meditazioni

Dacci oggi il nostro muro quotidiano: il vecchio gioco di chi finge che il problema stia fuori

Meditazione sul Vangelo

della XXVI domenica del T.O. anno B

30 settembre 2018

Mc 9,38-48

 

 

Ognuno è amico della sua patologia

Alda Merini

Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi

Carl Gustav Jung

 

 

Uno dei motivi per cui nascono le istituzioni (la Chiesa, lo Stato, i partiti, forse persino la famiglia…) è il bisogno di fare chiarezza, cioè di stabilire in maniera evidente chi è dentro e chi è fuori, chi appartiene e chi non appartiene, chi ha diritto e chi non lo ha. Si tratta del bisogno profondamente radicato nella nostra animalità di tracciare confini, di segnare il territorio.

Molti conflitti sono la conseguenza di questa ossessione per la chiarezza dei confini: sapere quali sono esattamente i confini del mio territorio mi permette di tenere a bada l’ansia, vedere i confini, riconoscerli, mi permette di controllarli.

Sicuramente riconoscere i confini di un territorio, di un gruppo, di un’istituzione, aiuta a crescere nell’identità. Il problema inizia nel momento in cui facciamo dipendere strettamente l’identità dai confini. Se andiamo in crisi quando le cose non sono rigorosamente chiare, vuol dire che qualcosa non funziona. La rigidità è sempre patologica, sia che si tratti di una persona sia che si tratti di un’istituzione. Ecco, è esattamente questo che, secondo me, Gesù sta cercando di far capire ai suoi discepoli, e forse anche a noi che oggi rileggiamo questo testo.

rigidità patologica

Giovanni, il discepolo più giovane, è la voce, forse ancora ingenua, dell’ossessione dei confini, è la voce di chi si arroga il diritto di poter stabilire arbitrariamente chi può appartenere al gruppo e chi ne debba essere escluso. Forse non è affatto un caso che sia proprio Giovanni a porre questo problema: pochi versetti prima, Gesù ha più volte messo al centro il più piccolo, il servo, il bambino, arrivando persino a dire che il Regno di Dio appartiene a chi è come loro. È probabile quindi che, mosso da questo privilegio concesso da Gesù, forte della sua piccolezza, Giovanni, il discepolo più piccolo, abbia interpretato a suo modo quella piccolezza come privilegio, come diritto per esercitare un potere sugli altri: sembra dunque che si possa essere piccoli, ma non vivere da piccoli!

bambini con fucile

Giovanni, forse proprio perché nella sua immaturità, nella sua personalità ancora indefinita e ambigua, sente il bisogno di stabilire dei confini chiari, vorrebbe prendersela con chi “non è dei nostri” (Mc 9,38). Giovanni si riferisce a un estraneo, forse uno straniero, uno che non ha vissuto la stessa esperienza, non ha compiuto lo stesso percorso, eppure è uno che fa cose simili ai discepoli di Gesù, è addirittura un esorcista, uno che libera le persone da un male profondo e oscuro. Eppure Giovanni vorrebbe arrogarsi l’esclusiva del poter fare il bene, quasi come se gli altri, essendo diversi, non potessero fare altrettanto. Giovanni è la voce dell’appartenenza rigida, delle identità chiare, dei confini netti.

confusione

La risposta di Gesù è un invito a non temere l’apertura dei confini: «chi non è contro di noi è con noi» (Mc 9,40). Il criterio di Gesù è inclusivo. Non c’è bisogno di difendersi perché il bene può venire anche da chi è diverso da noi, perché il bene ha un’unica fonte, probabilmente ci ritroveremo insieme alla foce, là dove noi e lui, in modi diversi, ci stiamo dirigendo.

Sicuramente si tratta di un insegnamento alla comunità che, come è lecito pensare, attraversava tentativi di chiusura, come di fatto avviene in ogni istituzione nascente. Colpisce infatti che nella versione di Matteo, che si rivolge ad una comunità ancor più strutturata, il criterio di Gesù sia stato capovolto e sia diventato molto più esclusivo, contribuendo probabilmente ad attenuare le ansie di chiarezza della prima comunità cristiana, in Matteo infatti Gesù dice: «chi non è con me è contro di me» (Mt 12,30).

oltre il muro

Per crescere nell’identità, sembra dire Gesù, non è necessario un ossessivo controllo dei confini, ma piuttosto una verifica interna, occorre capire cosa, dentro la comunità, dentro l’istituzione, la Chiesa, la persona, aiuta a crescere, e che cosa invece sta ostacolando la crescita armonica della vita.

