meditazioni

La linea storta dell’amore

Meditazione per la

Quattordicesima domenica del T.O.

anno A

 

5 luglio 2020

 

«La prima via è l’umiltà, la seconda è l’umiltà e la terza è ancora l’umiltà: e ogni qualvolta tornassi a interrogarmi, ti risponderei sempre così».

Agostino, Epistola 118,iii,22.

 

 

Le spighe che portano frutto

Chi porterà più frutto: le spighe che svettano dritte verso il cielo o quelle ricurve che si piegano verso la terra? Benché le prime appaiano più belle, esse in realtà sono vuote. L’estetica non sempre nasconde la sostanza, ma può essere pura forma. Le spighe piegate, invece, sono curvate dal peso dei chicchi che contengono in abbondanza. Sono piegate verso la terra, verso l’humus (da cui viene la parola umiltà), sono le spighe più umili, quelle che portano più frutto.

Nel campo degli esseri umani ritroviamo una dinamica simile: molti preferiscono ergersi dritti verso il cielo, apparire belli, ma dentro non contengono niente, sono inutilizzabili. Porta frutto, invece, chi è umile e sa lasciarsi piegare dalla vita. Le persone umili sono flessibili, quelle superbe sono rigide e facilmente si spezzano sotto i colpi della storia. Gli umili infatti sanno riconoscere i propri limiti, ammettono i propri errori, ma nello stesso tempo non si deprimono e non disprezzano la loro vita, perché chi è umile sa anche che può ancora imparare.

 

Accogliere l’amore

Portare frutto significa crescere nell’amore, anzi nella prospettiva di Gesù significa essere disponibili ad accogliere l’amore. Il Padre e il Figlio infatti desiderano donare il loro amore, la loro stessa comunione. Ma chi sarà disposto ad accogliere quell’amore? Non i sapienti e gli intelligenti, ma i piccoli (nèpioi), coloro che hanno bisogno di tutto, come se fossero neonati e infanti. I sapienti e gli intelligenti ritengono infatti di sapere come fare per salvare la propria vita. Gesù sta pensando probabilmente a coloro che conoscono la Legge (Torah), coloro che l’hanno studiata e che quindi ritengono di avere gli strumenti per portare frutto nella vita. I nèpioi sono invece coloro che non conoscono la Legge, sono manipolabili e sottomessi, e dunque non possono fare altro che confidare nella misericordia di Dio.

Come racconta un’antica storia orientale, i sapienti sono come quella tazza di tè, in cui non entra più niente, strabordano delle loro conoscenze. Occorre perciò svuotarsi del proprio io, delle proprie presunzioni e della propria arroganza, per accogliere la novità di Dio.

 

Frustrati o amati?

Nella tradizione rabbinica, il giogo è infatti l’immagine della Legge: i 613 precetti da osservare scupolosamente, 248 positivi (cose da fare) come il numero allora conosciuto delle membra del corpo umano, 365 negativi (divieti) come il numero dei giorni dell’anno solare. Come il giogo per il bue, così la Legge ci aiuta a rigare dritti, a tracciare un solco che non abbia storture. In questo senso la Legge diventa un giogo pesante, non solo perché occorre trascinarlo, ma anche perché ci mette continuamente davanti alla nostra incapacità. La Legge è un giogo frustrante, mi rimanda sempre lo stesso messaggio: non sei capace!

Al contrario, Gesù è un maestro che non scoraggia e mi invita ad amare nella consapevolezza di poter amare sempre di più. In tal senso, Gesù rappresenta anche un nuovo modello di leader: non indulge sulle mancanze, ma riconosce il valore di ciascuno, le sue potenzialità e aiuta a fare sempre meglio. Per questo il suo insegnamento non sarà apprezzato dai sapienti, ma solo dai piccoli, coloro che in genere nella vita vengono manipolati, ingannati e strumentalizzati.

Il giogo dolce che Gesù ci invita a prendere ogni giorno è dunque la croce, la logica del Vangelo, il linguaggio dell’amore. Porterà frutto perciò solo chi avrà l’umiltà di piegarsi sotto il peso della legge dell’amore.

 

 

Leggersi dentro

  • Sei disposto a riconoscere i tuoi limiti e i tuoi errori o cerchi di apparire sempre perfetto?
  • Cosa vuol dire per te essere piccolo?

7 commenti

  1. Indosso l’arroganza come difesa . Sono in realtà una donna semplice, all’apparenza forte, in realtà timida e a volte insicura ..non a tutti concedo di esser vista ma a quanti sanno vedere so donare tutta me stessa.

  2. Guai ai perfetti! insopportabili egocentrici che fanno tutto da soli senza mai coinvolgere gli altri! La via del cielo e la strada degli imperfetti che hanno agito non per la Legge e i canoni, ma per generosità e per amore. La via dell’ amore è imperfetta perché pulsa. La via dell’eccellenza è retta ma senza cuore. L’insopportabile legge di pietra che Gesù cerca di alleggerire

  3. Purtroppo non sono esente dal perfezionismo. Vorrei tutto perfetto, in ordine, vorrei che non cadere nei tranelli della carne e della sensualità. Gesù mi affascina molto più di quelle sensualità e così gli affido i miei errori, sbagli, peccati, tutto il mio essere, tutta me stessa. Voglio essere mite e umile di cuore, farmi piccola e vi vere una vita in pienezza. Grazie Gesù perché perdoni i miei peccati e mi insegni a vivere in pienezza!

  4. Una vita passata a pensare che tutto dipendesse da me, che nessuno potesse fare meglio di me … poi incontrare Dio … capire di essere nulla… avere la certezza che anche questa consapevolezza è un dono del Signore e di non aver fatto nulla di particolare per meritarlo. Cercare di ascoltare la Sua voce e ringraziarlo. Come si vive meglio così!

  5. Essere piccolo è la paura di essere dimenticato, di non trovare la mano. E’ la necessità che qualcuno ti parli e ti racconti della vita. Il giogo, quello delle bestie, non introduce la paura ovvero il bisogno di qualcuno che ti stia affianco. Quel giogo è il peso ma anche la “grazia” delle identità che ti impermeabilizzano da ogni domanda, da ogni dubbio. Togliere il giogo è divenire adulti, anche nella fede.
    Grazie, padre.

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