meditazioni

Anche oggi nessuno mi vuole! La paura di non valere abbastanza

Venticinquesima domenica del T.O. anno A

20 settembre 2026

Is 55,6-9; Sal 144; Fil 1,20c-24.27a; Mt 20,1-16

«Poiché noi “coltiviamo” Dio ma Dio coltiva noi».

Agostino, Discorso 87,1.1

Il mercato della vita

La vita è un po’ come stare sulla piazza del mercato: gli operai aspettano che qualcuno li prenda a giornata. A volte, però il tempo passa e nessuno ti vede. E quando ormai si avvicina la sera, ti prende l’angoscia per una giornata in cui non hai raccolto niente. Sulla piazza del mercato, a volte, ci si vende a buon prezzo, a volte ci si svende. Ti convinci magari che devi abbassare il prezzo del tuo valore per sperare che qualcuno ti compri.

Alcuni sono più fortunati, magari si fanno notare o arrivano nel momento giusto. Altri sono più timidi o semplicemente pigri. Si lamentano, ma in realtà non si propongono. Qualcuno se la prende con se stesso, si convince di non valere abbastanza. Ma anche chi è stato preso a giornata, a volte si trova dentro condizioni miserevoli: chi ti prende, a volte ti sfrutta. Ma pur di stare dentro la vigna di qualcuno, arriviamo anche a farci trattare male.

Intanto la vita passa e ti sembra di non avere trovato un senso.

Dio, però è un padrone diverso. Vuole semplicemente che ogni figlio possa riconoscere il valore della sua vita.

Il padrone della parabola raccontata da Gesù è un padrone insolito: va a cercare personalmente gli operai da mandare nella sua vigna. Di solito un latifondista non si sporcava con le pratiche di arruolamento e si affidava a degli intermediari.

Questo padrone invece esce personalmente, perché la vita di quella gente gli sta a cuore. Esce continuamente. Ogni tre ore. Ma a un certo punto spezza questo ritmo: dopo le tre del pomeriggio non aspetta altre tre ore, perché alle sei la giornata di lavoro sarebbe finita. Si anticipa, esce alle cinque. C’è ancora una possibilità per coloro che non hanno trovato una risposta al loro desiderio di essere presi. C’è sempre tempo, fino alla fine, per dare senso alla vita. Dio non si rassegna davanti alla nostra paura. Ai nostri occhi sembra che tutto sia finito, ma per Dio c’è sempre una possibilità.

La competizione

La logica di Dio fatica a contaminare le dinamiche umane, che spesso sono incancrenite dentro le storie della comunità. Le nostre relazioni sono segnate spesso dall’invidia. Viviamo di confronti. Non apprezziamo quello che abbiamo. Siamo convinti che togliendo agli altri, ne trarremo noi un beneficio.

Siamo così centrati su noi stessi, da non accorgerci della storia degli altri. Siamo portati a distruggere gli altri, invece di godere della nostra paga. Viviamo male il nostro salario, perché siamo concentrati sulla paga degli altri.

Viviamo di ruoli, di riconoscimenti e di primati. Si può anche essere arrivati per primi nella vigna, ma questo non vuol dire necessariamente che abbiamo lavorato in modo onesto e produttivo. I primati non sono mai la garanzia del valore della persona, raccontano solo una parte della storia.

Immagine di Dio

La parabola ci induce anche a chiederci quale immagine abbiamo di Dio. Gli operai della prima ora si aspettano giustizia. Hanno l’idea di un padrone che fa rispettare la legge. Un padrone che è innanzitutto un giustiziere.

Gesù ci svela il vero volto di Dio: non un padrone, ma un padre, a cui interessa che ogni figlio sia felice, che ognuno trovi la sua strada, che ognuno sia consapevole del valore della propria vita.

  • Sei riuscito a dare un senso alla tua vita?
  • Quale spazio hanno l’invidia e la competizione nella tua vita?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.