meditazioni

La porta dell’io si apre solo dall’esterno. Le relazioni che ci salvano

Meditazione sul Vangelo

della XXXI domenica del T.O. anno B

4 novembre 2018

Mc 12,28-34

 

Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande.
Charlie Brown

 

“Ci sono domande?”. E talvolta segue un silenzio imbarazzante. Quando faccio lezione avverto quel silenzio come una pugnalata, un problema, un’emergenza. Il mio corpo si predispone al peggio: non sarò stato chiaro? Sono stato noioso, veloce, complicato? Attimi di panico…

quattro-domande

Nel mondo antico, Socrate risolveva il problema alla radice: le domande le faceva lui. E si vantava di aver condotto passo dopo passo il povero servo o il discepolo malcapitato a riscoprire la verità che inconsapevolmente già si portava dentro. Ecco perché, nonostante i possibili accostamenti che sono stati proposti tra Socrate e Gesù, qui c’è invece una grande differenza: Gesù si lascia interrogare… fino a quando sono i discepoli stessi, quelli che dovrebbero imparare da lui, a non avere più il coraggio di fare domande.

Menone

Questo discepolo che smette di fare domande mi ricorda molto l’uomo di oggi, l’uomo qualunque che pensa di avere già tutte le risposte, l’uomo che non cerca più, per pigrizia, per indolenza, per paura di trovare risposte scomode. Non facciamo più domande. Abbiamo paura di essere messi in discussione. Preferiamo le risposte preconfezionate. Non ci poniamo più il problema di capire. Compriamo soluzioni già pronte, solo da scaldare.

scaldare

Fare domande implica la capacità di ascoltare. Occorre fare silenzio. Prendere consapevolezza di essere davanti a un altro, dal quale aspettiamo una risposta. La domanda può nascere solo dentro una relazione. Quando le relazioni si spezzano, anche le domande si spengono. Forse non a caso, Gesù riparte proprio da questo atteggiamento fondamentale: Ascolta, Israele! Se ti disponi ad ascoltare, vuol dire che riconosci di essere in una relazione, vuol dire che ti sei accorto di non essere il solo, c’è un altro davanti a te.

Forse non ascoltiamo e non facciamo più domande proprio perché siamo rapiti dal nostro io, non vediamo altro che le nostre ragioni, le nostre esigenze, le nostre preoccupazioni. Viaggiamo raggomitolati nella coperta del nostro io.

porta

Il grande comandamento che Gesù ci mette davanti è infatti il superamento della chiusura nel nostro io. In fondo è questa la sintesi dei comandamenti che Gesù propone.

Per comprendere la risposta di Gesù possiamo partire dalla dimensione che sperimentiamo in modo più immediato: il prossimo ovvero il vicino. Quando traduciamo questa parola, ci rendiamo conto di quanto sia drammatica: il problema inizia quando l’altro è vicino. Lo straniero è un problema quando diventa vicino. La fatica quotidiana è quella che viviamo con chi occupa il mio spazio, il mio posto auto, il mio ufficio, il mio letto, il mio bagno…L’altro diventa un’impresa ardua da affrontare, quando mi mette in questione, quando fa vacillare le mie sicurezze, quando calpesta i miei diritti…

La proposta di Gesù è un gioco di ruolo: prova a metterti dalla parte dell’altro. Se tu fossi l’altro, come vorresti essere trattato? Forse è qui che comincia il nostro silenzio. Davanti a questa domande emergono le nostre insicurezze. Forse mi rendo conto che non mi amo abbastanza, forse mi accorgo che il primo a trattarmi male sono io. Ama chi ti è vicino come se fossi tu! Ma io, come mi tratto, come mi vedo, che relazione ho con me stesso? Mi ascolto?

