Per Natale regalate una sveglia alla Bella addormentata! Soluzioni alternative all’auspicato passaggio di un Principe azzurro

Meditazione

sul Vangelo della I domenica di Avvento (anno A)

27 novembre 2016

Mt 24,37-44

Io dormo, ma il mio cuore veglia.

Cantico dei Cantici 5,2

 

La notte a volte fa paura, perché svegliarsi può voler dire incontrare l’orrore: «Mai dimenticherò quella notte – scrive Elie Wiesel –  la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata».

notte

Cosa succederebbe se aprissimo gli occhi? Tante volte dormiamo per non vedere. Ci tiriamo su le lenzuola della superficialità e ci imbocchiamo le coperte dell’insicurezza. Ci illudiamo che continuando a dormire, prima o poi, la realtà ci lascerà in pace e non ci chiederà più di deciderci.

Dormiamo per continuare a sognare. Preferiamo vivere nei nostri sogni di gloria, nelle nostre illusioni. Nel sogno possiamo continuare a vederci come non siamo. Dormiamo per sognare una relazione che in realtà non c’è più o per nasconderci dentro un futuro che non c’è ancora. Fino a quando la sveglia della vita, prima o poi, ci rimette davanti allo specchio.

Come la Bella addormentata, aspettiamo che qualcun altro si prenda la responsabilità di svegliarci. La notte, a volte, è dentro al cuore, e non possiamo fare altro che dormire. Non possiamo fare altro che sperare che, prima o poi, il Principe azzurro passi anche di qui.

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Passiamo gran parte della nostra vita dormendo, inconsapevoli di  quello che accade dentro di noi e proprio per questo diventiamo incapaci di scegliere.

Non aspettiamo più nulla, perché i giochi ci sembrano ormai fatti: la vita ha preso la sua piega e non c’è ferro da stiro che riesca a rimuoverla.

Quando qualcuno ci dice «non puoi farci nulla!», possiamo però sempre rispondere «invece sì, posso svegliarmi!». Solo così la vita può smettere di essere l’incubo nel quale siamo rimasti intrappolati.

Il luogo più pericoloso in cui rischiamo di addormentarci è il nostro cuore. Ci addormentiamo quando non desideriamo più. La vita ci porta via, come un ladro, le cose più preziose: la nostra voglia di amare. Per essere padroni della propria vita, occorre vegliare sulla casa, custodirne le porte.

Ci addormentiamo quando non ci rendiamo più conto di quello che accade dentro di noi. E allora la vita sceglie al posto nostro, senza darci alcuna spiegazione. Le cose avvengono e ci travolgono: uno sarà preso e l’altro lasciato.

I figli di Noè ci assomigliano nella loro superficialità e indifferenza: le cose avvengono, ma loro non se ne accorgono. Sono talmente ripiegati sui loro affari, sui propri automatismi, sono talmente concentrati sui propri bisogni che non c’è più spazio per i desideri.

Il primo luogo su cui vegliare è il cuore. La casa che il ladro può scassinare è innanzitutto la nostra vita. Svegliarsi vuol dire prendere consapevolezza di quello che si sta muovendo dentro di noi. Tenetevi pronti, dunque, perché non sapete quando la vita vi chiederà di scegliere.

Ed è proprio nell’ordinarietà della vita, mentre lavoriamo nei campi dell’autocompiacimento o mentre giriamo la macina dei nostri affari, che la vita sceglierà per noi.

Saremo presi o lasciati senza averlo deciso. Mentre dormiamo, infatti, la vita va avanti e ci travolge. Mentre la Bella addormentata si assopisce, il bosco intorno a lei cresce.

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Vegliare vuol dire dunque diventare consapevoli, consapevoli di quello che si muove nel cuore, perché solo questa consapevolezza prelude alla possibilità di scegliere.

Prima di invitarci a vegliare, Matteo ci ha suggerito di guardare come il ramo di fico diventa maturo. Nella vita ci sono dei processi da osservare per capire cosa sta succedendo. Come il ramo di fico, così la vita ci mostra a che punto sono le cose.

Vegliare è rendersi conto a che punto è la notte, soprattutto per rendersi conto che la notte non è mai senza fine.

 

Leggersi dentro

–          Qual è il tuo sogno di questo momento?

–          Cosa sta avvenendo realmente nel tuo cuore in questo tempo della tua vita?