Ventisettesima domenica del T.O. A
4 ottobre 2026
Is 5,1-7 Sal 79 Fil 4,6-9 Mt 21,33-43
«La sua opera di coltivatore nei nostri riguardi
Sant’Agostino, Discorso 87,1.1
consiste nel fatto che non cessa d’estirpare
con la sua parola dal nostro cuore i germi del male,
di aprire il nostro cuore, per così dire, con l’aratro della parola,
di piantarvi i semi dei precetti
e d’aspettare il frutto della vita di fede»,
La brama del possesso
Ogni volta che pretendiamo di possedere quello che non è nostro, sottoscriviamo il nostro contratto di infelicità! Il cuore umano tende a possedere, forse per la paura della povertà affettiva. Abbiamo paura di rimanere soli, di non valere, di rimanere nudi. Entriamo così nel vortice dell’illusione. Nella vita infatti nulla è nostro, tutto ci può essere tolto in qualunque momento: le relazioni, gli affetti, la salute, i ruoli, persino la vocazione.
Ma proprio riconoscendo che non possiamo trattenere nulla, ci rendiamo conto che tutto quello che siamo e abbiamo è un dono. Abbiamo ricevuto e riceviamo tutto da Dio, ma i suoi doni non diventano mai nostra proprietà. Questo ci fa capire che noi valiamo molto più delle cose e soprattutto che Dio è più grande dei suoi doni. È lui che il nostro cuore deve desiderare veramente, non le cose! Le cose rendono schiavi, Dio libera.
Abitare la relazione
La vigna di cui parla il profeta Isaia e poi Gesù nel Vangelo rimanda al giardino della creazione. La dinamica è la stessa. Si tratta di uno spazio che Dio dona all’uomo gratuitamente: è la nostra vita, lo spazio della relazione con Dio. Il dono gratuito che il Signore ci fa della sua amicizia. E in questo spazio c’è sempre un punto di riferimento, un albero o un torchio che ci permettono di renderci conto di dove siamo.
È vero, infatti, che talvolta ci perdiamo, per questo Dio ripete a noi la domanda che rivolge ad Adamo: «dove sei?». Adamo pensò di trasformare il dono in possesso. La tentazione induce ad afferrare il frutto. L’uomo non si accontenta di ricevere il dono del giardino, ma vuole diventarne proprietario. Ed è lì che comincia a morire. Non vede più la gratuità del dono, ma si concentra sulla paura di perdere.
La cura della relazione
La vigna deve essere coltivata e custodita, proprio come il giardino. Se non ci prendiamo cura di una relazione, crescono le erbacce. Diventa irriconoscibile. Ma prendersi cura di una relazione non significa diventarne proprietari. Il padrone della vigna, nella parabola raccontata da Gesù, a un certo punto parte e se ne va lontano. Dietro questa immagine c’è forse anche la sensazione, che a volte ci attraversa, di essere abbandonati da Dio. Eppure, quel gesto del padrone rivela la sua fiducia nel servo: Dio ci vuole adulti, capaci di autonomia, in grado di gestire la libertà. È vero, a volte si fa da parte, dobbiamo confrontarci con il suo silenzio, ma quella distanza ci fa crescere. È lì che si rivela quello che ci portiamo nel cuore.
Rendere conto
Arriva sempre infatti il tempo del raccolto. È il momento in cui siamo chiamati a rendere conto. Non si tratta solo del momento finale della vita, ma di tutte quelle situazioni in cui ci viene ricordato che non siamo i proprietari, tutte le volte che facciamo fatica a lasciare, tutte le volte che vogliamo trattenere per noi, tutte le volte che abbiamo paura di perdere. Sono i momenti in cui siamo chiamati a riconoscere che il senso della vita è la riconsegna: siamo chiamati a restituire e a capire che il dono non può essere trattenuto. È lì che spesso nasce la crisi, il conflitto interiore e la fatica di capire e accogliere la volontà di Dio.
Gli scartati della storia
A volte siamo tentati di distruggere quella realtà che non vogliamo vedere. Siamo tentati di mettere da parte il Figlio, di non riconoscerlo, di estrometterlo dalla nostra vita. A ben guardare è anche quello che fa il mondo: l’illusione di liberarci del proprietario. Rischiamo così di vivere in un profondo inganno. Il Figlio diventa il primo scartato della storia. Rifiutato e non voluto. Ma Dio non si arrende e proprio attraverso gli scartati viene a salvarci, trasforma la storia. Gli scartati continueranno a bussare alla nostra parte, affinché noi possiamo aprire gli occhi sulla realtà. Allora ci renderemo conto che non siamo mai stati proprietari di nulla, tutto era un dono!
Leggersi dentro
- Sei consapevole dei doni che hai ricevuto?
- Vivi con un cuore grato o con la paura di perdere?
