meditazioni

Mi sono spento! La vita è un fuoco da tenere acceso

Meditazione per la

Ventesima domenica del T.O. anno C

14 agosto 2022

Ger 38,4-6.8-10   Sal 39   Eb 12,1-4   Lc 12,49-53

«Quando invece si parla del fuoco che ci attende nel giorno del giudizio,

non so perché ma nessuno se ne mostra preoccupato:

nessuno teme le fiamme della geenna,

mentre chiunque ha paura di quelle di un rogo»,

Sant’Agostino, Discorso 362, 9.9

Portare il fuoco

Quando si entra nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, bisogna cercare il punto di vista giusto da cui guardare. Il soffitto sembra scomparso e le finestre fanno scorgere direttamente il cielo: non c’è più ostacolo o barriera. Guardando con attenzione si scorgono tante piccole fiammelle. È il fuoco della Parola di Dio che Ignazio chiedeva ai suoi figli, i gesuiti, di portare nel mondo. Negli angoli della volta, infatti, sono raffigurate quattro donne, che rappresentano i quattro continenti, quelli conosciuti all’epoca, le terre in cui portare il fuoco. E infatti il dipinto della volta è la trasposizione del versetto del Vangelo di Luca che corre intorno alle pareti: «Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur», sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che cosa voglio se non che sia già acceso (Lc 12,49).

Il fuoco è un simbolo antico: è ciò che purifica e trasforma. Nella volta, Ignazio è dipinto con un abito nero, ma andando più avanti, nell’abside, Ignazio indossa un abito bianco: lo stesso fondatore della Compagnia di Gesù aveva compiuto, nella sua vita, un cammino di purificazione. Il fuoco che portiamo è il fuoco che trasforma innanzitutto noi stessi. Quale parola puoi portare agli altri, se prima non ti lasci trasformare da essa?

Sebbene il mondo si sia ampliato e abbiamo persino scoperto un continente in più, sembra talvolta che non abbiamo più nulla da portare. Siamo spenti. Abbiamo smarrito il fuoco del desiderio che può accendere altri fuochi, come diceva sant’Alberto Hurtado. Tutt’al più accendiamo piccoli fuochi per scaldare noi stessi. Il fuoco si è spento perché non abbiamo più un motivo per cui ardere.

Il fuoco fa luce

Nel Vangelo di Luca il fuoco è anche la luce da tenere accesa nei tempi di crisi. Il testo ci presenta infatti uno scenario di divisione e di conflitto. È proprio quello il tempo in cui la luce è più necessaria, il tempo in cui attendere con le lanterne accese. Nel tempo di crisi infatti veniamo fuori per quello che siamo, è il tempo in cui non riusciamo più a custodire e trattenere quello che abbiamo seminato nel cuore, ciascuno si rivela per quello che è.

Il fuoco acceso mostra i nostri veri volti, fa vedere dove siamo, le posizioni che abbiamo assunto davanti alle cose. Il fuoco distingue, porta chiarezza. È da lì, dalla luce, dalla verità dei nostri volti che possiamo ricominciare a fare pace. Nel buio della notte, dove tutto è oscuro, dove tutto si confonde, non ci può essere pace, ma solo ambiguità e retorica.

La luce fa chiarezza

Pace e fuoco vanno tenuti insieme. La luce del fuoco permette di distinguere il grano dalla zizzania. Aiuta a mettere ordine e prendere decisioni. La pace comincia da questa chiarezza. La divisione che Gesù porta non è il conflitto, ma la verità. Non ci può essere verità senza distinzione. È la divisione dell’ordine, la divisione che mette ordine, quella che precede ogni decisione: occorre distinguere per unire, diceva J. Maritain.

La nostra cultura è afferrata dalla tentazione del sincretismo, dalla banalità dell’uguale, dalla paura di esporsi. Ed è proprio così che si lasciano covare i conflitti. Prendere posizione costa, ma solo così si costruisce la pace. Certo, forse non prendiamo posizione perché non abbiamo nulla da dire, perché il fuoco si è spento, perché non abbiamo più né desideri né idee. La fiaccola che doveva accendere altri fuochi ci è scivolata dalle mani.

Quale fuoco

Nella volta della chiesa di sant’Ignazio c’è anche un angelo che tiene in mano uno specchio: è un’allusione alla scienza dell’ottica, particolarmente fiorente nel ‘600. È il simbolo della cultura, del sapere, dell’educazione, come fuoco che illumina e porta verità e pace. E noi, oggi, quale fuoco stiamo portando nel mondo? Forse solo il fuoco delle armi? È davvero solo questo ormai il fuoco che siamo capaci di diffondere sulla terra?

Leggersi dentro

  • Quale fuoco anima la tua vita o ti senti del tutto spento?
  • Sei disposto a fare chiarezza anche quando costa?

4 commenti

  1. E’ difficile fare la differenza. Ci si scontra e si viene additati e calunniati. Cio’ che mi fa tornare la Speranza e’ Gesu’ che mi dice di attraversare le difficolta’ perche’ non sono sola. Certo e’ che quando fai qualcosa per aiutare, spesso c’e’ qualcuno che ama mettere i bastoni tra le ruote aspramente.

  2. Grazie padre Gaetano,

    sono un anziano che si sente un poco “spento”. Seguo i tuoi commenti alle letture domenicali che trovo sempre strettamente legati alla Parola (e non è così scontato) e ricchi di spunti di riflessioni. Devo confessare che ne stampo parecchi e li raccolgo e a volte li utilizzo, se mi è permesso, per scrivere mie riflessioni.

    Grazie di cuore e mantieni il tuo “fuoco”.

    Fabrizio

  3. Caro Padre Gaetano, anch’io ti ringrazio di cuore. Da quando ho scoperto la tua pagina, ogni settimana la frequento, e trovo nelle tue riflezioni tanta luci per me e per i miei fratelli. Sono un prete brasilianno. Ogni bene, caro Padre! Grazie di tutto.

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