meditazioni

La mia vita non è una prateria. Perché in amore ci vogliono le porte

Meditazione sul Vangelo

della XXI domenica del T.O. anno C

21 agosto 2016

Lc 13,22-30

Se voglio che la porta si apra, i perni devono essere saldi.

Wittgenstein

 

Davanti alla delusione o all’occasione mancata, ci consoliamo pensando che se Dio ci ha chiuso una porta, ci aprirà un portone!

Non vorrei scoraggiare l’irrazionale fiducia di chi cerca disperatamente un motivo per non abbattersi, ma ho l’impressione che molte volte le porte siano state aperte davanti a noi, eppure abbiamo preferito non vederle.

Un po’ come nel romanzo di H. G. Wells, La porta nel muro, in cui si racconta la storia di un bambino che trova una porta misteriosa. Apertala, trova un giardino meraviglioso, un giardino così bello che solo passare lì un po’ di tempo lo rendeva felice. Il giorno dopo cerca di nuovo quella porta, ma non la trova. Negli anni successivi, la porta riappare, ma il protagonista è sempre preso da cose più urgenti.

porta nel muro

Chissà se questa immagine non valga anche per quella porta che ci consente l’accesso al cuore dell’altro. Nelle relazioni sane c’è sempre infatti una porta a cui bussare.

Alcune persone preferiscono smontare dai cardini la loro porta d’ingresso, per paura che gli altri non si accorgano degli arredamenti interni. L’esito però è spesso catastrofico, perché gli altri entrano senza permesso, devastando le stanze e arrivando nei momenti meno opportuni. Al contrario, ci sono anche quelli che preferiscono blindare i loro ingressi, a volte usando perfino combinazioni che, con il tempo, loro stessi dimenticano. Sono case destinate a essere abitate dagli spettri.

Bosch

Spesso la porta dell’altro ci passa davanti, eppure preferiamo vivere i nostri incontri sulla piazza per evitare di fare le scale e chiedere permesso. Sono le porte che poi scompaiono e alle quali ci rammarichiamo di non aver bussato.

Nel Vangelo Gesù parla spesso della porta come di un passaggio fondamentale per vivere la relazione: la porta è quella dell’amico a cui non bisogna smettere di bussare per ottenere il pane, la porta è quella della casa del Padre che rimane sempre aperta, la porta è quella dell’ovile, la porta da cui si può entrare e uscire perché nella relazione si rimane liberi. Questa porta che rimane sempre aperta non è solo l’immagine di chi accoglie, ma è anche l’immagine di chi non intende fare prigionieri: a volte infatti lasciamo entrare l’altro, ma poi non gli permettiamo più di andar via!

Gesù parla di se stesso come la porta: è l’accesso al giardino che si presenta nella nostra vita, a volte in momenti che ci sembrano inopportuni. È vero che la porta rimane sempre aperta, ma bisogna anche decidersi a entrare. È vero che la misericordia non ha confini, ma occorre cercarla.

Se siamo rimasti chiusi fuori, non sempre possiamo dare colpa alla porta che non c’è. Se la porta è stretta occorre abbassarsi, come l’ingresso delle celle dei monaci, a cui viene chiesto ogni giorno di non dimenticare che solo l’umiltà permette di entrare nella relazione con Dio.

È inevitabile che ci siano condizioni per entrare nella casa dell’altro, perché si entra in uno spazio che non ci appartiene, uno spazio che mi è donato, ma che non conosco.

Nella relazione con l’altro, come nella relazione con Gesù, non posso fare quello che voglio: non sono mai il padrone unico della relazione. Questa porta stretta mi ricorda che il mio Io deve farsi un po’ più piccolo per entrare nella casa dell’altro. Se il nostro Io è troppo ingombrante, se al centro ci sono sempre solo io, i miei interessi e i miei tempi, sarò sempre troppo grosso per entrare attraverso la porta che mi permette di accedere alla vita dell’altro. Alla fine non potrò fare altro che rimanere fuori.

