meditazioni

The winner is…? E neanche questa volta tocca a te

Meditazione sul Vangelo

della XXIX domenica del T.O. anno B

21 ottobre 2018

Mc 10,35-45

 

Chi pensa che il proprio tempo sia troppo prezioso

perché sia speso nell’ascolto degli altri,

non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello,

ma lo riserverà solo a se stesso,

per le proprie parole e i propri progetti.

D. Bonhoeffer, Vita comune

 

Fin da piccoli viene alimentata in noi una sete di potere, aneliamo tutti a diventare Re di Camelot o Principesse prigioniere in una torre o addormentate nel bosco in attesa del Principe azzurro. Apparentemente le fantasie scompaiono, ma in realtà restano sepolte sotto la cenere e continuano a orientare segretamente le nostre scelte e i nostri sentimenti.principessa torre

Ancora una volta l’educazione non ci aiuta né tantomeno lo scenario impietoso della politica e delle istituzioni: dal traffico ai colleghi di lavoro, dal gruppo parrocchiale alle beghe di partito, è tutta una corsa a prevaricare sull’altro per essere i primi.

Man mano che cresciamo, lo sguardo sugli altri diventa sempre più confuso: gli altri ci appaiono sempre più come avversari, rivali o concorrenti. A parte i casi estremi di delirio, in cui la vita si alimenta nel gusto di schiacciare la testa dell’altro, nei casi ordinari la vita viene vissuta come un’eterna gara che ci lascia nella frustrazione di non sentirci mai arrivati: la sete di potere è terribile, perché continua ad autoalimentarsi, lasciandoci sempre più assetati, nell’illusione che la prossima fonte possa dissetarci. Ma i pozzi del potere sono avvelenati, accendono la sete piuttosto che spegnerla, perciò l’unica soluzione è cercare altre fonti dove andare a bere!

gara

Anche i discepoli di Gesù, ieri come oggi, sono assetati di potere: davanti alle parole di Gesù che confida la sua angoscia davanti alle prospettive di morte che si fanno sempre più concrete, ancora una volta i discepoli progettano il loro futuro, preoccupandosi di chi dovrà sostituire il maestro quando non ci sarà più.

Ogni vuoto di potere, o la prospettiva di un vuoto di potere, genera una corsa alla sostituzione, è sempre l’occasione possibile per dare tregua alla propria sete.

Giacomo e Giovanni rivendicano un loro privilegio, forse perché sono stati i primi ad essere chiamati da Gesù, forse perché ostentano una possibile parentela con Gesù o forse solo per il loro carattere impetuoso, visto che non a caso erano chiamati “figli del tuono”.

figli del tuono

Giacomo e Giovanni non si lasciano intimidire dalle condizioni evocate da Gesù, confidano sulle loro forze, sono assolutamente sicuri delle loro capacità (Gli risposero: «Lo possiamo»).

Gesù evoca infatti due immagini dell’Antico Testamento molto provocatorie e per certi versi violente: il calice è non solo il calice della gloria, ma anche il calice dell’amarezza e dell’ira di Dio, è un’immagine che evoca vendetta e morte, non a caso è sul calice che Gesù pronuncia una delle benedizioni durante l’ultima cena, sostituendo il proprio sangue al sangue dell’agnello, offrendo se stesso come riscatto, cioè come prezzo, per la liberazione degli uomini tenuti schiavi dalla morte. Gesù è infatti il goel, ovvero, secondo l’Antico Testamento, colui che libera, salva, paga il riscatto.

Così anche il battesimo, cioè letteralmente immersione, non è solo il gesto del rinnovamento della vita, ma è l’immagine di chi è travolto dalle acque del male, proprio perché immerso liberamente in esse. Gesù è colui che si lascia immergere per essere travolto dalle acque del nostro male, quelle acque di morte dalle quali il Padre lo tirerà fuori, mostrandolo vincitore della morte.

acque

Se la gloria di Cristo è la croce, allora diventa significativo che in quel momento alla destra e alla sinistra di Gesù non siederanno Giacomo e Giovanni, ma due peccatori, i due ladroni, due uomini condannati e giustiziati. Accanto a Gesù, nella sua gloria, siedono i condannati e gli esclusi di ogni tempo, quelli che non abbiamo ritenuto degni di accostarsi a Lui. Accanto a Gesù siedono perciò coloro che non hanno merito.

