Quarta domenica di Pasqua – anno A
26 aprile 2026
At 2,14.36-41 Sal 22 1Pt 2,20-25 Gv 10,1-10
«I pascoli che il buon pastore ha preparato per te
e dove ti ha collocato a pascerti,
non sono quelli verdeggianti di erbe miste dolci e amare,
i quali ora ci sono, ora no, a seconda della vicenda delle stagioni.
È tuo pascolo la parola di Dio,
e i suoi comandi sono i dolci campi dove pascerti».
Sant’Agostino, Discorso 366,3
Porte di accesso
Le porte sono importanti. Ci aiutano prima di tutto a difenderci, possiamo chiuderle e decidere chi può entrare nella nostra vita. Se non ci sono le porte, rischiamo di ritrovarci in casa persone che pretendono solo di abusare dei nostri spazi.
Le porte servono a custodire la nostra interiorità, siamo chiamati infatti a prenderci cura della nostra vita, dei nostri desideri e delle nostre attese. Le porte indicano la possibilità della relazione: indicano uno spazio da attraversare per entrare. Quando vogliamo bene a una persona, per esempio, le diciamo «per te la porta è sempre aperta!».
Ci sono ovviamente anche coloro che vivono murati in casa, coloro che vedono solo se stessi, coloro che hanno le porte blindate e faticano ad accogliere qualcuno nella loro vita.
Vigilare sugli ingressi
Nella nostra storia abbiamo imparato a riconoscere, spesso anche a nostre spese, coloro che vogliono entrare nella nostra vita per amore e coloro che invece ne vogliono solo approfittare: alcuni hanno il carattere del pastore, colui che si prende cura, altri sono ladri e briganti, coloro che rubano e portano via.
A volte siamo stati anche noi che ci siamo fidati di persone che non conoscevamo bene, siamo andati dietro a una voce che in realtà non ci era familiare. E così, forse, ci siamo persi.
La porta e il pastore
Non a caso, nel vangelo di questa domenica, Gesù si presenta come la porta e come il pastore. Due immagini che esprimono un forte desiderio di relazione. Gesù è la porta. Non ci apre solo la porta, ma è proprio colui attraverso il quale possiamo entrare nella vita vera, colui che ci permette di trovare la pienezza della nostra vita.
La rappresentazione di Gesù come buon pastore risale ai primi secoli del cristianesimo, la troviamo per esempio nelle catacombe di Priscilla e in quelle di san Callisto. Gesù si presenta come un pastore che conosce talmente bene le pecore da chiamarle per nome una ad una. Conosce ciascuno di noi, sa di cosa abbiamo bisogno, conosce il nostro vero nome.
Un pastore che precede
Oggi siamo abituati a vedere, dove è ancora possibile, i pastori che spingono avanti le pecore e si mettono a camminare dietro al gregge per assicurarsi che nessuna si perda. Gesù invece si presenta come un pastore che cammina davanti al gregge, come un condottiero che affronta i pericoli e apre la strada affinché il gregge possa procedere sicuro. È un’immagine pasquale che richiama il coraggio e la generosità con cui Gesù ha affrontato la morte e l’ha vinta affinché noi potessimo entrare nella vita eterna: «Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime», 1Pt 2,25.
Conoscere la voce
Proprio perché Gesù è il pastore che precede le pecore, è fondamentale che esse conoscano la voce del pastore per poterlo seguire. Quando vogliamo bene a una persona, in effetti, ci familiarizziamo con la sua voce. Riusciamo a riconoscerla anche quando sarebbe complicato. Anche noi possiamo imparare a riconoscere la voce di Gesù se diventiamo familiari con lui, se dedichiamo tempo ad ascoltarlo, se stiamo con lui generosamente. D’altra parte, dobbiamo anche fare attenzione a non seguire superficialmente voci che non conosciamo bene.
È qui che si gioca la vocazione, dal lat. vocare, chiamare! Il Signore ci chiama alla vita piena, ascoltarlo e andargli incontro, ci fa entrare nella pienezza della nostra vita. Diventiamo felici. Se invece ascoltiamo voci diverse, probabilmente rimaniamo insoddisfatti e smarriti.
Leggersi dentro
- A chi stai dando oggi la possibilità di attraversare le tue porte?
- In che modo ti stai allenando a riconoscere la voce del Signore?

Grazie, perché le Sue riflessioni sono preziose per il mio cammino! mt