meditazioni

Lavori in corso: mettere mano alle macerie della propria vita

Seconda domenica di Avvento – anno B

10 dicembre 2023

Is 40,1-5.9-11   Sal 84   2Pt 3,8-14   Mc 1,1-8

«Eccellente lucerna [Giovanni Battista]:
giustamente se ne fuggì al di sotto di una pietra
per non essere spenta dal vento della superbia».
Sant’Agostino, Discorso 293/D,1

Quando ce ne siamo andati da una relazione, magari sbattendo la porta, è difficile ritornarvi, quando ci sembra che la vita ci stia sfuggendo di mano, è complicato riprendere le redini della propria esistenza, quando in una situazione non ci si sente più a proprio agio, è impegnativo rimanerci, quando la relazione con Dio si spegne, sembra impensabile poterla ritrovare.

Sono tutte situazione che potremmo chiamare di esilio, usando l’immagine adoperata dal libro del profeta Isaia. Più precisamente si tratta dell’immagine con cui si apre quello che viene chiamato il libretto della consolazione, scritto proprio per coloro che stavano per tornare nella loro terra, dopo la tragedia della deportazione babilonese, ma che adesso sono preoccupati di quello che potrebbero trovare tornando nel loro paese. Effettivamente troveranno solo macerie, come troveranno macerie forse un giorno i popoli che ora sono in guerra.

Anche la nostra vita a volte sembra bombardata, per questo rinunciamo a guardarla e non vogliamo più ritornarci. Ci condanniamo a vivere per sempre in esilio, lontani da noi stessi, lasciando perdere qualsiasi opera di ricostruzione. A volte quell’esilio è stata una condanna, a volte ce ne siamo voluti andare di nostra iniziativa, a volte è semplicemente capitato: le cose sono andate così.

È proprio su questa situazione così frequente per tutti noi che Dio vuole dire una parola di consolazione. In questo popolo in marcia ci siamo tutti noi, ciascuno con il suo esilio. Il Signore ci conduce come un gregge dove c’è un po’ di tutto, ci sono gli agnellini e le pecore madri, ci sono le capre malate e i montoni arrabbiati. Il Signore vuole riportarci tutti nella nostra terra.

Proprio come uno che non vede l’ora di incontrarci, il Signore ci viene incontro. L’immagine di Isaia sembra descrivere infatti un duplice cammino: da una parte è il popolo che deve tornare, ma dall’altra è il Signore stesso che gli va incontro, proprio come nella parabola del padre misericordioso, dove non è solo il figlio che torna, ma anche il padre che corre ad abbracciarlo.

Così, mentre camminiamo per tornare, possiamo anche lavorare per preparare la strada al Signore che ci viene incontro. Si tratta di spianare la strada nella steppa, perché se la vegetazione continua a crescere non si riconosce più il sentiero e non ci si vede più. Nelle relazioni succede propri così: ci si lascia andare al tempo, non si interviene, non si fa nessuna manutenzione, e alla fine non ci si vede più, non c’è più un sentiero sul quale incontrarsi.

Occorre riempire le valli, perché altrimenti sprofondiamo nei nostri pensieri tristi e desolati, ci abbattiamo, precipitiamo, e poi è difficile risalire dai nostri abissi. Si riempiono le valli con pensieri di bene, guardando anche alle cose positive, nutrendo il cuore con la gioia per il Signore che viene.

Bisogna poi abbassare i monti e i colli del nostro orgoglio e della superbia, quei monti e quei colli che ci impediscono di guardare l’orizzonte, perché ci inducono a ripiegarci su noi stessi. È necessario sistemare il terreno accidentato dei nostri pensieri, altrimenti si scivola e ci facciamo male, meglio costruire strade appianate invece di elaborare ragionamenti contorti.

Attraverso questa opera di ricostruzione saremo finalmente capaci di vedere la gloria di Dio, cioè la sua presenza fino a diventare sentinelle che annunciano l’esperienza di questo incontro. Questa è la buona notizia, il vangelo di cui Marco parla all’inizio del suo racconto: si può sempre tornare dall’esilio, Dio ci viene sempre incontro, si può sempre ricominciare.

Inizio infatti è la prima parola del vangelo di Marco, in greco archè, che vuol dire anche motivo, ragione, causa. Cristo stesso è per Marco la buona notizia, perché in lui e grazie a lui un nuovo inizio è sempre possibile. Ogni inizio è un primo posso e bisogna cominciare da qualche parte: il battesimo è il segno concreto di un cambiamento, è un’immersione nella morte per lasciare tutto quello che non ci fa vivere. Il battesimo è l’immagine di una nuova nascita, c’è un grembo che ci ridà vita.

Nel testo di Marco tutto ci parla di un nuovo inizio: Giovanni Battista ci ricorda con il suo vestito di pelli l’inizio della creazione, quando Adamo viene rivestito così dopo il peccato. Il Giordano è per ogni ebreo l’immagine della soglia, attraversando la quale, il popolo era entrato nella terra promessa.

La Chiesa, annunciando il Vangelo, continua a predicare oggi la possibilità di un nuovo inizio. Anche quando te ne sei andato da tanto tempo, anche quando non vedi più la possibilità di tornare, anche quando ti vergogni, anche quando ti aspetti di trovare solo macerie, non mollare, mettiti in cammino, perché mentre sei sulla strada, il Signore sta già venendo verso di te.

  • Cosa puoi fare concretamente nella tua vita per preparare la via al Signore che ti viene incontro?
  • Qual è il primo passo da cui puoi ricominciare?

7 commenti

  1. Ripiegati su noi stessi 🥺😔 quanta verità…. Tante volte sono tanto piegata su me stessa da non scorgere quella mano che si tende verso me….! Sfiduciata dalle tante situazioni mi abbandono al lamento e allo sconforto in attesa di quella mano che viene a sollevarmi, di quelle braccia che si tendono, ma io non le vedo…. non le sento….eppure ne ho tanto bisogno 😔🥰 Vieni Signore Gesù e alza il mio volto, donami la forza di attraversare la steppa e raggiungere i tuoi terreni ubertosi, scorgere la Tua mano che mi accoglie…

  2. Chiedo ancora se il supporto per il periodo d’Avvento possa essere reso disponibile qui, visto che l’affluenza on line non consente di partecipare tutti. Grazie padre Gaetano

  3. Credo che il primo passo sia il silenzio e la preghiera: staccare connessioni fasulle, curare le parole che si dicono e che ci raggiungono: le prime ferite arrivano da lì e le pietre più acuminate restano le prole inutili. Leggere la sua Parola e farla parlare è il passo più concreto per preparare la via dell’incontro.

  4. Abbandonare l’orgoglio, la superbia, l’incoerenza e l’ipocrisia. È questa la via da percorrere per preparare la strada al Signore .Incominciare ad essere persone decise e coerenti ,essere voce di chi non ha voce, per riuscire a mettere un raggio di sole dov’è il buio. È questo il passo da fare per prepararsi all’incontro.

  5. quando il coniuge dopo più di cinquant’anni muore all’improvviso si sprofonda in un cratere vuoto e spento come il cuore che non intende ragioni per risalire. Pur nella tristezza più cupa ho sempre sentito l’aiuto di un Padre che ogni mattina pregavo di tirarmi fuori dalla disperazione. Ci siamo venuti incontro con fiducia e amore. Grazie Padre !
    Maria

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