meditazioni

Piuttosto che ucciderti, morirò danzando! Questa violenza figlia del nulla del nostro tempo

Meditazione sul Vangelo

della XIX domenica del tempo ordinario anno C

7 agosto 2016

Lc 12,32-48

 

Perdonare il perdonabile, il veniale, lo scusabile,

ciò che si può sempre perdonare, non è perdonare.

J. Derrida

La violenza bussa a casa nostra e improvvisamente ci sentiamo travolti dall’orrore. Ci accorgiamo improvvisamente che il mondo è violento e dopo i primi attimi di panico e di smarrimento, cominciamo anche noi a pregustare la possibilità agghiacciante di diventare altrettanto violenti, ci proponiamo di non essere da meno nella barbarie, cominciamo a immaginare la possibilità di essere finalmente mostruosi, ma con la coscienza a posto. La spirale di violenza è ormai aperta. L’epoca del perdono e della tolleranza è archiviata.
Come siamo arrivati fino a questo punto?
È proprio vero che questa violenza ci sorprende o ci abitava già da tempo?

Il Vangelo di Luca parla di un tempo di attesa lungo, troppo lungo, talmente sfiancante che ci si dimentica di cosa si sta aspettando. Il morbo che attacca la memoria come in Cent’anni di solitudine di G.G. Marquez, ha invaso anche il nostro mondo: non sappiamo più chi siamo, non sappiamo più cosa voglia dire essere europei, cosa voglia dire essere cristiani, non ci ricordiamo più di essere stati colonizzatori, sfruttatori, nazisti e fascisti, dobbiamo mettere etichette sulle cose per ricordarci a cosa servono.

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La violenza è generata dal vuoto, quando non abbiamo più ragioni per vivere, la vita non vale più niente: se ucciderti è così facile, vuol dire che la vita non ha più valore. Sì, siamo travolti dalla violenza, ma improvvisamente ci accorgiamo che anche per noi non è così difficile diventare violenti.
Quando non ti aspetti più nulla dalla vita, quando non riesci più a immaginare un futuro, quando non hai più ragioni per cui vivere, hai due alternative: o diventi depresso e ti suicidi o diventi violento e dai un surrogato di senso alla tua vita uccidendo l’altro.

Dov’è il tuo tesoro? Hai davvero ancora qualcosa di prezioso per cui vivere? Se il tesoro non c’è, se non c’è più desiderio, valore, ideale, allora il cuore non ha più ragioni per vivere.
Quando perdi la speranza nel futuro, quando non credi più che ci sia un domani per te, allora cominci a divorare tutto quello che c’è. Quando non hai più motivi per vivere, l’unico motivo è diventare padrone dell’altro.

Noi viviamo in questa notte dove non riusciamo più a trovare la fiducia nel sole di domani. La violenza che ha bussato alla nostra porta, ci ha solo messo davanti a un’alternativa: o ritroviamo ragioni per vivere o cediamo alla violenza.

Aspettare con le lampade accese, come dice il Vangelo di Luca, vuol dire non spegnere la ragione. Quella lampada accesa mi ricorda che sto aspettando qualcuno, mi ricorda che c’è un senso, un motivo per vivere.
Ormai le lampade si stanno spegnendo una dopo l’altra e non aspettiamo più nessuno. Le nostre case sono blindate, i nostri occhi sono puntati su uno schermo, le nostre chiese sono vuote, non ci incontriamo più, non abbiamo più neanche la possibilità di condividere le nostre paure, siamo soli.

Piccolo gregge, non spegnere le ultime lampade dei visionari, degli ingenui, di coloro che ancora credono che lo sposo arriverà, che ancora si sforzano di ricordare i passi di quella danza che da tempo sussurrano nel cuore.

Piuttosto che ucciderti, morirò danzando!

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Leggersi dentro

  1. Cosa suscita in me la violenza di questo tempo?
  2. Cosa dà senso alla mia vita e mi permette di attraversare la notte?

 

PS: queste idee mi sono state donate da un giovane confratello in una conversazione serale…quasi notturna.

