Specchi che rispondono anche senza essere interrogati. L’incontro drammatico con l’immagine del proprio destino

Meditazione sul Vangelo

della V domenica di Quaresima anno C

13 marzo 2016

Gv 8,1-11

 

Relicti sunt duo, misera et misericordia

Agostino

specchio-tiziano

La vita è continuamente un gioco di specchi: proiettiamo sugli altri le nostre frustrazioni, condanniamo in loro quello che non osiamo vedere in noi, ma ci prendiamo anche cura negli altri della nostra parte più fragile.

Gli altri ci fanno continuamente da specchio e ci rivelano parti di noi che non riusciamo a vedere. A volte restiamo sorpresi, a volte increduli, a volte anche frustrati. E molte delle nostre reazioni sono la conseguenza di questo continuo gioco di specchi.

 

Anche Gesù si trova nel mezzo di questo gioco e accetta di giocare.

Questa donna adultera messa in mezzo diventa la proiezione di tutti i maschi che la circondano, in lei possono vedere tutta la loro incapacità di rimanere fedeli alla Legge. Proiettano su di lei la loro frustrazione, la loro incapacità di essere perseveranti. L’adulterio di questa donna è l’immagine del loro possibile adulterio, del loro essere inevitabilmente infedeli a Dio.

Sfogano su questa donna la rabbia che hanno verso loro stessi nel vedersi incapaci di essere fedeli osservanti della Parola. Anche loro vengono continuamente sopresi da Dio nel loro adulterio.

In quella donna c’è l’immagine di Israele, sposa adultera, popolo infedele. Era l’accusa che continuava a risuonare nelle parole dei profeti che ogni sabato venivano proclamate nella sinagoga.

 

Siamo tutti adulteri, infedeli a noi stessi, alla nostra vocazione, infedeli alla vita, traditori delle relazioni più intime. Cerchiamo continuamente nuovi amanti che possano illuderci con le loro promesse di vita. Molto faticosamente riusciamo a stare là dove la vita ci mette. Siamo continuamente in fuga, rapiti nei nostri amori estivi.

 

Non sappiamo cosa Gesù abbia scritto per terra, ma ancora una volta sembra che in quelle parole segnate nella sabbia, gli esperti delle scritture, gli scribi, abbiano potuto leggere se stessi, proprio come se Gesù avesse messo davanti a loro uno specchio. Per loro, esperti delle Parole, non ci poteva essere specchio migliore che le parole stesse.

 

Gesù è l’imprevisto, l’evento contro cui andiamo a sbattere e che ci svela a noi stessi, senza che lo vogliamo.

Quella donna è stata sorpresa in adulterio, come se fosse spiata da gente che non vedeva l’ora di svelare il suo peccato. Così ci spiamo l’un l’altro, aspettando l’uno la caduta dell’altro. Ma proprio perché la vita è un gioco di specchi, la caduta dell’altro può diventare anche la nostra.

Martha_Madd

In questo gioco di specchi tutte le situazioni si ribaltano: coloro che accusano diventano improvvisamente accusati. Siamo davanti a un processo ambiguo, nel quale non si capisce chi sia veramente l’imputato. Gli scribi e i farisei costringono Gesù nella parte del giudice, ma in realtà è lui il vero imputato. La donna adultera è innanzitutto lo specchio di Gesù: come lei, anche Gesù sta per essere condannato a morte. Nel possibile destino di questa donna, Gesù può intravvedere il suo destino.

Gesù si alza e si sottrae al ruolo che gli altri vorrebbero mettergli addosso.

Si sposta, lasciando che siano gli scribi e i farisei a vedersi nell’adulterio della donna. In lei, ciascun uomo può vedere il proprio peccato. In lei ciascun uomo può vedere il destino che meriterebbe e dal quale è liberato.

Coloro che accusavano, si rendono conto di essere diventati gli accusati.

Dopo che scribi e farisei sono andati via, Gesù può riprendere il suo posto di autentico giudice nei confronti della donna. È lui l’unico giudice autentico, colui che, essendo senza peccato, potrebbe condannarla.

Ma Gesù si alza anche per lei: è già il risorto che le sta davanti, colui che si erge sopra la morte, colui che vincendo la morte ha cancellato la nostra condanna.

 

Ancora una volta, questa donna diventa specchio per tutti noi. In lei possiamo vederci liberati. In lei possiamo vedere il nostro stupore: eravamo adulteri, eppure nessuna pietra ha spaccato la nostra testa. Né questa donna, né noi meritiamo il perdono. Eppure Dio ce l’ha donato. In questa donna possiamo vedere il nostro stupore.

 

La vita è un gioco di specchi a cui non possiamo sfuggire, specchi che possono alimentare la nostra rabbia, specchi che spesso vorremmo fracassare, ma possono anche essere specchi che diventano il luogo provvidenziale dell’inizio della nostra conversione.

 

Leggersi dentro

–          Quale immagine di te ti rimandano le situazioni di questo momento della tua vita?

–          Quale ruolo giochi più spesso nei processi della vita: quello di giudice, di accusatore o di vittima?