meditazioni

Vienimi a cercare dove mi sono perso

Meditazione per la

IV domenica di Avvento

22 dicembre 2019

 

«Il Signore si mette una seconda volta in comunione con l’uomo, e in comunione molto più straordinaria della prima, in quanto la prima volta egli mi fece partecipare alla natura migliore, ora invece è lui che partecipa all’elemento peggiore».

Gregorio Nazianzeno

 

Un’oscurità profonda

La nostra vita attraversa talvolta momenti di buio. Ci troviamo davanti a eventi a cui non riusciamo a dare senso. E quando non c’è chiarezza, facciamo fatica a decidere dove andare, dove mettere i piedi, quale strada intraprendere. Forse non a caso, quest’ultima domenica di Avvento ci sorprende in uno dei momenti astronomicamente più bui dell’anno: il nostro mondo attraversa una fase di oscurità profonda. Gli antichi avevano molta paura di questi giorni dell’anno, perché temevano che le tenebre potessero divorare pian piano la luce. Il messaggio delle letture di questa domenica viene a dirci allora che, anche quando la nostra vita attraversa le tenebre, Dio non smette mai di essere con noi, cammina con noi nel buio della vita, perché Egli è l’Emmanuele, la luce che torna a sfolgorare nella nostra oscurità.

 

Dio nel profondo

Anche Giuseppe, promesso sposo di Maria, si trova davanti all’incertezza, in una situazione in cui non vede chiaramente. Le tenebre sembrano avvolgere la sua vita. E si addormenta.

Dio lo raggiunge nel sogno, nel luogo del profondo, quando le nostre difese sono abbassate. Era accaduto così, tanti secoli prima, anche con Giacobbe, il quale, nella sua fuga dal fratello Esau, a un certo punto si sente perso, si addormenta, sogna, e lì Dio lo raggiunge.

 

La realtà

Nell’incontro con Dio nel profondo, tutti i pezzi sembrano ritrovare la loro collocazione. Giuseppe si è ritrovato innanzitutto davanti a una realtà drammatica e complessa: la sua sposa, Maria, è stata trovata incinta. Si tratta di una situazione che la legge giudaica condanna con durezza: sebbene la lapidazione non fosse più praticata al tempo di Gesù, Giuseppe era tenuto a ripudiarla, il che voleva dire esporre la donna a una situazione di esclusione e di sopruso. Al più, esercitando la misericordia, Giuseppe avrebbe potuto licenziarla in segreto, alla presenza di due testimoni, per evitare di esporre Maria a uno scandalo pubblico. Probabilmente è su queste alternative che Giuseppe si stava interrogando.

 

Che cos’è la giustizia?

Matteo descrive infatti Giuseppe come uomo giusto, forse per indicare il suo tentativo di mitigare la legge con la misericordia. Cosa vuol dire allora essere giusto? La mera applicazione della legge, senza tener conto della situazione singolare e specifica delle persone, vuol dire giustizia? Giuseppe sta cercando non solo di andare oltre la mera applicazione della legge, non solo sta cercando di tener conto dell’amore nei confronti di Maria, ma sta cercando anche un modo per comprendere e trovare un senso a quello che è accaduto. Forse questo significa essere giusto. Oggi assistiamo a frequenti appelli al giustizialismo, ma questo non significa necessariamente percorrere la via della giustizia.

 

L’orizzonte della promessa

Proprio mentre è notte, Dio entra nella vita di Giuseppe per fare luce. E lo aiuta a guardare più in là. Il presente, anche se drammatico, acquista senso all’interno di una promessa più ampia, quella che Dio aveva fatto a Israele otto secoli prima, attraverso il profeta Isaia. Si trattava anche in quel caso della promessa di un figlio, segno della presenza di Dio nella storia, accanto al suo popolo. Il Vangelo di Matteo vuole annunciare infatti il compimento di quella parola. Alla fine del Vangelo, Gesù ci ricorderà ancora una volta quella promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), qualunque sarà la strada che dovrete attraversare, nelle vostre fatiche e nelle vostre tenebre, io sono con voi, perché sono l’Emmanuele.

 

Il momento di decidere

Alla fine di questo percorso, Giuseppe si sveglia. È giorno. Si è fatta luce nella sua vita. Vede le cose con chiarezza e allora può decidere. Giuseppe non rimane intrappolato nei sogni, non rimane ossessivamente a considerare gli elementi in gioco. A un certo punto occorre fidarsi di Dio e rischiare. Occorre agire secondo quello che, nel dialogo con Dio, ci sembra giusto. È l’esito del discernimento: dalla considerazione ponderata nel profondo della coscienza fino alla decisione.

 

 

Leggersi dentro

  • Hai la possibilità di prenderti momenti di preghiera e di riflessione per guardare a quello che sta avvenendo nella tua vita?
  • Quanto spazio ha la misericordia nella valutazione degli eventi che segnano la tua vita, le relazioni con gli altri, il tuo modo di agire?

 

 

versione originale su http://www.clerus.app

3 commenti

  1. Recentemente ho tentato di sperimentare la misericordia in una circostanza difficilissima. Era misericordia?-Era paura? Era un’intrusione? Era una situazione imbarazzante ma rischiosa per un’intera comunità. Forse le cose sono tornate al loro posto, ma mi hanno lasciato un senso di disagio profondo. La preghiera di discernimento mi sta aiutando. Non si esce dalle tenebre senza la luce del discernimento!

  2. Devo dire che un po’ la testa ed un po’ il cuore, riprendo l’operazione del dis- cernimento parecchie volte. Vale a dire che mi viene naturale cercare una strada piu’ consona alle scelte che mi riguardano e poi mi affido a Lui ed alla Madonna.

  3. “Sognai talmente forte che mi uscì sangue dal naso”, scriveva De Andrè, narrando del sogno di un bimbo.
    Il problema è la cognizione della notte. avvertirla come tale e non scambiarla per giorno.
    Per fortuna siamo cercati. fino allo sfinimento.

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