Se i primi non diventano ultimi non riusciranno a entrare per la porta stretta, perché portano con sé tutta la loro presunzione di sapere. Per entrare nella relazione con Gesù bisogna spogliarsi delle proprie convinzioni. Gesù si riferisce ai Giudei che, pur avendo incontrato per primi Cristo, la porta, non sono riusciti a entrare perché appesantiti dalle loro visioni irrigidite. Gli ultimi invece non hanno nulla da perdere: hanno già perso talmente tanto da essere ormai nudi.

White doors or open doors Hammershoi

Leggersi dentro

–          Hai mai bussato alla porta di Cristo o ti sei accontentato di incontrarlo in piazza?

–          Che tipo di porta è quella che permette di entrare a casa tua?

14 commenti

  1. Il testo del vangelo di domenica l’ho letto mercoledì e mi sono spaventata. Non voglio restare fuori la porta e dopo aver letto questo commento ho solo una domanda: cosa devo fare per non restare fuori?

  2. La porta di Cristo è la porta più importante attraverso cui trovare il senso e il valore del dono immenso che abbiamo ricevuto . e un giorno ,deposto ogni idolo ho bussato finalmente alla Sua porta trovando misericordia e perdono . Nn è stato comunque facile varcare quella soglia perchè troppo grande ,incondizionato e gratuito il Suo amore .

  3. Il Vangelo di oggi e quanto scrivi sul blog mi offrono anche un’inattesa considerazione: noi siamo passati per una porta stretta quando siamo venuti al mondo e dalla porta stretta della morte dovremo passare. Sono due passaggi oscuri che ci costano e che non vorremmo mai valicare, né per nascere, né per morire. Ma dobbiamo comunque entrare e uscire, facendoci piccoli per aprire e chiudere un percorso terreno. Poi c’è l’altra porta, quella del giardino, dove ci sono le meraviglie inesplorate….ma lì mi fermo perché cerco ogni giorno di immaginare il portale dell’infinito e di comunicare con lui.

  4. E comunque per rispondere con chiarezza alla domanda principale: ho aperto la mia porta al Signore e per questo le mie porte sono aperte per tutti, anche per chi mi chiude sfacciatamente la sua.

  5. La porta si apre e si chiude. E’ un passaggio che mi consente di entrare od uscire dalla relazione. È un varco libero perciò è una scelta; da’ il senso del movimento, vado verso…, per fortuna non è univoca. Gesù è una scelta, un passaggio con umiltà. Quando si è delicati nell’accogliere, l’altro si fida e viene incontro. Grazie, un abbraccio

  6. Spesso scrivo e riscrivo, correggo e ricorreggo i commenti che vorrei pubblicare
    su questo blog, ma una sorta di abulia me lo impedisce anche se è nella mia natura credere che possano essere utili a qualcuno.
    Domenica ho ascoltato un commento diverso.
    Questa meditazione, del Vangelo di Luca, invece, mi solletica un pò.
    La porta del mio cuore è sempre aperta, ma c’è una condizione :
    ” Il rispetto della persona umana “.
    Se non c’è, perdonatemi la franchezza non sono violento, ma credo che un buon e salutare calcio nel sedere sia la migliore risposta. Poi possiamo incominciare a parlare democraticamente.
    Non ho mai bussato consapevolmente alla porta di Cristo, ma ho fatto sempre quello che ritenevo giusto : operare concretamente nelle realtà, e credo che nella sua infinito amore, non solo mi ha aperto la porta, ma mi ha anche salvato.
    Molti credono di poter incontrare Cristo solo in Chiesa, ma dovrebbero rileggere il
    Vangelo.
    Per il momento non ho altro da aggiungere, e credo che sia il modo migliore per commentare : scrivere subito su questo blog.

    Come sempre un saluto AFFETTUOSO.

  7. La Chiesa è madre genera e continua a generare figli . Cristo lo incontriamo se lo desideriamo in ogni istante,in tutte le periferie esistenziali.” Ite missa est “è il commiato con cui siamo invitati a lavorare nella Sua Vigna .

  8. Io non so Tu chi sia.
    Non so da dove vieni.
    Non so dove vai.
    Ma una cosa la so !
    So che sei ” UNA PERSONA ”
    Ed è per questo che io ti ” AMO “.

    Con la fede in Cristo Risorto !

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