meditazioni

Da qualche parte porterà. Come darti coraggio quando pensi di aver sbagliato treno

Meditazione sul Vangelo

della XIV domenica del T.O. anno C

3 luglio 2016

Lc 10,1-20

 

 

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

K. Kavafis

 

 

Non conosciamo il porto dal quale siamo partiti né sappiamo perché ci ritroviamo su questa barca, ma siamo in viaggio. La barca è salpata, la vita è iniziata. Inviati, buttati o gettati, di fatto siamo qui a solcare queste onde. Timorosi e urlanti, siamo entrati nella vita. Non abbiamo neppure chiesto di essere accolti. Questo mondo, fatto anche di violenza, di incomprensione e di dolore, si è rivelato tutto sommato affidabile. In un modo o in un altro, ho trovato il mio posto, mi sono collocato sulla barca.

 

Ci portiamo però nel cuore sempre un anelito, il desiderio di riconoscere quella voce che ci ha chiamato alla vita, vorremmo ricordare il luogo dal quale siamo partiti, la nostra origine, l’inizio del viaggio.

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Chissà, forse quella voce che oggi, in questo testo del Vangelo, ci spinge a riprendere il viaggio della vita rinnova in noi la memoria di quell’inizio: diceva loro, il verbo è all’imperfetto, indica un’azione che non si è conclusa, è la voce che ancora continua a dirci come stare nel viaggio. Colui infatti che oggi continua a inviare è egli stesso l’Inviato per eccellenza: è l’inviato che conosce l’Origine.

 

Siamo inviati a due a due, mai senza l’altro. Non esistiamo mai isolati, soli, autonomi o autosufficienti. E ogni volta che ci arrotoliamo sul nostro io, dimenticando l’altro, tradiamo la nostra identità. Quel due dice la nostra realtà: non siamo mai slegati dal mondo. Le mie scelte non sono mai soltanto mie, coinvolgono sempre un altro.

Non viaggiamo mai da soli: l’altro è colui che può testimoniare a mio favore. La mia parola è credibile perché è condivisa da un altro.

Il numero due è il germe della comunità: nasciamo già come parte di un insieme. La comunità non è qualcosa che costruiamo a posteriori, ma siamo fin dall’inizio parte di un gruppo. Apparteniamo sempre a qualcuno. Non apparteniamo mai solo a noi stessi. Anche Gesù, l’Inviato per eccellenza, non è mai slegato dal Padre.

 

Veniamo in questo mondo fragili, infanti (incapaci di parlare), deboli perché assolutamente incapaci di rivendicare i nostri diritti: siamo agnelli in mezzo ai lupi. Il mondo potrebbe fare di noi qualunque cosa. Iniziamo il viaggio senza alcun potere davanti alle tempeste. L’esperienza della vita ci rimanda tante volte al ricordo di quell’inizio, continuiamo a sentirci come agnelli in mezzo ai lupi. E Gesù continua a mandarci così nella vita: non diventate violenti! Offrite una parola debole, una parola che interpella senza imporsi, una parola che invita senza pretendere!

Il discepolo di Cristo non può mai diventare lupo, ma deve imparare a mantenere la vulnerabilità dell’agnello.

 

Per evitare di affondare, bisogna liberarsi dei pesi: nel viaggio della vita non possiamo portare bisacce, non possiamo portarci dietro i pesi di tutte le situazioni della vita che infiliamo come pietre nelle nostre valigie. La bisaccia è il segno di chi non riesce a lasciar andar, ma anche di chi non di fida: troveremo oggi ciò che può nutrirci, non abbiamo bisogno di fare riserve, ci sarà una manna per oggi.

 

Il viaggiatore ideale non porta neppure i sandali ai piedi, perché è un uomo ostaggio della Parola. Solo l’uomo libero indossava i sandali. Gesù chiede di lasciarli, perché non portiamo noi stessi, ma la Parola che un altro ci consegna. L’identità che siamo chiamati a scoprire è quella di servitori della Parola. Forse, scoprire questa identità vuol dire già riconoscere il senso del viaggio.

 

Se vuoi portare a termine il viaggio non puoi fermarti in ogni porto. È necessaria una libertà dai legami. Occorre imparare a congedarsi, ma anche a sapersi fermare: restate in quella casa

La casa è l’immagine dell’altro. La vita ci porta a entrare nelle case degli altri, nelle loro vite. Possiamo entrare con delicatezza, chiedendo il permesso, oppure possiamo vandalizzarle, occuparle, spadroneggiare.

Le relazioni possono nutrirci: mangiate quello che vi sarà offerto. Ma è inutile cercare quello che non c’è. In ogni relazione, in ogni casa, possiamo trovare un cibo che nutre, ma sarebbe disonesto e inopportuno chiedere quello che non c’è. Ma in ogni casa può capitare anche di trovare un malato da guarire: siamo inviati per prenderci cura dell’altro non per ucciderlo con le nostre pretese.

