A quanto ti vendi? Il commercio inconsapevole del nostro cuore

Meditazione sul Vangelo

della IV domenica di Pasqua (anno B)

22 aprile 2018

Gv 10,11-18

 

Non amiamo se non ciò che è bello.

Agostino

 

La libertà ha un prezzo, ma l’amore? Quanto costa l’amore? Gesù sarà venduto per trenta denari e Giuseppe, nel libro della Genesi, è venduto dai fratelli come schiavo. Orfeo deve accettare il compromesso con la morte per ritrovare la sua Euridice.

L’amore umano è spesso un amore mercenario. L’amore diventa una merce di scambio, un tavolo da gioco su cui puntiamo le monete della nostra vita. Rischiamo, e per lo più ci va male. Ci vendiamo, pur di conquistare un po’ di attenzione.

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Sull’amore mercenario non puoi mai contare. Il mercenario è pronto ad andarsene quando la paga non lo soddisfa più. Il mercenario scappa quando il nemico sembra troppo minaccioso. Quando i lupi attraversano le pianure della relazione, il mercenario è pronto a fuggire.

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Così anche nelle nostre relazioni, se amiamo da mercenari, ce ne andremo quando ci sembrerà di perdere, quando non ci conviene, quando il rischio è superiore al guadagno.

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Eppure capita di trovare chi, come Gesù, prova ad amare come un pastore, come uno che è attaccato alla sua terra, uno che rimane anche quando tutto sembra inutile, come gli uomini della marsica dei romanzi di Silone: non ti chiedi se ne valga la pena, rimani e basta.

 

Il pastore è uno che vive per qualcuno. È pronto a dare la vita senza farsi troppe domande. La sua vita è prendersi cura di qualcuno. Il pastore guarda l’interesse del gregge.

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Il Vangelo di Giovanni parla di un recinto aperto, uno spazio che non soffoca, uno spazio che custodisce, ma non imprigiona. E questa è l’immagine più vera dell’amore. Questo è l’amore che si sperimenta nella relazione con Gesù.

Una persona che ama così è bella e attrae. Forse per questo, Giovanni parla del bel pastore, alludendo alla bellezza dell’amore con cui si prende cura del gregge.

Quando si ama così non si sente il bisogno di nascondersi. Il mercenario si traveste, finge di metterci il cuore, deve camuffare il suo interesse. Il pastore invece si fa conoscere. La sua potenza sta nella voce. Non si tratta delle parole, non si tratta di quello che dice, ma della voce: è il tono che lo contraddistingue. Nell’amore riconosci il passo dell’amato, riconosci il suo odore, ne senti la presenza, avverti il silenzio del suo cuore. Ci si ama quando si avverte la voce dell’altro, anche quando le parole non ci sono più.

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L’amore vero, quello del pastore, non può mai essere costrizione: «io do la mia vita», dice Gesù in questo passo. Nell’amore ci si dona non per un prezzo, ma per la bellezza di donarsi. L’amore vero è scelta, non obbligo. Il mercenario è spinto da un bisogno, il pastore da un desiderio.

 

Leggersi dentro

–          Ti sembra che stai amando da mercenario o come il pastore?

–          Come ti senti nella relazione con il Signore?