meditazioni

Prendimi così come sono. L’Amore non ha paura del buio

Meditazione per il

Natale del Signore – Messa del giorno

 

25 dicembre 2019

 

«Questa è notte di riconciliazione,

non vi sia chi è adirato o rabbuiato.

In questa notte, che tutto acquieta,

non vi sia chi minaccia o strepita».

Efrem il Siro

 

Se il cuore è una stalla

Forse avevamo fatto tanti buoni propositi all’inizio dell’Avvento e ora, a Natale, ci sembra di non aver messo ben in ordine il nostro cuore. Anzi, guardando dentro di noi, possiamo avere persino l’impressione che il nostro cuore sia molto simile a una stalla. Per questo, quando ci ritroviamo davanti al presepe, possiamo essere rincuorati, visto che Gesù non ha scelto di nascere in una stanza sterile e asettica, ma in una mangiatoia improvvisata. Questa immagine non è così lontana da quella che ci viene presentata oggi all’inizio del Vangelo di Giovanni: Dio si fa carne in mezzo alle tenebre e al caos.

 

La paura del buio

Fin dall’antichità gli uomini sono stati turbati dal buio che aumentava nelle giornate d’inverno. Temevano che prima o poi il sole non sarebbe più sorto e che tutta la vita sarebbe stata avvolta dalle tenebre. Pian piano, però, proprio nel cuore dell’inverno, il sole cominciava a vincere la sua battaglia, diradando sempre più l’oscurità della notte.

A volte abbiamo l’impressione che anche la nostra vita somigli ad un lungo inverno. Siamo anche noi presi dallo scoraggiamento. E la vita ci sembra un lento procedere verso un inesorabile declino. E le vicende della storia, la debolezza delle istituzioni, gli inganni della finanza, non fanno altro che consolidare l’impressione di vivere in una lunga notte dell’umanità.

È dentro questa notte dell’umanità che risuona l’annuncio di una parola che squarcia le tenebre: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

 

La Parola si fa carne

La parola è lo strumento privilegiato della comunicazione. Il modo in cui parliamo dice il modo in cui amiamo: le parole possono essere vere o false, ambigue o chiare, distorte o autentiche, proprio come le nostre relazioni.

Dio ricomincia proprio dalla Parola. Come all’inizio della Genesi (Dio disse…), Dio esprime ancora una volta il suo desiderio di parlarci, di venirci incontro, di creare una relazione.

Se all’inizio della Genesi, la Parola donava vita, adesso la Parola si fa vita, prende un volto. La Parola si fa più vicina, persino intima, quasi per assicurarsi di raggiungerci nella concretezza della nostra esistenza. La parola diventa Qualcuno. La relazione diventa personale.

 

Ritrovare il senso

Come l’inizio della Genesi, così anche il Prologo di Giovanni inizia con l’espressione in principio. Un’espressione che non indica solo un inizio, ma anche la causa, o meglio il principio che mette ordine, la ragione della vita, il motivo, il perché dell’esistenza.

A volte infatti ci sembra proprio di aver perso questa ragione della vita, questo senso, questo motivo più profondo delle cose. Giovanni ci ricorda che un nuovo inizio è possibile: in Cristo ciascuno ha la possibilità di ricominciare, di ritrovare il senso, ovunque tu sia oggi nel cammino della tua vita.

Le tenebre ritornano di tanto in tanto nella vita. Ma le tenebre non sono mai l’ultima parola. La notte dell’inverno non è senza fine.

 

La Parola mette ordine

Ancora una volta, come nella Genesi, così all’inizio del suo Vangelo, Giovanni ci ricorda che la Parola mette ordine nel caos della vita. Nella nostra vita frammentata, caotica, dispersa, la Parola viene a rimettere ordine, viene a fare luce. Vedere come stanno veramente le cose è infatti il primo passo necessario per poter rimettere le cose in ordine. Solo la Parola di Cristo, quella parola che è fin dall’inizio, può trasformare il caos della vita in un cosmos, in una vita che non è solo ordinata, ma bella (non a caso, cosmos ha la stessa radice di cosmetica).

 

Un annuncio di misericordia

Il Prologo di Giovanni è allora chiaramente un annuncio di misericordia.

È Natale se le parole tornano a essere parole di misericordia, cioè parole autentiche, parole di incoraggiamento, parole chiare. Se le nostre parole sono parole ingannatrici, ambigue, svalutanti, non può essere Natale.

Sarà un Natale di misericordia se lasciamo che Cristo ci aiuti a fare luce nel disordine della nostra vita, nelle tenebre del peccato, nell’oscurità di un’anima che fa fatica a sperare. Cristo è luce di misericordia, luce che non giudica, ma che mette in moto cammini di conversione.

Sarà un Natale di misericordia se i nostri desideri di bene non restano solo idee, ma si incarnano nella concretezza della vita e si traducono in gesti concreti: la Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo in noi. Ignazio di Loyola ricordava, nei suoi Esercizi spirituali, che l’amore è da porre più nei fatti che nelle parole. L’amore è concretezza. Il Padre misericordioso, così proviamo anche noi a tradurre l’amore in gesti concreti.

 

 

Leggersi dentro

  • Mi sono preparato al Natale anche con la celebrazione del sacramento della riconciliazione?
  • Da dove può ricominciare il mio cammino di conversione?

 

 

Versione originale su http://www.clerus.app

3 commenti

  1. “e lucevan le stelle”, ascoltate all’opera pochi giorni passati. Senza la musica sono parte di un freddo libretto.
    E’ l’armonia che arriva ai sensi che avvicina. La conciliazione può iniziare nel rendere più musicale, armonioso il dialogo con gli altri?
    Auguri di un Santo e Sereno Natale in Famiglia

  2. La goia di una vita che dona Speranza al mondo intero perche’ l’unica certezza e’ che l’Amore e’ venuto ad abitare fra noi, e sta con noi. Buona Ri-nascita!

  3. Devo avere la forza di compiere i fatti essenziali, quelli che mi fanno “essere persona”. Discernere ed agire e magari agire contro.

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