a fidarti di Dio mentre sei nella notte?

1 comment

  1. L’attesa è il tempo più strano: provi gioia perché attendi qualcosa che speri di ottenere, ma anche timore che sia una nuova delusione. Da bambina in attesa del Natale, scrivevo la letterina al mio papà ( per noi non c’era Babbo Natale), la mettevo sotto il piatto della tavola imbandita per la festa. Con trepidazione aspettavo il momento in cui lui alzava il piatto fingendo grande sorpresa, la lèggeva, si commuoveva e mi abbracciava……. ero stata brava eppure promettevo di esserlo di più…. Caro Papà eterno e supremo, anche a te ho scritto nel mio cuore tante lettere promettendoti di essere più buona, ma puntualmente, nonostante i miei sforzi, ti ho sempre deluso.
    Questo inizio di Avvento mi trova debole, senza forza, neppure di fare promesse. Eppure so che Tu mi attendi, che saprai cogliere il tormento del mio cuore e i grandi sforzi che compie per sentirti vicino, per ricevere quell’abbraccio.
    Allora comincio a scrivere: caro Gesù 🙏…….

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