Ascensione del Signore – anno A
17 maggio 2026
At 1,1-11 Sal 46 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20
«Alzatevi dalla terra;
Sant’Agostino, Discorso 265/C, 1
non potendo il corpo, voli l’anima.»,
La paura dell’abbandono
Ognuno di noi ha vissuto da bambino la paura di essere abbandonato. È infatti un’emozione, tipica dell’essere umano, che si sviluppa soprattutto tra gli otto e i dodici mesi, quando il bambino sperimenta l’ansia legata al timore che le figure di riferimento possano scomparire e non tornare.
Il ricordo di questa paura ovviamente si fissa in noi e ritorna in qualche modo nelle altre fasi della vita, dove viviamo esperienze simili, quando per esempio siamo presi dal timore di perdere una persona cara, quando proviamo l’angoscia nella prospettiva di doverci separare da qualcuno a cui vogliamo bene o quando ci sentiamo esclusi, scaricati, rifiutati.
Una pedagogia
Se andiamo a guardare ciò che viene suggerito dagli esperti per aiutare i bambini ad affrontare questa sensazione, ci stupirà la consonanza con gli atteggiamenti di Gesù che vengono descritti nelle letture di questa solennità dell’ascensione. Si tratta del resto di un momento in cui i discepoli sono chiamati ad affrontare un distacco, una separazione, una scomparsa, e vivono il timore di non incontrare più colui che hanno vissuto come maestro e padre.
Curare il distacco
Per educare il bambino a vivere la paura dell’abbandono è importante prima di tutto curare il distacco, assicurando tempo e dedizione, in modo che l’esperienza possa essere meno traumatica e più facilmente metabolizzata. In effetti Gesù dedica parole, tempo, spiegazioni per aiutare i discepoli a diventare consapevoli dei diversi aspetti coinvolti in questa esperienza. La paura dei discepoli è motivata anche da un trauma precedente: hanno assistito alla morte di Gesù, vengono da un’esperienza recente di lutto e hanno bisogno, pertanto, di essere ulteriormente rassicurati. Il trauma, infatti, acuisce la percezione dell’abbandono.
Accoglienza e promessa
Un secondo suggerimento è l’accoglienza della paura, evitando di sminuirla. Gesù non banalizza quello che sta accadendo, ascolta i dubbi dei discepoli, li prende sul serio.
È inoltre importante che il genitore, nei confronti del bambino che deve affrontare la paura del distacco, mantenga la promessa del ritorno: occorre verbalizzare l’impegno e, ovviamente, viverlo con fedeltà. Capiamo dunque che è quanto meno appropriata la promessa di Gesù, una promessa che non riguarda solo il futuro, ma anche il presente. Gesù, infatti, promette di rimanere sempre con noi e resterà fedele a questa promessa per mezzo dello Spirito santo e dei sacramenti.
Rendere autonomi
Infine, occorre favorire l’autonomia del bambino. È importante che la paura, proprio perché può essere traumatica, non blocchi la crescita del bambino. Notiamo allora che Gesù fa entrare i discepoli proprio in questo processo di autonomia, crescita e responsabilizzazione. Nonostante la loro infanzia, la loro imperfezione e la loro incredulità, i discepoli sono chiamati a diventare adulti. A loro, così come sono, viene affidato il compito dell’evangelizzazione. Diventano in qualche modo, a loro volta, genitori di altri.
Siamo noi
È possibile allora leggere i testi di questa domenica, rivedendo innanzitutto noi stessi, noi come discepoli, come popolo di Dio, come Chiesa. Siamo così: spaventati dalla possibilità di essere lasciati soli, angosciati dal pensiero dell’assenza di Dio.
Siamo imperfetti, come i discepoli che non sono più dodici, ma undici. Il testo evangelico non teme di sottolineare questo dettaglio: è accaduto qualcosa, c’è stata una defezione, si è perso un pezzo. Possiamo riconoscerci in questi discepoli che vivono persino l’inevitabile ipocrisia, quella di ogni credente: si prostrarono, ma dubitarono! All’esterno compiono un gesto di riverenza e di fede, ma nel cuore sono divorati dal dubbio.
Fiducia e missione
Siamo noi. Eppure, è proprio a questa comunità sbilenca, azzoppata, claudicante, che Cristo affida la missione dell’evangelizzazione. Affida questa missione a dei bambini che devono crescere.
E forse non è un caso che questa missione venga affidata a una comunità imperfetta, perché solo nella consapevolezza del dubbio e della paura ci può essere spazio per Dio. Se si fosse trattato di un gruppo di gente perfetta, probabilmente avrebbero dimenticato presto Dio, pensando di bastare a se stessi.
Lasciamoci allora accompagnare da Gesù ad affrontare le nostre paure, proviamo a fare un passo per diventare grandi, adulti, per quanto sempre imperfetti, ma profondamente amati. Dio, ed è questo il grande mistero, si è fidato di noi!
Leggersi dentro
- Come vivi la paura dell’abbandono?
- In che modo il Signore ti fa capire che si fida di te?