9 commenti

  1. Non credo nella violenza, ma negli ultimi tempi sono stato ripetutamente oggetto
    di violenza non solo verbale.
    A volte è necessario in questa violenza diffusa dove non c’è possibilità di dialogo
    difendersi se pure in misura molto limitata, verificandone i risultati.
    Grazie a Dio ci sono stati risultati positivi !
    La violenza, purtroppo è generata da un vuoto sociale, dove dominano le disuguaglianze sociali e dove le persone non hanno più un luogo dove possono confrontarsi. Ma credo che la ragione fondamentale di questa violenza sia la nostra incapacità di amare e per imparare ad amare c’è bisogno di qualcuno che te lo insegni in modo concreto anche con piccoli gesti di solidarietà.
    Grazie a Papà Francesco !

    Con la fede in Cristo Risorto.

  2. Mi da’ senso, o acquisto senso, quando posso stare vicino a chi e’ nella sofferenza e trovare e dare sollievo.

  3. Nella notte nera della violenza e della mancanza di amore fra gli uomini, mi coglie sempre la speranza della luce del Logos, la gioia della Resurrezione, l’infinita continuità dell’anima nel tempo e nello spazio.
    Aspettare nella notte dell’odio con il cuore pieno di amore per gli altri mi fa sentire meno sola. Perché c’è una speranza infinita nel perdono e nella misericordia. Per me, per esempio somigliare al padre del Figlio prodigo, mi fa percepire il senso dell’amore di Dio.

  4. Nella notte delle violenze o dell’odio mi illumina la luce del Logos e la speranza della Resurrezione, e il pensiero dell’anima che si stacca oltre lo spazio e il tempo umano.
    Grande conforto mi dà essere come il padre del figlio prodigo, eternamente volta al perdono e alla misericordia, a fronte dell’umana aridità.

  5. La violenza è sempre stata una realtà nel mondo dell’uomo corrotto dal peccato di origine .Diversa ,secondo i tempi ,nella sua estrinsecazione ma presente. Violenza domestica ,sociale ,violenza tra i popoli . Alla base sempre la sopraffazione e il potere . L’Io al posto di Dio . E la notte , il buio della vita, sono sconvolgenti senza una bussola,senza una meta .La luce è la fiducia nella Sua Parola , nell’Amore che cerca sempre di riversare nei nostri cuori ,nella capacità di trasformare nel quotidiano la sofferenza e il male che ci attanaglia tutti in piccole gocce di bene e fraternità.

  6. 1) L’esasperazione, l’isolamento, le ore di sonno che non si possono fare, la privazione forzata di ciò che serve per vivere ecc.
    2) Una speranza. Es: Lava (Disney)

  7. Purtroppo sono stata vittima di violenza io stessa, avendo subito bullismo e offese di ogni genere…
    Questo ha causato in me perdita di fiducia in me stessa…
    C’è la violenza che si subisce personalmente e poi ci sono attacchi a comunità umane come ad esempio le persecuzioni che subiscono i cristiani, gli attacchi a persone con tendenza omosessuale, violenza contro le donne, i bambini, ecc…
    Viviamo in un clima di odio, basta vedere i socialnetworks. Ci sono profili che hanno lo scopo di attaccare persone conosciute e comuni mortali,scrivere falsità sulla Chiesa, il Papa, le persone che hanno tendenza omosessuale, attacchi alla vita umana, ecc…
    L’unica cosa che mi rincuora è che Gesù ritorna e metterà fine a tutto ciò. “La sua sposa è pronta?” “Io sono pronta?” “Cosa posso fare per mettere fine a questo clima di odio?” E spesso mi sento inadeguata…

  8. Buongiorno, Grazie per questa parola spezzata. Vorrei chiedere un favore. È possibile conoscere l’autore delle immagini inserite nei commenti biblici, in particolare mi colpisce la danza con gli scheletri che mi ricorda quella del Cristo sorridente nel castillo de Xavier. Grazie Silvia. Ssd

    Inviato da iPad

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