La nostra sete trova pace quando non è più sete di potere, ma sete di servizio: nella Bibbia infatti non c’è solo la sete di Giacomo e di Giovanni, ma c’è la sete della cerva che desidera ardentemente l’acqua, forse perché i cervi, secondo un’antica tradizione, mangiavano serpenti velenosi che però liberavano un veleno che infiammava le viscere del cervo, creando un forte bisogno di bere. Per questo nell’iconografia il cervo è diventato simbolo del credente che cerca l’acqua di Cristo perché si è nutrito del peccato.

cerva

Ma nel Vangelo c’è anche la sete della donna Samaritana che cerca un senso alla sua vita, un senso che possa dissetare la sua sete di affetto. Ma soprattutto c’è la sete di Gesù, che non solo si fa mendicante di parola e di relazione davanti a una donna sconosciuta e straniera, ma che mentre è sulla croce confessa la sua sete per la salvezza di tutti gli uomini. E Gesù continua ad avere sete in ogni piccolo, in ogni ultimo, che chiede da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca. Ma a volte ho l’impressione che in nome delle nostre idee, dei nostri pregiudizi e delle nostre paure, siamo tentati di negare anche quello.

samaritana

Siamo condannati alla follia dell’arsura fin quando continuiamo a bere ai pozzi avvelenati del potere. La vita trova senso solo quando è spesa per qualcuno o per qualcosa. La vita diventa ossessione quando si è concentrati solo sulla propria sete. Non a caso un uomo come Bonhoeffer, pastore protestante giustiziato dai nazisti, uno che aveva messo la vita della sua gente prima della sua, potrà dire: Solo chi vive per gli altri vive responsabilmente, ossia vive.

 

Leggersi dentro

–          Di che cosa hai sete?

–          Quanto spazio ha nella tua vita la ricerca del potere?

6 commenti

  1. Ho sete dell’Amore di Dio che riempie il vuoto lasciato dagli uomini lontani, centrati su se stessi. Invece, l’amore, ed occuparsi del prossimo, genera vita e percio’ si trova la gioia e si capisce perche’ siamo su questo mondo. Non amo il potere, piuttosto l’essere riconosciuta come persona con valori, che, se in contatto col potere, non si incontrano.

  2. In queste ultime settimane ho abitato con il racconto della Samaritana come tappa di un mio cammino personale ed è tanto sorprendente per me incontrare tante risonanze e convergenze nel Vangelo di oggi.
    Sono una mendicante d’amore, ho un bisogno di affetto infinito, di essere riconosciuta, chiamata per nome, adorata e così di marito in marito ho attinto acqua che non disseta, anzi che fa solo crescere la sete…
    Credo che il bisogno di amare e di essere amati sia la più grande ferita che ogni essere umano porta in sè: una ferita che dice in fondo che siamo fatti per un amore infinito e assoluto.
    La fatica di portare questa ferita d’amore fa sì che la lasciamo cicatrizzante perché faccia meno male e possa venire dimenticata.
    Tante donne nel Vangelo erano mendicanti di amore, ma poi hanno incontrato Gesù e si sono innamorate di lui, perché lui è una sorgente di acqua viva, chi ne beve non ha più sete.
    L’unica cosa che conta è affidare a lui tutto noi stessi, tutto quello che abbiamo nel cuore ora, per lasciarlo da lui poco a poco sanare, rischiarare, riscaldare, purificare, santificare.