Succede infatti che i problemi interni vengano proiettati o spostati all’esterno. Creare un nemico esterno a cui attribuire la causa del disagio interno è un processo molto frequente e, all’interno della persona, è un meccanismo di difesa automatico e inconscio. È molto più faticoso e compromettente accettare che qualcosa non funziona dentro piuttosto che spostare la causa su un oggetto esterno, che proprio perché sta fuori è più facilmente controllabile.

albero

Gesù getta luce su questo processo pericoloso per la comunità e per la persona, pericoloso perché distoglie l’attenzione dal problema reale e dal vero male che impedisce la vita. Ecco perché Gesù invita a sondare ciò che non aiuta a crescere armonicamente e a tagliare quello che crea scandalo, ovvero ciò che ostacola la vita buona. Prima di arrivare a tagliare l’estraneo è opportuno verificare che il male da tagliare non sia dentro. Questa immagine del tagliare evoca la potatura dell’albero, immagine che Gesù usa anche in altri contesti, la potatura è infatti ciò che rende l’albero più fecondo, sebbene all’inizio possa sembrare una violenza esercitata sulla pianta.

albero-mondrian

Difficilmente pensiamo a tagliare quello che non funziona dentro di noi, perché questo comporta il rischio di metterci in questione, di metterci seriamente in gioco nel nostro percorso sociale o spirituale. È molto più semplice pensare che il problema sia fuori.

 

 

Leggersi dentro

–          Hai anche tu la tendenza a stabilire confini netti? Te la prendi con ciò che è fuori, con chi è diverso, o sei disposto a riconoscere quando il problema è dentro di te?

–          Se dovessi tagliare qualcosa in te per una crescita più armonica della tua persona, cosa taglieresti?

9 commenti

  1. Ho iniziato a leggere il libro” leggersi dentro” un libro ben scritto ….e fa riflettere su molti aspetti della vita…con uno sguardo al passato vissuto ed al presente…..complimenti per l elaborazione

  2. Volevo chiedere se non fosse anche utile riportare per iscritto il brano del vangelo in questione e non solo l’indicazione dei versetti, forse sarebbero più complete le riflessioni sempre molto incisive.
    grazie!

  3. Io sono una curiosa e, di conseguenza, vado incontro all’altro, o meglio, l’accolgo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. E’ chiaro che metto dei paletti, per far capire all’altro dove puo’ indirizzarsi, vista l’eta’, che non e’ detto che porti sapienza. Pero’, la base di tutto e’ il rispetto per se stessi e per gli altri. Chiaro che non sono perfetta e che faccio fatica, a volte, a delegare e lasciare la responsabilita’ all’altro. Sarebbe troppo bello che le cose andassero come vorremmo. Ma, anche, puo’ aprirsi una nuova opportunita’!

  4. Agosto, da Istanbul sopra il traghetto per la più grande delle Isole dei Principi. Seduta davanti a me una donna, presumo di giovane età, completamente coperta fino alle scarpe di manti neri, solo una piccolissima fessura all’altezza dei bellissimi occhi, guanti neri, scarpe nere. Mentre l’ho fotografata con più scatti avvertivo che si lasciava riprendere. Vicino a lei tre bambine, sicuro le figlie, vestite da bimbe come le vedo dove vivo, si muovevano in libertà come si muovono i bambini dove vivo. Guardo le piccole e lentamente la vista e la mente si posano sopra la madre. Mi si è stretto il cuore al solo pensiero che con il crescere le piccole dovranno abbigliarsi come la madre.
    Una considerazione istantanea è per una cultura arretrata in confronto a quella dove vivo.
    Continuo il viaggio, e l’occhio abituato, da dove provengo, ad una stasi igienica minore, si meraviglia per le strade pulite, i parchi pubblici puliti, nessuno che tenta di fare il bagno nelle fontane pubbliche, non ricordo mura imbrattate, in conseguenza del credito esaurito nella scheda prepagata l’autista del bus a voce alta in una lingua a me sconosciuta, penso che mi spingeva a lasciare il bus, e allo scendere mi additava con qualche parola.
    Obbligato a riconsiderare il confronto con riflettere del perchè nell’altro notiamo il peggio e il meglio fatica a seguirci?

  5. Questa pericope evangelica rispecchia l’attualità. La famiglia è in crisi e lo stato non la tutela? La colpa è degli omosessuali e delle leggi come le unioni civili. C’è delinquenza? Il problema non è la delinquenza in sé e trovare soluzioni adatte, ma viene spostato su migranti, zingari, ecc.. Manca il lavoro? La colpa è degli stranieri che vengono a rubarcelo. E questo succede anche personalmente. Io ho un problema o qualcosa da migliorare? Sposto l’attenzione su un fattore esterno, anziché tagliare ciò che mi impedisce di vivere e rendere gloria a Dio. Personalmente mi sto sforzando di tagliare ciò che mi ostacola nel rendere gloria a Dio.

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