Siamo tutti nello stesso dramma. Alla ricerca del proprio ruolo nella Passione di Cristo

Meditazione sul Vangelo

della Domenica delle Palme (anno A)

9 aprile 2017

Mt 26,14-27,66

 

Tutto il mondo è un palcoscenico.

E tutti, uomini e donne, non sono che attori.

Hanno le loro entrate e le loro uscite;

ciascuno nella sua vita recita diverse parti.

Shakespeare

 

 

Un racconto è tanto più efficace quanto più ci permette di immedesimarci in esso. Anche quando ascoltiamo la storia di un’altra persona, ne siamo colpiti nella misura in cui parla anche un po’ di noi. Del resto, già la tragedia del mondo classico aveva un potere catartico proprio per il fatto che tutti potevano in qualche modo rivedersi nei personaggi: era come se ciascuno fosse segretamente svelato in quello che veniva rappresentato pubblicamente.

Pompei. mosaico con musici ambulanti, II sec d.C.

Qualche anno fa, il film Freedom writers, riproponeva questa dinamica: ragazzi difficili di una scuola che prevedeva un programma di integrazione raziale erano invitati a leggere il Diario di Anna Frank. Senza conoscere la storia, cominciano a identificarsi nella protagonista, fino al punto da restare sconvolti e arrabbiati con l’insegnante quando scoprono che Anna Frank è morta in un campo di concentramento.

freedom

Il racconto della passione di Cristo, che è il nucleo originale del Vangelo, ci invita a fare la stessa cosa: la vera domanda è dove sono io in questo racconto? Cosa sta dicendo di me?

Per questo motivo, può essere utile andare a scoprire gli attori di questo dramma e riascoltare il messaggio che vogliono consegnarci.

 

Giuda [Basta con tutte queste chiacchiere!]

Giuda è il rovescio della donna che ha appena spaccato il vasetto con l’olio per ungere il corpo di Gesù: quella donna sprecava l’amore, Giuda cerca di guadagnare sull’amore. Giuda è un uomo pragmatico: guarda al risultato. Questo maestro continua a fare solo chiacchiere. I problemi continuano ad affliggere l’umanità. Non si vede nessuno spiraglio di salvezza. Piuttosto che costruire un esercito e fare piazza pulita, Gesù continua a rivelarsi sempre più debole, incerto, un perdente insomma. Non è il maestro trionfante che Giuda aveva deciso di seguire. E ogni volta che non riusciamo a capire il modo di agire di Dio nella nostra vita, proviamo a costruirci noi le soluzioni che ci piacciono o che almeno ci convincono. Forse, poi, come Giuda, ce ne pentiremo, ma non possiamo fare a meno di uscire dall’immobilismo. Tutti noi siamo Giuda. I discepoli infatti si chiedono senza alcun pudore sono forse io, Signore? Ciascuno di noi è il possibile traditore!

Giuda

Pietro [Ci penso io!]

Pietro è l’uomo che pensa di poter contare sempre solo sulle proprie forze. Pietro è l’uomo che si basa sempre sulla sua forza di volontà. Pietro è un idealista, un emotivo, uno che agisce sempre sulla spinta della propria emozione. Si butta subito avanti, senza chiedersi realisticamente se può farcela davvero. Mette il piede fuori dalla barca per camminare sulle acque, pensando di potercela fare anche in quel caso. Non conosce limiti. Eppure davanti alla sofferenza si addormenta, ha il cuore pesante, non riesce a vegliare con Gesù. Pietro, nonostante le sue buone intenzioni, è tra coloro che lo abbandonarono e fuggirono. Pietro arriva a mentire a se stesso pur di non vedere la sua debolezza, arriva a dire di non conoscere Gesù, perché non ha il coraggio di ammettere che proprio lui ha abbandonato l’amico davanti al pericolo. Solo quando trova il coraggio di abbandonarsi al pianto, Pietro prende per la prima volta contatto con la sua debolezza. Le lacrime purificano i suoi occhi e gli permettono di vedersi veramente per quello che è: un uomo fragile come tutti gli altri.

Pietro

Lo zelota [Non si può mai sapere]

È un uomo che non ha nome, forse perché non è degno neppure di essere nominato o forse perché ciascuno di noi può rivedersi in lui. È un discepolo probabilmente che, nonostante abbia camminato con Gesù e abbia ascoltato i suoi discorsi, non ha mai smesso di conservare una spada sotto il cuscino. Siamo noi che nonostante le apparenze e i buoni propositi non abbandoniamo mai definitivamente le armi per ferire gli altri. Gli zeloti erano rivoluzionari, terroristi, che nelle manifestazioni di popolo, approfittando della calca, tiravano fuori la spada e facevano strage. Forse anche noi siamo come gli zeloti, che senza farci scoprire, alla prima occasione tiriamo fuori la spada per sfogare la nostra rabbia. In fondo, se non abbiamo mai buttato via quella spada è perché non abbiamo mai creduto veramente alle parole di Gesù.

