meditazioni

Questo non lo mangio! Imparare a scegliere quello che ci fa vivere

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – anno A

7 giugno 2026

Dt 8,2-3.14-16   Sal 147   1Cor 10,16-17   Gv 6,51-58

«Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo […]; prendete e abbeveratevi col sangue di Cristo.
Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce;
per non considerarvi da poco, bevete il vostro prezzo».

Agostino, In Io. Ev. tr. 26, 6, 13

Imparare a mangiare

Il modo in cui mangiamo dice molto di noi. Mangiare vuole dire introdurre dentro di noi una porzione di mondo. Alcuni ci si buttano a capofitto, altri analizzano in modo scrupoloso quello che hanno davanti, altri ancora si rifiutano di mangiare.

Forse non a caso tutta la Bibbia potrebbe essere riletta come un’educazione al mangiare, fin dai primi versetti della Genesi: da un lato Dio mette a disposizione dell’uomo un intero giardino, come segno di amore e di accoglienza, dall’altra Adamo ed Eva vogliono decidere loro cosa mangiare, afferrano il frutto nell’illusione di diventare padroni di quello che era un dono. Ecco, l’essere umano spesso si convince di sapere quale sia il cibo adatto a lui e poi finisce invece con l’avvelenarsi. Il cammino che Dio fa compiere al popolo d’Israele è un tentativo di aiutarlo a capire quale cibo sia veramente fonte di vita. E questa dinamica tra nutrimento e veleno è in fondo quella che ogni essere umano deve affrontare.

Non morirai di fame!

I versetti del libro del Deuteronomio che ci vengono proposti in questa solennità sono un invito a fare memoria di come Dio ha sfamato Israele anche quando sembrava impossibile: nel deserto il cibo e l’acqua non sono mancati. In effetti ci sono momenti della vita in cui ci ritroviamo in un deserto e abbiamo paura di morire, temiamo di non trovare il cibo per andare avanti. Nel deserto il popolo viene nutrito dalla manna, un cibo provvisorio che invita a crescere nella fiducia. Se ne può prendere solo nella misura in cui serve. È anche questo un modo per educarsi a mangiare: non fare riserve, non vivere di paura per il futuro, stare nel presente. È chiaro che questa educazione al mangiare diventa la scuola per crescere nella relazione con Dio.

L’importanza di una cena

Anche prima di uscire dall’Egitto, Dio parla al popolo di mangiare, nello specifico si tratta di attrezzarsi per una cena insolita, particolarmente frugale, ma molto significativa. Quella cena diventerà un memoriale, un ricordo vivo di quella liberazione che seguirà immediatamente la cena. Quel memoriale diventerà un rito, ovvero un modo per tornare a vivere la liberazione dalla schiavitù.

A ben guardare, anche prima di morire sulla croce e liberarci dalla schiavitù della morte, Gesù celebra una cena pasquale con i suoi amici e quella cena diventa un nuovo memoriale, un’occasione viva per entrare nella morte e risurrezione di Gesù. Quel memoriale diventerà il rito dell’Eucaristia, non semplicemente un ricordo, ma un eterno presente per entrare nella salvezza.

Il cibo che fa vivere

Nell’Eucaristia, Dio continua a nutrirci, per sempre. Ma ci nutre nel modo più eccellente: non ci nutre di cose, ma ci nutre della relazione con lui. Questo del resto è l’amore: non semplicemente offrire all’altro delle cose, per quanto preziose, ma donare se stessi, il proprio tempo, la propria attenzione, addirittura la propria vita. Gesù fa esattamente questo, perché sa che la relazione con lui è l’unico cibo che ci fa vivere per sempre.

In questo senso l’Eucaristia è il compimento delle sue parole pronunciate nel vangelo di Giovanni: io sono il pane vivo disceso dal cielo.

Nutrirsi di una relazione

Eppure stiamo ancora cercando di capire quale cibo veramente ci faccia vivere.

Nel capitolo 6 di Giovanni, infatti, Gesù si accorge che i suoi interlocutori non hanno compreso fino in fondo le sue parole, per questo utilizza un’immagine ancora più audace, che riguarda sempre il nutrimento: invita addirittura a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue. È un’immagine eloquente, perché carne e sangue sono gli elementi che costituiscono la persona. Qui il messaggio di Gesù diventa esplicito: vuole nutrirci della relazione con lui. Ed è qui che il suo messaggio diventa esigente, al punto che tanti se ne andranno. Noi infatti siamo spesso interessati tuttalpiù alle cose che possiamo avere da Dio, ma più difficilmente siamo disposti a entrare in una relazione con lui.

Fare comunione

Se tutti ci nutriamo di Dio, allora non possiamo essere divisi tra noi, perché diventiamo un solo corpo. La comunità, la Chiesa, il popolo di Dio nasce dall’Eucaristia, dalla comunione nel corpo di Gesù. È paradossale in effetti assistere alle divisioni tra noi, benché ci nutriamo dello stesso corpo di Cristo. La divisione tradisce la nostra identità di amici di Gesù che mangiano insieme a lui. La vita è invece il luogo in cui dovrebbe trasparire nella concretezza del quotidiano la nostra identità di commensali al banchetto di Dio.

  • Che rapporto c’è tra l’Eucaristia e la mia vita?
  • Che cosa mi nutre nella mia vita e cosa mi avvelena?

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