meditazioni

Mors tua, vita mea! C’è sempre qualcuno che dipende da me

Meditazione sul Vangelo

della XXXIV domenica del T.O. anno B

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

25 novembre 2018

 

Gv 18,33-37

 

Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere.

Sofocle

 

Ciascuno di noi ha il potere di giudicare, di assolvere o condannare. Diventiamo consapevoli di questo potere nel momento in cui abbiamo davanti uno più debole, uno che è nelle nostre mani e di cui possiamo decidere.

Tutti abbiamo il potere di decidere della vita degli altri: le nostre azioni non sono mai solo nostre, le nostre parole non sono mai senza effetto. Il modo in cui interpretiamo questo potere dice qualcosa di noi, ci rivela. Come Pilato, ci troviamo continuamente davanti all’urgenza di decidere cosa vogliamo farne della vita dell’altro.

Ce lo ricorda quell’antico racconto, in cui un giovane, volendo smentire la fama di un eremita che tu consideravano molto sapiente, si recò da lui con un uccellino tra le mani dietro la schiena. Arrivato dall’eremita gli chiese di poter rivolgere una domanda, ottenuta l’attenzione dell’eremita, il giovane, pensando di confonderlo, disse: “ho un uccellino tra le mani dietro la schiena, è vivo o morto?”. Dopo un attimo di silenzio, l’eremita rispose: “è come tu desideri!”.

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La domanda che emerge dall’incontro tra Pilato e Gesù è molto chiara: cosa voglio farne del potere che ho di decidere della vita dell’altro?

Pilato è l’uomo che sperimenta la fatica di gestire il potere quando si trova davanti alla debolezza dell’altro. È l’uomo che non riesce mai a compromettersi. È l’umiliazione del potere. Più volte esce, quasi supplicando, per chiedere alla folla di liberarlo dal peso della decisione: prendetevelo voi, sollevatemi dalla fatica di decidere, ridatemi la mia tranquillità, ridatemi l’illusione che la vita non mi chiede di compromettermi, prendetevela voi questa fatica di decidere!

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Siamo già tutti compromessi. Anche il silenzio dice chi siamo. Pilato vuole consegnare Gesù al giudizio degli altri per liberarsi dalla paura di sbagliare. Ecce homo! Giudicatelo voi. Pilato è l’uomo contemporaneo che pensa di salvarsi appaltando ad altri il lavoro sporco di esprimere un parere. No, caro Pilato, la vita non ti lascerà in pace finché tu non avrai detto cosa pensi di quest’uomo che ti sta davanti.

Pilato è l’uomo scettico per il quale non c’è differenza. Non c’è nulla di vero e nulla di falso. Ci sono i complotti, le dietrologie, le notizie false. Non arriveremo mai a sapere la verità. Pilato è l’uomo chiuso nel suo cinismo. Ormai ha visto come vanno le cose. Non gli interessa più nulla, non c’è niente per cui valga la pena spendersi, tutt’al più la corsa domenicale delle aurighe. Pilato è l’uomo al quale non interessa più nulla. Tutto è uguale. Non esiste la verità: che cosa sarà mai la verità?.

Ecce Homo by Antonio Ciseri c. 1880

Pilato è l’uomo che non arriva fino in fondo. I suoi tentativi di sottrarsi alle sue responsabilità, la sua preoccupazione di rimanere vergine davanti al coinvolgimento nella morte di un altro, sono destinati a naufragare. Davanti al rischio dell’impopolarità, davanti al pericolo di rovinare una carriera, davanti al delirio per la sua immagine, vediamo Pilato capitolare davanti alla paura: il mio silenzio consegna l’innocente nelle vostre mani. Lo consegnò perché fosse crocifisso!

Non abbiamo scelta. Non possiamo non decidere. Gesù è l’ospite non voluto nel nostro mondo, l’intruso indesiderato, che ci obbliga a decidere di lui. È l’altro che continuamente ci ricorda che abbiamo potere e non possiamo non esercitarlo.

In questo gioco delle parti colui che sembra sconfitto è proprio colui che ha saputo gestire il suo potere: anche Gesù è davanti a Pilato con il suo potere di dare vita e di dare morte. E sceglie di dare la vita.

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Gesù è l’uomo che si compromette. Ha il coraggio della verità. Non nasconde o confonde la sua identità: sì, io sono Re! Mi prendo la responsabilità delle mie azioni: per questo sono venuto al mondo. La mia vita ha un senso e la vivo fino in fondo. Non come te, che hai ormai assunto come normale l’incoerenza tra le tue parole e le tue azioni.

Gesù è l’uomo che si sottrae alla logica del mondo, si sottrae all’esistenza inautentica, si sottrae alle bandierine colorate del perché fanno tutti così, non ha paura di essere fuori dal coro: il mio regno non è di questo mondo. Il mio potere non ha bisogno di essere approvato dalla folla, mi sottraggo alla logica dei sondaggi pre-elettorali. La mia immagine non mi ossessiona. Questo è essere potenti.

