meditazioni

Non venite a svegliarmi! Quando ti manca la forza per continuare a vivere

Meditazione sul Vangelo

della XIII domenica del T.O. anno B

1 luglio 2018

Mc 5,21-43

La vita è quella cosa che ci accade

mentre siamo occupati a fare altri progetti

A. De Mello

 

La vita scorre, ma non è detto che la viviamo. Gran parte della nostra vita, la trascorriamo addormentati, senza accorgerci di quello che avviene dentro di noi e intorno a noi.

A volte dormiamo perché abbiamo smesso di essere padroni della nostra vita: non viviamo più perché altri scrivono per noi il copione della nostra vita. Ci lasciamo andare, trasciniamo la vita senza entusiasmo, ma ogni tanto il desiderio di tornare a vivere fa di nuovo capolino, per poi scomparire nella stanchezza per le energie perdute.

A volte preferiamo dormire per non prenderci le nostre responsabilità, dormiamo per evitare di vivere il compito che la realtà ci affida. È un sonno che sa di rinuncia e di paura.

Il sonno è una rappresentazione della morte. È una sospensione della vita.

sonno

Questo testo ci presenta due persone che non riescono a vivere. Dodici anni sono un tempo di pienezza. Si tratta di vite, per motivi diversi, non vissute in pienezza.

L’emorroissa è una donna costretta, dal giudizio degli altri, a non vivere: quel sangue che scorre, cioè la vita che scorre, la rende paradossalmente impura e per questo non può avere contatti o relazioni. La vita che vorrebbe vivere le sfugge. Non riesce a fermarla. Si deve tenere a distanza. È costretta alla solitudine.

È proprio il giudizio degli altri che le toglie energia, le fa perdere vita: i medici sono qui la rappresentazione di coloro che dedicano la vita a prescrivere ricette per gli altri, passano la vita a fare diagnosi che peggiorano la vita della gente («aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando» Mc 5,26).

i medici

Questa donna comincia a vivere nel momento in cui strappa la ricetta che gli altri vorrebbero imporle: decide di toccare Gesù. Decide di fare ciò che gli altri non le permettono.

Molte volte siamo schiavi delle etichette che gli altri ci hanno messo addosso. A volte quelle etichette ci fanno comodo, perché almeno abbiamo un’identità in cui riconoscerci, siamo qualcuno, ma ne paghiamo il prezzo. A volte non abbiamo più le energie per scegliere ciò che vogliamo essere.

sonno 2

Gesù si lascia toccare. Ciò che sembra impuro, un contatto umano, il contatto con un’umanità malata, diventa fonte di vita nuova. Molte volte l’ostinazione a salvaguardare la purezza uccide la vita.

C’è però anche una ragazzina che non si è data il permesso di vivere, una persona che ha rinunciato a percorrere la sua strada. Il testo dice che questa ragazzina camminava, aveva infatti dodici anni, come per dire che se hai dodici anni non puoi non camminare. Questa ragazzina aveva rinunciato a giocarsi le risorse che aveva. Proprio come tanti giovani che pur avendo l’età per camminare preferiscono rinunciare a vivere. Come con l’emorroissa, anche in questo caso Gesù entra in contatto con la malattia, le prende la mano. Forse questa ragazzina aveva bisogno solo di un adulto che credesse in lei e la invitasse ad alzarsi e a camminare con le sue gambe.

sonno bambina

E poi c’è un padre che, come tanti padri, non capisce e non accetta il sonno della figlia. Ma è un padre che si comporta da adulto: non rimane a litigare con il sonno della figlia o ad abbattersi perché la figlia dorme, ma si stacca, esce e va a cercare un aiuto. Il padre è padre perché si fa parola per il figlio, traduce il suo bisogno, porta in casa ciò che serve per la vita. Questo vuol dire essere padre. È un padre che non solo non pretende, ma addirittura sa aspettare, nonostante l’urgenza di quello che sta vivendo.

il padre

Forse stiamo continuando a buttare sangue inutilmente, come l’emorroissa, perché continuiamo a cercare vita dove non c’è. Ci fissiamo su situazioni, relazioni, compiti, che invece non fanno altro che toglierci energie.

Forse abbiamo deciso di non svegliarci per non camminare con le nostre gambe, come questa dodicenne.

Forse abbiamo bisogno di lasciarci toccare dalla vita per ricominciare a credere in noi stessi, forse non è più tempo di vivere la vita a metà, senza energie o addormentati.

 

Leggersi dentro

–          Ci sono situazioni che ti tolgono energie? Le hai scelte tu? Potresti modificarle?

–          Ti capita di rinunciare a vivere per paura di camminare con le tue gambe?

 

3 commenti

  1. Io penso di spendermi ma ho imparato a far delle pause per far si che anche l”altro abbia tempo di accogliere e maturate.
    Mi piace molto anche camminare.

  2. Purtroppo non ho scelto io i miei grovigli, ma amo lo stesso avvilupparmi in situazioni che mi stremano.
    Mi fermerò, prima o poi.
    La vita è difficile ma non mi stanca. Mi rende piacevole il passaggio per la fine.

  3. Come faccio a spianare la mia strada per poter camminare e vivere come Dio vuole? Sebbene io stessa mi complici spesso la vita, molte cose mi succedono non per mia scelta. La salute cagionevole, la mancanza di lavoro stipendiato e dignitoso, continue incomprensioni… eppure sorrido alla vita,amo vivere, voglio vivere e fare la volontà di Dio. Tutti siamo chiamati alla santità.

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