Libri, divani e social: il problema è sempre la copertina

Meditazione sul Vangelo

della XXX domenica del T.O. anno B

28 ottobre 2018

Mc 10,46-52

 

A volte abbiamo solo bisogno di essere un po’ coccolati per sentirci meglio,

Linus (Peanuts)

 

Le copertine cambiano, anche quelle che ci mostrano sorridenti sui social, ma in fondo rimaniamo tutti un po’ Linus, l’amico di Charlie Brown che da ragazzo mi suscitava tanta preoccupazione, mi metteva ansia solo a vederlo mentre si trascinava quella copertina da cui non riusciva a staccarsi. Linus non cresce mai, perché è paradossalmente bloccato da quelle che sembrano le sue sicurezze. Una copertina trascinata, proprio come la vita. Una sicurezza in cui si può inciampare. Un gadget imbarazzante, di cui Linus non si accorge: per lui è diventato normale portarsi dietro una coperta.

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Bartimeo, il protagonista di questo brano del Vangelo, è un po’ come Linus: si porta dietro un mantello, la sua unica sicurezza, come succedeva spesso per i mendicanti che non avevano altro. Il mantello era tutto per un mendicante, è la casa, è il rifugio, è l’amico. Persino la legge (cf Esodo 22,25) vietava di portar via il mantello a un mendicante che l’avesse dato in pegno, proprio perché era l’unica cosa che possedeva. Eppure, anche Bartimeo sembra bloccato proprio da quel mantello. E non riuscirà a mettersi in piedi, fino a quando non l’avrà gettato via. Allo stesso modo, nella nostra vita, ci sono false sicurezze, apparenti consolazioni, che ci impediscono di vivere pienamente fino a quando non le abbiamo buttate via.

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Bartimeo non riesce a muoversi perché è cieco. Non vede dove andare. Anche in questo caso, ci rivela una situazione in cui possiamo trovarci. Sono le situazioni di dubbio, di incertezza, i momenti di sconforto, in cui tutte le porte ci sembrano chiuse. Può anche capitare però che noi stessi ci rendiamo ciechi per non vedere, magari perché abbiamo paura di sapere come stanno veramente le cose, forse non abbiamo il coraggio di guardare. Ci succede così quando per esempio ci prende la depressione, quando ci chiudiamo in casa, serriamo le finestre e continuiamo a dormire, nell’illusione che al nostro risveglio le cose saranno magicamente cambiate.

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Anche gli antichi miti greci raccontano questa paura di affrontare la verità: Edipo, per esempio, quando scopre di aver ucciso suo padre, senza saperlo, e di aver preso in moglie una donna che in realtà è sua madre, si acceca. Non riesce a stare davanti al rivelarsi pesante della vita.

Bartimeo è tutto questo: bloccato e cieco. E proprio per questo è isolato. Sembra che nessuno incroci mai la sua strada. È un paradosso, perché il nome ‘Bar-timeo’ vuol dire ‘figlio di Timeo’. Nel suo nome è scritta una relazione eppure egli non vive ciò che dovrebbe essere: invece di vivere in relazione è un uomo isolato. Persino Gesù non è riuscito a incontrarlo. Gesù è sceso a Gerico, la città sprofondata sotto il livello del mare, la città che viene a rappresentare gli abissi nei quali Gesù scende per cercare l’uomo che si è perso. Adesso Gesù sta lasciando quegli abissi, sta ripartendo da Gerico, ma non ha trovato Bartimeo neppure lì. Il testo dice infatti che Bartimeo era fuori strada (sedeva lungo la strada). È introvabile, irrimediabilmente perso.

ricominicare a vivere

Ma quando sei in questo inferno, bloccato e cieco, l’unica cosa che può salvarti è il tuo desiderio. Bartimeo sente talmente forte il desiderio di ritornare a vivere che mette in gioco le sue uniche risorse. È un mendicante. Quello che sa fare è chiedere. Bartimeo non solo chiede, ma grida. E allora finalmente qualcuno si ferma. Nessun grido rimane inascoltato davanti a Dio. Gesù si ferma. È questa l’azione che salva Bartimeo. Egli non desiderava nient’altro che qualcuno si fermasse davanti a lui. Nel momento in cui Gesù si ferma, Bartimeo è già guarito, si sente riconosciuto, visto, ascoltato. È il profondo desiderio che tutti ci portiamo nel cuore. E infatti, quando Gesù si ferma, Bartimeo,  a differenza di Linus, getta via il mantello e si mette in piedi. Finalmente risorge dalle sue situazioni di morte. Solo quando buttiamo via le nostre false sicurezze possiamo ricominciare a vivere e possiamo esprimere davanti a Dio quello che ci sta veramente a cuore.

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Solo adesso infatti Gesù gli chiede cosa desidera. Sembra una domanda superflua davanti a un cieco, e invece per Gesù è importante che noi decidiamo liberamente di tornare a vedere. Non è detto infatti che siamo disposti a guardare le cose così come sono.

Ma nella risposta di Bartimeo c’è molto di più del semplice desiderio di vedere. Bartimeo usa il verbo anablepein che significa ‘vedere di nuovo’, ma anche ‘guardare in alto’. Bartimeo vuole infatti rialzare la testa, vuole riavere la sua dignità, proprio quella che aveva perso trascinandosi dietro la sua triste copertina.

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E nel momento in cui Bartimeo vede di nuovo, si trova davanti una strada che può scegliere di percorre. Gesù infatti non lo obbliga a seguirlo. Gesù gli dice va’, non vieni. Bartimeo è libero di scegliere la sua strada. Gesù ci apre gli occhi, ma non ci obbliga. Ci rende liberi.

Anche per Bartimeo, dunque, l’uomo che sembrava irrimediabilmente perso, l’uomo introvabile persino negli abissi di Gerico, l’uomo dell’ultimo momento, persino per lui c’è speranza. Posso allora pensare che per me questa speranza non sia possibile?

 

Leggersi dentro

–          Quali sono le copertine o i mantelli che ti stai trascinando dietro, pensando che siano sicurezze e che invece ti stanno bloccando?

–          Cosa puoi fare, quali risorse puoi utilizzare per rimetterti in piedi?