meditazioni

Stare là dove non avrei voluto. Accogliere i misteriosi movimenti dello Spirito

Meditazione per la

Prima domenica di Quaresima (anno B)

21 febbraio 2021

Gen 9,8-15   Sal 24   1Pt 3,18-22   Mc 1,12-15

«Perciò, fratelli, vegliamo e preghiamo per non entrare in tentazioni che non siamo in grado di sostenere, o perché in quelle in cui dovremo entrare ci sia data la via d’uscita per sopportarle o la sopportazione per uscirne».

Sant’Agostino, Discorso 223/E, 1

L’inatteso

La vita ci mette talvolta davanti a situazioni inattese, non cercate, ma inevitabili, che molte volte non dipendono da noi e che ci permettono provvidenzialmente, per quanto dolorosamente, di guardarci dentro. È come se accidentalmente ci trovassimo a passare davanti a una vetrina o a uno specchio che ci rimanda un’immagine di noi a cui non stavamo prestando attenzione. Presi dall’ordinarietà, non ci accorgiamo più di dove stiamo andando. La sventura, l’incidente, l’imprevisto interrompono quel tempo ordinario e ci fanno entrare dentro quella che anche metaforicamente chiameremmo una quaresima.

Mozioni spirituali

Forse proprio in questa prospettiva, il passo del Vangelo che apre questo cammino di quaresima ci presenta una situazione inattesa: Gesù è spinto nel deserto. Quel verbo (ekballo) indica proprio un movimento violento, quasi una costrizione, un essere gettati con forza da qualche parte. È chiaro quindi che Gesù accoglie un movimento interiore (una mozione direbbe sant’Ignazio) che lo spinge nel deserto.

Il deserto

Il deserto è un luogo fortemente simbolico nel linguaggio biblico, non solo come immagine, ma anche come momento fondamentale della vita del popolo d’Israele. Il deserto è certamente il luogo dove vengono meno i punti di riferimento, il deserto rappresenta la solitudine. È il luogo in cui emergono le nostre paure, il luogo dove non possiamo evitare di confrontarci con noi stessi. In questo senso il deserto è sempre un’immagine di quelle situazioni della nostra vita dove siamo costretti a guardarci dentro.

Per Israele però il deserto ricorda anche la sua storia: è nel deserto che avviene il lungo cammino che dalla schiavitù dell’Egitto porta alla terra premessa. Nel deserto Israele fa un’esperienza profonda del proprio peccato e dell’infedeltà, ma è anche nel deserto che si accorge di come Dio sia la sua sola forza. È lungo il cammino nel deserto che Israele riceve da Dio la legge, fondamento dell’alleanza. Questo ci porta a capire che molte volte le situazioni che sembrano solo disperate e spaventose, possono costituire invece il luogo della costruzione di una profonda relazione con Dio e un tempo di purificazione della nostra interiorità.

Lungo la vita

Proprio alludendo probabilmente ai quarant’anni del cammino di Israele nel deserto, il testo di Marco afferma che nel deserto Gesù ci resta quaranta giorni. Quaranta è un numero che indica una vita. A quarant’anni un uomo ha di fatto vissuto tutto quello che può vivere, è il tempo della pienezza. Gesù resta nel deserto quaranta giorni, come a dire che l’esperienza della prova appartiene alla vita intera. È tutta la nostra vita che attraversa momenti di deserto.

Guardarsi dentro

Anche per Gesù si tratta di un passaggio necessario prima di cominciare il suo ministero. Bisogna guardarsi dentro, confrontarsi con le proprie motivazioni. Per Gesù si tratta di assumere consapevolmente la missione di dare la vita per gli uomini. Ma perché? Cosa lo spinge? Sappiamo bene infatti che sulla figura del Messia c’erano molte attese, alcune di queste parlavano anche di violenza, di gloria, di successo. Quale tipo di Messia vuole essere Gesù? È una domanda a cui non può sottrarsi. E sarà proprio su queste possibilità che farà leva la tentazione. La versione di Matteo e Luca di questa esperienza nel deserto esplicita infatti il dialogo tra Gesù e il Diavolo: si tratta di scegliere tra la via del potere e del privilegio e quella della sofferenza e della croce.

La lotta interiore

Quando ci ritroviamo da soli nel deserto della vita, quando ci troviamo ad attraversare quelle situazioni inaspettate e spesso faticose, emerge tutto quello che c’è dentro di noi. In modo particolare si fanno sentire quei lati oscuri che di solito tendiamo a mettere a tacere. Si vedono maggiormente quelle ombre che abbiamo fatto finta di non vedere. Il deserto della vita ci costringe a fare i conti con tutto questo.

Il racconto di Marco ci descrive l’esito finale della lotta di Gesù con tutto quello che cerca di spaventarlo: Gesù stava con le bestie selvatiche. Possiamo pensare a tutto quello che urla dentro di noi e ci spaventa. È la nostra umanità. Gesù non rinuncia alla sua umanità, non la disprezza e non la uccide, ma sa stare con essa! Il deserto è il tempo in cui siamo chiamati a imparare a dialogare con le bestie selvatiche che ci abitano. Se infatti da un lato Gesù deve affrontare la minaccia delle bestie selvatiche, sperimenta anche la presenza degli angeli che lo servono. Il Padre infatti, ne siamo certi, non ci lascia mai soli in questa lotta. 

Leggersi dentro

  • Come vivi i momenti di deserto, di prova, di solitudine?
  • In che modo puoi prenderti cura della tua interiorità in questo tempo quaresimale?

9 commenti

  1. Cerco spesso la solitudine perché è il momento della Sua Parola. Ho rischiato una solitudine forzata, ma il Signore mi ha aiutato e non sono sola. Comprendo il senso di ekballo. Dio non ha mani leggere e neppure una voce inconsistente. Si fa sentire con autorevolezza e io lo tengo legato alla corda che non si spezza e che lui riavvolge pazientemente quando rischio di perdermi

  2. Non ci so stare nella solitudine. Mi atterrisce il pensiero di essere “fuori dal mondo”. Il mio “ekballo” è dentro il mondo, abitando i deserti che il quotidiano vortice in cui tanti vengono risucchiati inevitabilmente crea.

  3. Forse tutto si gioca nel restare liberi, nel non “dipendere” dalle bestie feroci che ci abitano, ma dialogare con esse per conoscerle, accoglierle ma non farsi dominare. Uno solo è il Signore, Lui è il centro della nostra vita e delle nostre scelte. E il deserto, faticoso certamente, ci aiuta in questo percorso di libertà.

  4. Hace un tiempo que estoy atraversando un desierto en mi propia vida y observo que sus palabras “guardarsi dentro, confrontarsi con le propie motivazioni” me parecen particularmente acertadas. Las voy retener como una herramienta más para intentar atravesar esta etapa.

  5. Anima di Cristo, santificami
    Corpo di Cristo, salvami
    Sangue di Cristo, inebriami
    Acqua del costato di Cristo, lavami
    Passione di Cristo confortami
    O buon Gesù, esaudiscimi
    Dentro le tue ferite nascondimi
    Non permettere che io mi separi da te
    Dal nemico maligno difendimi
    Nell’ora della mia morte chiamami
    E comandami di venire a te
    Perchè con i tuoi santi io ti lodi
    nei secoli dei secoli.
    Amen.

  6. Trentottesimo Insegnamento
    IL PERDONO

    ” Nulla fa avvizzire tanto l’anima quanto l’incapacità di perdonare,
    frutto velenoso della sofferenza e dell’orgoglio,
    che brama vendetta sotto le sembianze della giustizia ”

    ( J.I. PAKER )

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