Non ti muovere! Perché fuggire non è sempre la scelta migliore

Meditazione sul Vangelo

della XXXIII domenica del T.O. anno C

13 novembre 2016

Lc 21,5-19

Un ventre di miserabile ha più bisogno d’illusioni che di pane.

G. Bernanos

 

La paura davanti a quello che ci sembra ingovernabile ci spinge spesso verso l’irrazionale.

Tante dittature hanno funzionato e funzionano così. Quando vivevo in Albania, verso la fine degli anni Novanta, si vedevano ancora spuntare i bunker che Enver Hoxha aveva fatto costruire come deterrente contro un nemico inesistente che non sarebbe mai arrivato. Gettare nella paura è uno strumento di controllo estremamente efficace.

Bianca de la Force, ne I Dialoghi delle carmelitane di Bernanos, entra nel Carmelo per sfuggire alle sue paure, soprattutto la paura di essere travolta da quel popolo arrabbiato contro quegli aristocratici come lei. Bianca sceglierà non a caso il nome di Agonia di Gesù: è la sua visione della vita, un terrore permanente contro quello che può succedere.

Ma sono proprio i tempi di crisi a far venire fuori provvidenzialmente quello che siamo fino a darci persino la possibilità di vincere le nostre paure. Arriva infatti il tempo della rivoluzione in Francia e la confisca dei beni della Chiesa. Bianca viene fortunosamente salvata durante uno degli assalti al convento e viene riportata a casa del padre.

Le altre monache sono condannate al patibolo. Il giorno in cui viene eseguita la condanna, le monache procedono in fila contando con gioia e fierezza il Veni creator spiritus. Man mano che vengono ghigliottinate, il canto si affievolisce. Mentre la voce sta ormai per tacere completamente, il canto riprende: è Bianca, che si aggiunge alla fila delle monache condannate e vince definitivamente le sue paure.

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Questo capitolo 21 di Luca descrive il tempo della crisi. Non si tratta di un tempo speciale, ma del tempo della vita: terremoti, pestilenze e presidenti inaspettati non sono eventi eccezionali, ma situazioni che appartengono al corso dell’esistenza. È sempre il tempo in cui perseverare. È sempre il tempo in cui attendere e dare testimonianza.

Ma proprio questo capitolo 21 si apriva significativamente con l’immagine di una vedova che gettava nel tesoro del Tempio – in quello spazio che sembra lo spreco della vita per Dio – tutto quello che aveva, senza trattenere nulla. È la donna che Gesù indica ai discepoli come modello della vita: continuare a donarsi anche quando sembra inutile.

Al contrario, quasi come distratti da ciò che Gesù indica, i discepoli si informano sui tempi, sono interessati ai segnali per poter fuggire. La loro domanda è interessata e ha lo scopo di prepararsi a tagliare la corda. Se da una parte c’è una donna che rimane anche quando la vita sembra non poterle offrire più nulla, dall’altra parte ci sono coloro che si organizzano per fuggire quando si apre la crisi.

Sono modi di vivere, modi di stare nelle relazioni. La crisi giunge anche nella relazione e allora si può rimanere continuando a dare l’essenziale, anche quando sembra poco, o si può cogliere l’occasione per fuggire e salvarsi la pelle.

Luca sta parlando a una comunità che effettivamente sta vivendo un tempo di crisi, uno dei tanti momenti di crisi che attraversano continuamente la storia: quel Tempio di cui si ammirano le pietre è il Tempio distrutto dai Romani nel 70 d.C. Luca sta dunque parlando a una comunità che ha assistito a quella distruzione. Completato solo nel 64 d.C., il Tempio era durato solo sei anni: anni di rivolte e di morte. Luca parla a una comunità che ha visto i suoi primi martiri. Quelle persecuzioni, di cui parla il testo, alludono probabilmente al martirio di Stefano e di Giacomo.

Luca non descrive quindi una crisi ideale, possibile o futura, ma sta parlando di una crisi presente, quella che l’umanità continua a vivere nel ripetersi della storia. L’apocalisse infatti non rivela un tempo futuro, ma ci rivela a noi stessi nel nostro presente.

La vedova e il Tempio sono immagini di Cristo: questo passo di Luca introduce infatti il racconto della passione. Come la vedova, anche Gesù, nel silenzio dell’orto degli Ulivi, sta per dare tutto ciò che ha. Rimane, non fugge. Dona l’essenziale, anche se sembra uno spreco. Come il Tempio, il corpo di Cristo, vero luogo dell’adorazione del Padre, sta per essere distrutto.

Cristo è l’uomo che nella crisi rimane e non fugge. È l’uomo che soffre portando su di sé. Ecco i due significati contenuti nel termine perseveranza (ypomonè): ciò che sta sotto, ciò che rimane saldo e porta il peso, patisce. Lo stesso termine traduce infatti anche la parola pazienza.

Nella vita continueranno a esserci crisi che ci spaventano e ogni volta saremo chiamati a scegliere: o fuggire o perseverare, o tagliare la corda o continuare a donare l’essenziale.

 

Leggersi dentro

–          Qual è la tua reazione nei tempi di crisi?

–          Le tue scelte sono dettate dalla paura o dalla perseveranza?