meditazioni

Specchio delle mie brame… Dimmi solo quello che mi piace.

Meditazione sul Vangelo

della XXI domenica del T.O. anno B

26 agosto 2018

Gv 6,60-69

 

È bene non fare il male, ma è male non fare il bene.

Alberto Hurtado

 

Si racconta che il filosofo Aristippo, discepolo di Socrate, fu molto criticato per essersi inginocchiato davanti al tiranno Dionisio. Aristippo si giustificò dicendo che non era colpa sua se Dionisio aveva le orecchie…nei piedi!

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Aristippo aveva ben compreso che gli uomini non amano le parole vere, ma apprezzano le parole compiacenti. Siamo tutti come il tiranno Dionisio! E la comunicazione mediatica lo ha ben compreso. La politica è diventata l’arte di trovare le parole che la maggioranza vuol sentirsi dire. Non importa se siano vere o false, se si realizzeranno e se saranno presto dimenticate. L’importante è che oggi il Dionisio che è in noi sia sazio.

Questo bisogno di conferme ha trovato anche un volto femminile nella strega di Biancaneve, la quale interroga lo specchio per sentirsi confermare nella sua assoluta bellezza. Ma ogni tanto la realtà ci delude e ci rimanda un’immagine meno piacevole del previsto. La realtà talvolta è dura. Magari facciamo finta di non vederla fin quando è possibile, ma arriva il momento in cui ci sbattiamo la testa. E ne sentiamo così tutta la durezza.

muro

 

Anche i discepoli di Gesù, a un certo punto, sbattono il cuore contro la durezza della parola che hanno ascoltato. La parola di Gesù è dura, come una medicina amara, ma necessaria per guarire. Ci sono infatti parole che danno vita, parole che vengono dallo spirito di Dio. Ma ci sono anche parole che rispondono solo al nostro bisogno carnale di essere saziati. Lo spirito è la vita che è in noi, la nostra parte più profonda, la nostra identità più autentica, il luogo della relazione con Dio. La carne è la nostra dimensione indigente, bisognosa, effimera.

Ci sono perciò due modi diversi di vivere: quello in cui cerchiamo di ascoltare le parole che ci fanno vivere, che ci mettono in discussione, che ci fanno crescere, che ci feriscono, ma che ci guariscono; e c’è un altro modo di vivere, quello in cui andiamo alla ricerca di parole di compiacimento, delle parole che nutrono la nostra immagine, quelle che ci confermano, ma ci illudono. Le parole carnali non saziano e ci lasciano dentro un vuoto che genera insoddisfazione. Le parole dello spirito, nella loro durezza, ci fanno sentire vivi e profondamente consolati.

sentirsi confermati

Come Pietro intuisce, la parole dello spirito sono solo quelle di Gesù, ma sono anche le parole che noi possiamo dire ad altri quando ci lasciamo abitare dallo spirito di Gesù.

Proprio come in una relazione d’amore, all’inizio il cuore è caldo e le parole appaiono tutte indifferentemente dolci. Ci sembra che tutto si possa superare. Ma nel tempo, ogni relazione fa emergere la durezza delle incomprensioni, la fatica di abbandonare qualcosa di sé, il peso delle esigenze dell’altro. E allora ci viene voglia di tornare indietro. Proprio come in un viaggio, quando decidiamo di tornare al punto di partenza perché la strada ci spaventa. I discepoli di Gesù vogliono tornare indietro, preferiscono continuare ad accontentarsi di parole carnali, parole magari più superficiali, parole false, parole ingannevoli, ma sufficientemente saporite per fingere di stare bene.

Tornare indietro, nella relazione con Gesù, vuol dire accontentarsi. Significa cercare di essere ipocritamente corretti, ma senza arrivare mai ad amare. Si arriva ad amare infatti solo quando si ha il coraggio di non indietreggiare davanti alla durezza delle esigenze della relazione.

inversione

Ad un certo punto la relazione con Gesù, come ogni altra relazione diventa dura, faticosa, impegnativa, ma è lì che avviene la scelta di diventare discepolo. E non conta neppure il tempo che abbiamo speso dietro a Gesù, perché i discepoli di Emmaus, per esempio, erano arrivati fino a Gerusalemme, eppure decideranno ugualmente di tornare indietro. Così, in una relazione, si può aver camminato insieme per lungo tempo e scoprire poi la fatica di camminare con l’altro. La vita dunque è una continua scelta tra il desiderio di seguire le parole dello spirito e la tentazione di nutrirsi solo di parole carnali.

 

Leggersi dentro

–          Come reagisci quando qualcuno ti mette in discussione?

–          Quali sono gli aspetti che senti più faticosi nella sequela di Gesù?

3 commenti

  1. Come un frutto maturato fuori stagione.
    In chiesa, un funerale, un uomo guarda la bara: “A Natale, seduti sul divano, ci siamo guardati in silenzio per lungo tempo. Maturare a questa età!”.
    Se tutti siamo discendenza del Principio Primo, perchè sono parte dei “… molti dei suoi discepoli tornarono indietro …”, in quanto la parola, il segno scivolano via a causa dell’insensibilità innata o che matura fuori stagione? E quando matura il pregresso presente rischia di schiacciarti.

  2. “La vita dunque è una continua scelta tra il desiderio di seguire le parole dello spirito e la tentazione di nutrirsi solo di parole carnali.” Grazie padre Gaetano e buona domenica. Sinceramente preferisco la fatica di seguire Gesù e mi piacerebbe che anche familiari, amici e conoscenti, ma anche i miei nemici, preferiscono tutti la fatica di seguire Gesù così da poterci ritrovare tutti nella Gerusalemme Celeste. Spesso ci sono state persone che pensavano di mettermi in discussione, ma erano falsità e calunnie. Chi mi ha messo in discussione e lo ha fatto per il mio bene, mi ha aiuto a migliorare. La maggiore fatica nel seguire Gesù è capire come fare bene quello che Gesù mi dice, capire la volontà di Dio e fare delle buone scelte nella mia vita. La vita presenta numerose sfide,ed è proprio nelle difficoltà che spesso si rivela parte migliore del proprio carattere. Affrontare serenamente è la cosa migliore.

  3. Sentire che la tua parte fisica prevale. La morte del corpo…la paura.
    Ma poi lui stesso mi ha parlato di resurrezione…e allora vado avanti, vi precedo. non ho paura, anche se le tue parole saranno durissime.

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