 

Come Gesù stesso ha appena sperimentato, lungo il viaggio sperimenteremo però anche il fallimento, ci sarà anche chi non vuole accoglierci. Nel viaggio della vita, i discepoli vivranno anche l’esperienza del rifiuto. Non è un dramma, ma un momento inevitabile della vita.

 

Nel viaggio della vita attraverseremo tanti luoghi, probabilmente saremo chiamati ad attraversare anche Sodoma, il luogo della perversione e dell’ambiguità, o forse anche Tiro e Sidone, i luoghi degli affari, dove le relazioni diventano un’occasione per sistemare i proprio conti con la vita, dove ci sentiremo sfruttati e defraudati.

 

Comunque sia andata, i discepoli tornarono da Gesù pieni di gioia. C’è qualcosa in questo viaggio della vita che tutto sommato sembra dirci che ne vale la pena. E c’è un momento in cui occorre fermarsi e rileggerlo. Ma soprattutto possiamo scoprire che questo viaggio ha un nome, un nome scritto nel cielo, scritto da sempre, un nome che è il senso che non ci ha mai abbandonato lungo la strada.

 

 

Leggersi dentro

–          Quali sono i luoghi che oggi stai attraversando nel tuo viaggio?

–          Cosa succede se ti fermi a rileggere la strada che hai percorso fino a oggi?

6 commenti

  1. Amati da sempre, siamo stati chiamati all’esistenza solo per un atto di Amore. La nostra vita va ben oltre il biologico perché è Lui il padre di ogni vivente . Anche Lui nella pienezza dei tempi ,si è fatto nostro compagno di viaggio , ci ha indicato la via e ci ha inviato ai fratelli. La strada almeno per me nn è stata facile e le tante fragilità ,i tanti inganni del mondo hanno rallentato il mio passo ,hanno vanificato nel tempo la missione affidatami. E quando per Sua grazia ho ritrovato quel treno ormai smarrito, nn sapevo che era solo l’inizio, e che avrei dovuto compiere tanta strada ( e tanta ancora me ne resta ), spogliandomi gradualmente di tutto il superfluo che avevo accumulato . Adesso,consapevole della Sua presenza nn potrò mai più naufragare . Ed è gioia grande.

  2. Grazie, don Gaetano, questa riflessione, come spesso avviene, incrocia un momento particolare della mia vita. Tutti i luoghi che noi incontriamo vivendo, come il cammino di Gesù, possono presentarci attimi di sconcerto, sconforto e paura. Ma da un po’ di tempo, purtroppo troppo poco, so che bisogna procedere con coraggio, lasciandoci alle spalle paure e amare considerazioni. La vita terrena è così. E bisogna percorrerla serenamente, come agnelli in mezzo ai lupi. Ma anche davanti ai lupi, si sa, il coraggio e la forza avranno la meglio. Buona domenica.

  3. Itaca di Kavafis è una poesia meditata da tanti anni, e sempre ricorrente. Collegarla al Vangelo di questa domenica è un regalo in più ricevuto da P. Gaetano … Come ho voluto dirle, con grande sincerità, domenica scorsa, lei mi sta attraendo a poco a poco su un altro binario, a fare un cambio di treno, a scegliere meglio la destinazione. Grazie ancora.

  4. Sono i luoghi dell’amicizia, dello stare bene insieme, dell’incertezza, del vuoto, della costruzione di legami e dei consolidamenti, del pensare all’altro, della fatica e della gioia.

  5. Mi chiedo se qualche discepolo abbia portato i sandali, una bisaccia o se, entrato in una casa, abbia chiesto da mangiare qualcosa senza prendere ciò che veniva liberamente offerto. Mi chiedo, cioè, se i discepoli abbiano seguito quello che Gesù aveva chiesto loro di fare.
    Viviamo e pensiamo come gli uomini, mentre Dio pensa e ragiona in un modo completamente diverso. Dio chiede di non fare quello che, invece, all’inizio di un viaggio si fa sempre: fare i bagagli, salutare, prendere scarpe e vestiti, i soldi, le cartine e le mappe, i biglietti.
    Chiedo a Dio la grazia di innamorarmi di Lui perché, trovando Lui, trovo me stesso e l’inizio del mio viaggio. Solo così, alla fine, troveremo la felicità del ritorno, proprio come i 72 discepoli.

  6. Camminavo a piedi al buio, spingendo la mia bicicletta, dovevo attraversare una strada, a me nota, verso la stazione dei treni………pensai : se anche passassero delle auto, con i loro fari mi vedranno…..ad un tratto una luce proveniente dalla chiesa, in cima alle scale, sul ponte vicino la stazione. Su quelle scale salivano sacerdoti con vesti bianche ed in mano candele accese. Li seguii, entrai. In una stanza, dietro un tavolo (come fosse una commissione di esami) degli uomini ed un bambino. Il più anziano
    ( Amos? Amorth?) mi disse : “sì, ma c’è una cosa che ancora non hai confessato”. Esco e mi trovo in un ascensore con mamma e papà , racconto loro quanto accaduto…..papà ride, mamma è preoccupata.
    Questo sogno l’ho fatto circa dieci anni fa.

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