Sì, caro Pilato, la verità esiste, la verità è quella della tua coscienza, quella che sta gridando, ma di cui tu sei il primo assassino. La tua coscienza sta gridando, ma tu sei troppo impegnato ad ascoltare le urla della folla, quelle urla che ti fanno sentire stupidamente potente.

 

Leggersi dentro

–          Pratichi anche tu lo sport della condanna facile?

–          O come Pilato ti illudi di non essere mai responsabile?

7 commenti

  1. Di responsabile mi sento e molte volte ho pagato per aver scelto la coerenza e la mia coscienza, ma ne vado fiera. La tiepidezza non la tollero. Non mi piace chi si arroga il diritto di scegliere per gli altri.

  2. Questo mondo in cui viviamo è pieno di persone che si comportano come Ponzio Pilato. Ognuno di noi a suo modo può essere un Ponzio Pilato. Un esempio eclatante sono le politiche ambientali e quelle sulla pianificazione famigliare. Sappiamo bene che le nostre azioni hanno conseguenze devastanti, sappiamo anche che l’inquinamento atmosferico procura gravi malattie e che lo stile di vita dei paesi ricchi sta causando la povertà di tantissime persone che si trovano sia nei paesi del terzo mondo ma anche negli stessi paesi ricchi, ad esempio le persone che dopo aver perso il lavoro sono finite a vivere per strada, la distruzione degli ecosistemi, l’insalubrità delle acque,ecc… Ci si illude di risolvere i problemi dei poveri dell’Africa o dell’America Latina, degli indios,e dei nativi, obbligandoli a non fargli fare molti figli, invece di togliere le cause della povertà. Ci aspettiamo politici meno corrotti che facciano la loro parte, mentre pratichiamo sia lo sport della condanna facile,sia ci illudiamo di non poter farci niente e di non essere noi i responsabili di tanto male. Io per prima sono ferma bloccata dove sono. Mi affido a Gesù Misericordioso,voglio camminare nei suoi sentieri, cerco impegnarmi…
    Auguro a tutti i lettori e a lei padre Gaetano una buona solennità di Gesù Cristo Re dell’universo . Buona Domenica.

  3. Mi sono guardata dentro in questi giorni e mi rattrista la consapevolezza che la mia fede è poca, che mi dimentico in modo automatico, sempre e di nuovo, che ho scelto di seguire Gesù e di lasciare che sia lui a dire l’ultima parola su di me.
    La risposta è sì, a entrambe le domande.
    A seconda delle situazioni, a volte cerco un capro espiatorio, altre, e più spesso, cerco qualcuno che mi tolga le castagne dal fuoco, soprattutto di fronte alla paura di sbagliare.
    Non resta che rivolgere la preghiera al potere di questo ‘Re al contrario’, il potere di chi ama il mondo fino alla fine e sa dare la vita per gli uomini, affinché ogni persona, liberamente, possa essere parte del suo progetto di salvezza.

    1. Bello il suo commento, mi ritrovo nelle sue parole Lidia. Sempre che non l’abbia già letto ovviamente ( Io lo sto leggendo in questi giorni e mi sta aiutando molto) , le consiglio la lettura di “Guida del gesuita… a quasi tutto. Una spiritualità per la vita concreta” edizioni San Paolo, l’autore è il prete gesuita James Martin. Come padre Gaetano, anche padre James è molto coinvolgente nei suoi scritti ed attinge dall’esperienza, dalla vita vissuta. Inoltre, si imparano parecchie cose sulla preghiera, su Sant’Ignazio di Loyola, sui gesuiti. https://www.ibs.it/guida-del-gesuita-a-quasi-libro-james-martin/e/9788892213166

      1. Non conosco Padre James, ho letto ora qualche notizia sul web, quindi grazie Agnese per il consiglio! Sono certa che il libro mi piacerà e sarà uno strumento prezioso in questo cammino (sul quale muovo i primi passi ancora incerti) di ricerca e spero trasformazione interiore, per acquisire maggiore consapevolezza di Dio, di me, degli altri e del momento storico che stiamo vivendo.
        Buona settimana

  4. Ho esercitato il potere come responsabile di un reparto, e al pensare di decisioni iniziali viziate dall’inesperienza e alcune successive, ripensate nell’età, diciamo della maturazione, condizionate da entropatia opaca, se mi confesso in merito, rischio il massimo della penitenza.
    Più volte nell’ascoltare avvenimenti trasmessi dalla radio o dalla televisore con la famiglia, alle loro critiche sul nominato, a volte intervengo con un “Non vorrei assolutamente stare al suo posto”. Si può esercitare il potere genuinamente?
    Penso dipende dalla valenza, nel piccolo, in famiglia, con gli amici, nelle riunioni condominiali e di quartiere, più che il potere è il dialogo a smussare le incomprensioni che si presentano, questo per rimanere in amicizia con tutti, il tentare di imporsi è l’inizio della divisione.
    Quando lessi il brano della Bibbia del Figlio conteso, mi son chiesto quale decisione avrei preso e se non leggevo la prontezza e perspicacia di Salomone, ancora starei a cercare la risposta.
    L’unico potere che attualmente esercito con fermezza è di far rispettare le scadenze, altrimenti toccherà a me poi riparare gli eventuali danni.

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