uscire dal nostro io

Ma Gesù invita ad andare ancora più in profondità per cercare il criterio dell’amore fuori di noi. Gesù ci invita a uscire dal nostro io per orientarci verso la fonte della nostra vita. Amare Dio vuol dire uscire dai miei deliri di onnipotenza. Vuol dire riconoscere che io non sono il primo, non sono l’origine di me stesso, non possiedo la mia vita. Amare Dio vuol dire riconoscere di essere davanti a Colui che desidera stare con me per sempre. Sono davanti a Colui che continuamente è disposto a perdonarmi. Ecco, è qui il criterio dell’amore. La vita diventa restituzione, risposta, responsabilità.

interreligious

l’amore per Dio e per il prossimo sono la nostra ancora di salvezza perché ci svincolano dal nostro io. Senza questo amore non possiamo che impazzire nei nostri deliri, diventando schiavi delle nostre ragioni.

 

Leggersi dentro

–          Hai ancora il coraggio di fare domande alla vita, a Dio, agli altri?

–          Chi è il prossimo che fai più fatica ad amare? Prova a chiederti il perché.

5 commenti

  1. Si, ho ancora tante domande da fare. Una, in particolare, e’ dammi la forza di non dipendere affettivamente, in modo malsano, dalle persone, ma LIBERA. Chi mi ha delusa ha creato in me il distacco ed, a livello umano, trovo che son cambiata.

  2. Domande tante..risposte, le aspetto.
    Il mio prossimo che fatico ad amare…spero nessuno…o almeno ci provo..

  3. Più volte ho ascoltato durante l’omelia l’esortazione a divenire apostoli di Gesù; chiedo molta clemenza ma il passo conclusivo
    [Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio»],
    per me sembra irraggiungibile, cioè per divenire devo sostenere un dialogo semplice ma di quel livello?
    In un tempo dove la distanza tra due sedili contigui in metropolitana sono di fatto posti in due città diverse.
    Penso, ciò che mi ha aiutato a capire del perchè incontravo difficoltà nel dialogare è seguente dall’osservare l’utilizzo sempre più frequente del messaggio vocale in sostituzione dello scritto e delle faccine grafiche più o meno interpretabili invece delle proposizioni.
    Mi son chiesto se il riuscire a saper e farti ascoltare è pari al saper scrivere; di getto ho ripreso la grammatica ingiallita delle superiori, chissà perchè, nonostante la precaria rilegatura, è l’unico testo che avevo salvato in quelle condizioni durante un trasloco.
    Mi son detto fermati molti istanti e riprendi gli studi, nella speranza che ti migliorino e aiutino a capire e a farti capire dal prossimo ovvero il vicino.

  4. STRANE ASSONANZE
    Quando in parrocchia partecipavo alle letture che dovevano essere proclamate
    nei giorni successivi dall’altare, sulle copie che mi venivano date le arricchivo di numerosi segni affinchè avessi la maggiore chiarezza possibile nell’esposizione.
    Una ragazza che partecipava insieme a noi, a mio avviso la migliore di tutti, incuriosita, mi chiese la ragione di quei strani simboli ai quali diedi ampi chiarimenti. Ma aggiunsi che prima di salire sull’altare chiedevo sempre al Signore di aiutarmi a proclamare la sua Parola.

  5. Meravigliosa la meditazione padre Gaetano,infatti ho ricopiato su un quaderno tutte le frasi che mi hanno colpita maggiormente. E queste domande? “Hai ancora il coraggio di fare domande alla vita, a Dio, agli altri? Chi è il prossimo che fai più fatica ad amare? Prova a chiederti il perché.” Domande su cui riflettere. Grazie Gesù che ti lasci interrogare da me e mi inviti a vivere il grande comandamento dell’amore. Amare Dio e il prossimo. “Ogni uomo è mio fratello!”(San Paolo VI). Sì domande ne ho molte, ma so bene di dover migliorare nell’ascolto. Gesù fa’ che possa ascoltare la tua risposta nel fracasso di questa vita difficile e complicata che mi ritrovo. Aiutami a riflettere sul prossimo che fatico ad amare e perché. Cerco di amare tutti? Amo tutti? Eppure voglio che chi mi tratta male, non solo si converta, ma che possiamo ritrovarci tutti nella Gerusalemme Celeste.

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