  3. Ho sete di Gesù. Mi ritrovo in Giovanni e Giacomo; penso che un po’ tutti aspiriamo a quel posto che loro chiedono. Tutti siamo chiamati alla santità. Per questo il Vangelo ci insegna a servire. Grazie a Dio, Gesù dà la sua vita per la nostra salvezza. Che ognuno di noi aspiri a fare della propria vita un continuo rendimento di grazie a Dio! Che ogni battezzato possa servire, possa fare la volontà di Dio! Sant’Ignazio di Loyola ci insegna ad amare la povertà come una madre. Più vado avanti nella lettura del libro di padre James Martin SJ “Guida del gesuita… a quasi tutto. Una spiritualità per la vita concreta ” E più sono convinta che (anche senza dover prendere i voti) nell’ambiente in cui mi trovo posso mettere in pratica diversi insegnamenti di Sant’Ignazio di Loyola, insegnamenti sulla vita semplice per fare la volontà di Dio e vivere liberamente. Mentre la ricerca del potere ci mette in contrasto con il prossimo e ci allontana dagli insegnamenti di Gesù, la vita semplice ci aiuta ad essere più amorevoli gli uni con gli altri e a vivere liberi. Mentre il mondo ci invita ad eliminare il nemico, Gesù ci insegna non solo ad amarlo ma anche a servirlo e ci insegna “ogni uomo è mio fratello” (come amava dire San Paolo VI).

  4. “Siamo condannati alla follia dell’arsura fin quando continuiamo a bere ai pozzi avvelenati del potere. La vita trova senso solo quando è spesa perqualcuno o per qualcosa. ” Grazie Padre Gaetano!

  5. “… vuoto di potere …”, cioè la moltitudine che aspetta il nuovo “re”. Sembra un gioco, la maggioranza che assiste impassibile alla battaglia cinica a colpi di offese, maldicenze, falsità dei pochi per farsi governare da questi. Da idealista pragmatico come battere con la dialettica gli impostori? Per il regno dei cieli devi essere come un bambino, ma dove porta sulla terra questa sincera onestà? Mi sembra di vedere una realtà a macchia di leopardo, macchie di luce propria divise e circondate dall’oppresso e oppressore potere. Zone dove si vive in comprensione ma questa empatia viene isolata da fossati per evitare l’unione. Si può raggiungere la sufficiente soddisfazione personale collaborando nel proprio perimetro; come allargo la vista e l’udito vengo circondato da notizie di fatti nefasti che accadono in questo pianeta provocate da chi ha il potere. Sicuro, può dare gioia relazionarsi in aiuto con i propri vicini, ma rimaniamo sempre nell’attesa di unirci in una unica “macchia”.
    Nella società cui opero, come da successi nel piccolo giro al potere decisionale anche di minori realtà, senza peccare in pensieri parole opere e omissioni?

  6. A proposito di maldicenze…
    Nella Grecia antica Socrate era apprezzato da tutti per la sua saggezza.
    Si racconta che un giorno incontrasse un conoscente che gli disse:”Socrate, sai che cosa ho appena sentito di un tuo studente?”
    “Aspetta un momento” rispose Socrate. “Prima che tu me lo dica vorrei che tu sostenessi un piccolo esame che è chiamato “Esame dei tre filtri”.
    “Tre filtri?”
    “Esatto,” continuò Socrate. “Prima che tu mi parli del mio studente, filtriamo per un momento ciò che stai per dire”.

    1° filtro: Filtro della Verità
    “Ti sei accertato al di là di ogni dubbio che ciò che stai per dirmi è vero?”
    “No” disse L’uomo “in effetti me lo hanno raccontato”.
    “Bene,” disse Socrate. “Quindi tu non sai se sia vero o meno”.

    2° filtro: Filtro della Bontà
    “Ciò che stai per dirmi sul mio studente è una cosa buona?”
    “No, il contrario”.
    “Allora,” Socrate continuò “Quindi tu vuoi dirmi qualcosa di male su di lui senza essere certo che sia vero?”
    L’uomo si strinse nelle spalle un pò imbarazzato.

    3° filtro: Filtro dell’Utilità
    Socrate proseguì: “Puoi ancora passare l’esame perchè c’è il 3° filtro, il Filtro dell’Utilità. Ciò che vuoi dirmi circa il mio studente mi sarà utile?”
    “Veramente…non credo”.
    “Bene,” concluse il Saggio “se ciò che vuoi dirmi non è Vero, non è Buono e neppure Utile, perchè me lo vuoi dire?”.

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