Zelota

Sommo sacerdote [Si è fatto sempre così]

È l’uomo che vuole essere confermato nelle sue convinzioni e che non accetta di essere messo in discussione. È l’uomo apparentemente giusto e intransigente che non esita ad affermare consapevolmente il falso pur di avere ragione. Il Sommo sacerdote dà credito consapevolmente a falsi testimoni. È l’uomo che non accetta incertezze e ambiguità: meglio una verità falsa, ma certa. Il suo scopo è ottenere da Gesù risposte chiare e definitive. Si straccia le vesti, ma in realtà sono i suoi schemi che vanno in frantumi davanti alla parola di Gesù. Gesù ci manda in crisi, perché ci invita a cercare e a metterci in discussione. Fin da subito, ci aveva chiesto di cambiare il nostro modo di pensare. Coloro che pretendono di non essere messi in discussione, solo perché si è fatto sempre così, non possono mai entrare nella scuola di Gesù.

sommo sacerdote

 

Pilato [Vado bene così?]

Pilato è il narcisista del nostro tempo. L’uomo assillato dalla sua immagine. L’uomo che non vuole deludere nessuno per paura di non essere più amato. È l’uomo che cerca il consenso di tutti e proprio per questo motivo finisce con lo scontentare tutti. È l’uomo che non prende mai posizione e abdica alla sua responsabilità. Sente le pressioni e le attese degli altri, persino della moglie e della folla, cioè di soggetti deboli che non dovrebbero creare ansie e preoccupazioni, ma è talmente insicuro che ogni parere diventa per lui un giudizio pesante. Pilato è l’uomo che ha sempre paura di sbagliare e che davanti a ogni fotografia ha paura di non venire bene.

Pilato

Barabba [In paradiso per scambio]

Barabba vuol dire “figlio del padre”. Tutti noi siamo figli di un padre e figli del Padre. Perciò ciascuno di noi è Barabba. Barabba racconta il destino di ciascuno di noi. Siamo peccatori, avremmo meritato la morte, eppure un altro, uno forse che neppure conosciamo bene, imprevedibilmente e gratuitamente, senza che noi ne avessimo alcun merito, ha preso il nostro posto nella morte. Così, come si dice a Napoli, siamo andati in paradiso per scambio.

Barabba

Simone di Cirene [Perché proprio a me?]

Simone è l’uomo costretto a portare la croce, una croce che non ha scelto, che non ha meritato, eppure la vita, improvvisamente, gliel’ha messa addosso. Simone è l’uomo che vive la sofferenza. Come Simone, mentre siamo sotto la croce non possiamo capirne il senso. Sotto il peso della croce possiamo solo gridare e lamentarci. Simone potrà dare un senso a quella croce soltanto dopo, solo quando diventerà consapevole che il suo sacrificio ha permesso a Cristo di salvare l’umanità, allora anche quella sua sofferenza potrà stare dentro un disegno di salvezza più grande. Simone perciò è ogni uomo smarrito e affaticato sotto il peso della sofferenza ingiusta e improvvisa.

SImone di Cirene

La tentazione [Pensa prima a te]

La tentazione non ha un volto preciso perché può assumere qualunque volto, spesso anche volti inaspettati, volti amici, volti insospettabili. La tentazione si presenta alla fine del Vangelo ancora una volta sotto l’apparenza di bene. Chiede a Gesù di mostrare che proprio lui è il Figlio di Dio, in modo tale che tutti possano credere in lui. La voce della tentazione è una voce molto antica, quella che ciascuno di noi ha sentito fin da piccolo: salva te stesso! Pensa prima a te! Come Gesù aveva rifiutato di pensare prima a se stesso trasformando le pietre in pane nel deserto, così adesso rifiuta di salvare se stesso. Tante volte possiamo aiutare gli altri solo accettando di passare noi attraverso la logica della croce.

tentazione

Giuseppe di Arimatea [Prima o poi doveva finire]

Giuseppe è l’uomo coraggioso che non ha paura di compromettersi. Esce allo scoperto, non è più un discepolo segreto di Gesù. Ci mette la faccia. Chiede il corpo di Gesù per potergli dare sepoltura. Giuseppe è un uomo generoso, si impegna concretamente, mette a disposizione i suoi beni per il Signore. Il suo è un amore concreto, non fatto solo di chiacchiere, ma di gesti concreti. Eppure c’è ancora un passo che Giuseppe non è capace di fare. Giuseppe è un uomo pio, ma senza speranza. Rotola la pietra davanti al sepolcro e se ne va. Riconosce la grandezza di Gesù, ma non arriva ancora a credere che ci sia un futuro. Per lui, la storia finisce lì, davanti al sepolcro. Molto spesso anche noi ci prendiamo cura del corpo morto di Gesù, viviamo la nostra fede in maniera scrupolosa, ma dentro non abbiamo la speranza profonda che Gesù è vivo nella nostra storia.

giuseppe d'arimatea

Donne [È notte, ma il mio cuore veglia]

Le donne hanno seguito Gesù in silenzio. Ora osservano e stanno. Solo loro non fuggono. Si fermano. Forse non hanno mai abbandonato la speranza, non possono credere che tutto sia finito così. Cercano il senso di quanto è avvenuto. C’è una profondità e una pazienza nella figura di queste donne. E forse non a caso la loro attesa sarà colmata. Saranno proprio loro a ricevere il primo annuncio della risurrezione, forse proprio perché non hanno mai smesso di credere e di aspettare. Come la sposa del Cantico, anche se è notte, il loro cuore continua a vegliare.

Donne

Leggersi dentro

–          In quale personaggio mi riconosco di più?

–          Quale personaggio sento più lontano?