meditazioni

C’è sempre una strada per tornare a casa

Meditazione per la

Domenica delle Palme (anno C)

10 aprile 2022

Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Lc 22,14-23,56

«Se ami la tua anima, devi essere disposto a perderla;

se vuoi conservare la vita in Cristo,

non devi temere la morte per Cristo»,

Sant’Agostino, Omelia 51,10

Ritrovare la strada

La vita attraversa prima o poi la notte, tempi di oscurità, di desolazione o di crisi. E, dentro la notte, proviamo a trovare la strada per tornare verso casa. A volte la notte ci sorprende inaspettata, a volte le siamo andati incontro, a volte siamo stati proprio noi a spegnare la luce.

Nel suo racconto della Passione del Signore, Luca ci mette davanti degli esempi, dei tentativi per ritrovare la strada. Il suo racconto infatti si distende dalla sera all’alba, dalla cena di Gesù con i discepoli fino allo scorgere le prime luci del sabato (Lc 23,54). Luca vuole forse dirci che in quella notte Dio non solo non ci abbandona, ma la attraversa con noi. Nel suo racconto, infatti, le vicende degli uomini e quelle di Dio si intrecciano per diventare un unico racconto.

Lasciarsi slegare

Già nel capitolo 19, quindi prima che inizi propriamente il racconto della Passione, Luca porta la nostra attenzione su un puledro legato, un puledro che deve essere sciolto affinché la sua vita possa trovare compimento. Quel puledro non si può sciogliere da solo, ma saranno i discepoli ad avere il compito di slegarlo. Persino coloro che nel frattempo ne sono i proprietari non capiscono il significato di quell’intervento. A volte non riusciamo a trovare la nostra strada perché siamo stati legati o ci siamo lasciati legare: Gesù è colui che vuole liberarci, affinché la nostra vita non sia schiavitù, ma sia occasione per servire Dio.

Riconoscersi deboli

Al centro del racconto di Luca c’è la figura di Pietro, colui che, come il figlio minore, ha smarrito la strada di casa, se n’è andato perché ha tradito. Pietro è colui che fino a quel momento ha contato solo sulle sue forze, si è illuso di essere capace di rimanere saldo davanti alle prove. Pietro scopre invece, come tutti noi, la sua debolezza. Accadono infatti delle situazioni inaspettate che ci svelano e ci fanno venire fuori per quello che siamo: Pietro si avvicina al fuoco per scaldarsi, ma proprio lì viene riconosciuto e messo in questione. La strada che riporta Pietro a casa passa attraverso il pianto: le lacrime purificano il suo sguardo e gli permettono di vedere il suo tradimento. Nel racconto di Luca è Gesù che si volta (in latino l’espressione suona “si converte”) verso Pietro, Gesù prende l’iniziativa mentre Pietro è ancora traditore. Se Gesù non venisse verso di noi, facendo il primo passo, noi continueremmo a restare nell’oscurità del nostro cuore.

Il male opera di notte

L’altro personaggio che si è perso è Giuda, il discepolo stanco, il discepolo che vuole costringere Dio ad agire nella storia, il discepolo convinto di sapere, più di Dio, quello che è meglio, il discepolo che, essendosi messo al posto di Dio, non può che trovare la morte! Giuda ha scelto il male e per questo opera di notte, quando gli altri sono più deboli. Il male si nasconde perché non vuole essere visto, opera in maniera subdola e, molte volte, opera sotto apparenza di bene: Giuda tradisce con un bacio! Quei gesti che dovrebbero esprimere affetto vengono usati per tradire. Il male è così: si mette addosso l’abito bello della compassione o della giustizia per entrare nella vita delle persone e provare a distruggerle.

Associazioni a delinquere

Nella notte del male possono persino nascere nuove amicizie, sebbene questa parola si impropria: tra Pilato ed Erode non nasce un’amicizia, quanto piuttosto, come diremmo oggi,  un’associazione a delinquere. Qui, Pilato ed Erode, rappresentano coloro che fanno alleanza nel male: per colpire un altro si arriva persino a mettersi d’accordo. Quante volte assistiamo a queste dinamiche?

Pilato è l’uomo insicuro, l’uomo che non sa decidere: manda Gesù da Erode per liberarsi, almeno per un momento, dalla sua responsabilità. Ma ci sono responsabilità da cui non ci libereremo mai. Alla fine è Pilato che deve decidere se liberare o far morire Gesù. La responsabilità per il destino dell’altro ci incombe e non potremmo mai accampare pretesti: la colpa del destino dell’altro sarà stata sempre anche nostra!

Erode, invece, ha una personalità molto diversa da quella di Pilato: Erode gioca con la vita degli altri! Usa gli altri per soddisfare la propria curiosità. Cerca la magia, gli eventi straordinari. Tutto diventa scherzo e burla, fino a quando gli passa la voglia e getta via il giocattolo. Mi ricorda quelle persone che continuamente cercano potere, ruoli e responsabilità solo per giocare e, una volta ottenuto quel giocattolo e dopo averci giocato un po’, lo buttano via, cercando subito qualche nuovo gadget da esibire. Pilato ed Erode si sono persi e non troveranno mai più la strada verso casa.

La strada che porta a casa

Al contrario, Luca ci presenta alcuni personaggi che incrociano la strada di Gesù e decidono di seguirlo, fin sulla croce. Hanno capito infatti che la strada per tornare a casa passa da lì. Il primo è Simone di Cirene: lui la croce non l’ha scelta, ma gli è capitata addosso. È immagine di tutti coloro che attraversano la sofferenza non per scelta o per errore, ma perché la vita è così, capita di ritrovarsi improvvisamente sotto il peso di una croce. In quel momento, mentre si è sotto la croce, è difficile capirne il senso. Solo più tardi, rileggendo quella storia, alla luce della fede, Simone si renderà conto che la sua sofferenza non è stata inutile, ma ha permesso a Gesù di salvare il mondo!

E poi c’è il ladrone pentito: lui, la croce l’ha meritata, ma ciò non vuol dire che non possa essere perdonato. Anche il ladrone ha vissuto la dinamica del figlio minore: ha scelto di andarsene, ma adesso si è reso conto del suo desiderio di tronare a casa, e ha capito che la sua casa è dove sta Gesù.

Sotto la croce, come spettatore, c’è il centurione, un pagano, uno che fino a quel momento è rimasto distante, ma adesso vede Gesù e si rende conto immediatamente di quello che desidera. Gesù è colui che gli indica la strada per tornare a casa, quella casa che forse non immaginava neanche che ci potesse essere per lui.

C’è un ultimo personaggio in questa storia, molto significativo per i nostri tempi: Giuseppe d’Arimatea è colui che non si è reso complice del male. Giuseppe è l’uomo coraggioso che, pur facendo parte di coloro che hanno deciso di togliere di mezzo Gesù, decide di farsi da parte. Giuseppe è l’uomo che non ha paura di compromettersi, sapendo che è un rischio e che sicuramente ci rimetterà. Non è facile per lui ritrovare la strada di casa, perché vuol dire riconoscere che la strada che stava percorrendo era sbagliata.

Tante storie, tante situazioni diverse. Non sono tutte, perché in questa storia, anche se non scritta, c’è anche la nostra situazione, anche noi abbiamo bisogno di ritrovare la strada: il racconto della Passione ci invita a riconoscere dove siamo per poter decidere quali passi fare.

Leggersi dentro

  • Quando mi sono ritrovato nella notte e come ho fatto a ritornare a casa?
  • Le scelte che sto facendo in questo periodo mi portano verso Gesù o mi allontanano da lui?

2 commenti

  1. Caro padre Gaetano ogni settimana tu mi fai un dono a me tanto gradito: la meditazione del vangelo della domenica. Sono pagine che leggo, medito, su cui prego. Grazie ancora. Dio ti benedica per il bene che vai seminando settimanalmente. Tantissimi auguri per una Pasqua di resurrezione in questo tempo carico di buio. Con preghiera riconoscente Suor Rinalda guida dell’Agevo – Vicenza

  2. Si le scelte mi portano verso Lui, perchè mi ha chiamato da tante imput che con la grazia di Dio ho potuto cogliere

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