opinioni

La vita fragile

Nulla sarà più come prima!

Avrei voluto scrivere una riflessione più consolante e di incoraggiamento. Ho riflettuto a lungo e mi sembra difficile arrivare a un’altra conclusione.

Abbiamo finalmente scoperto che la nostra vita è fragile. Per tanto tempo abbiamo voluto tenere nascosta questa realtà a noi stessi. Ci siamo buttati nella fatica di ottenere risultati, di raggiungere traguardi. Siamo diventati sempre più competitivi. Quelli che ora si lamentano di non potersi abbracciare, forse fino a ieri approfittavano della vicinanza per pugnalare il collega o l’amico alle spalle.

Abbiamo pensato di essere invincibili: abbiamo programmato la nostra vita su una lunghezza di trent’anni almeno. E oggi scopriamo che non possiamo essere sicuri nemmeno della possibilità che ci sia un domani. Abbiamo pensato che le persone ci appartenessero, che dovevamo possederle, nel migliore dei casi per renderle felici, e ora ci rendiamo conto che potrebbero esserci tolte da un momento all’altro.

No, non finirà e non andrà tutto bene, perché se tra alcuni mesi, forse, questa emergenza sarà superata (come tutti speriamo), naturale o indotta che sia stata, niente vieta che due mesi dopo o trenta giorni dopo o tre anni dopo, non possiamo ritrovarci nella stessa situazione, forse con un virus ancora più letale.

È inutile fingere. Siamo a un punto si svolta della storia dell’umanità. Non si tratta neppure di una guerra: se lo fosse, potremmo ribellarci, potremmo cercare di rovesciare un governo, potremmo votare un’altra maggioranza, potremmo sperare nello sbarco degli alleati. E invece non è così. Siamo sinceri: non abbiamo nessuna arma e nessuna difesa per proteggerci da questo nemico invisibile, che in qualunque momento potrebbe tornare a sconvolgere la nostra economia e distruggere la nostra salute, quella salute a cui siamo così avidamente aggrappati.

Niente sarà più come prima. Finalmente possiamo entrare nella verità delle cose: siamo fragili, inermi, deboli. La vita passa. Possiamo solo approfittarne, finché c’è, per realizzare quello che desideriamo. Nel poco tempo che abbiamo, senza sapere mai esattamente quanto ci rimane da vivere. Sii quello che desideri, non per essere ricordato, perché forse non ci sarà neppure qualcuno che resterà per ricordarsi di te, ma sii quello che vuoi semplicemente perché lo vuoi. Non hai attese o aspettative da rispettare, non hai un’immagine da salvaguardare. Scegli di vivere semplicemente quello che ti rende felice in questo piccolo intervallo che ti viene regalato, nella consapevolezza che non è per sempre. E allora sì che andrà bene, qualunque cosa succeda.

Siamo fragili, incredibilmente fragili, questa è la verità. E la libertà di dirselo, finalmente, è la consolazione più grande!

 

p. Gaetano Piccolo S.I.

25 commenti

  1. Grazie. Soffrivo nel leggere quella scritta “Andrà tutto bene” perché la consideravo un tentativo di cancellare la realtà che nullla sarà come prima. Sono anni che prego perchè tutto cambi! A tutti i miei contatti rispondo che finalmente qualcosa è cambiato e che chissà quante cose belle impareremo

  2. Grazie, don Gaetano, che ci aiuti a crescere in consapevolezza e serietà di fronte alla vita. Un ricordo nella preghiera, grazie!

  3. Grazie p. Gaetano per questa importante riflessione! Preghiamo per tutti noi, in particolare per i giovani! Un caro saluto! Suor Barbara

  4. Credo, invece, che questa e’ un’opportunita’, come nella vita di ciascuno, soprattutto nella mia, che se resisto, diventero’ piu’ forte. Ed in questo periodo, come non mai, il mio rapporto con Dio sia diventato ancora piu’ stretto e frequente. Sicuramente, non possiamo piu’ occuparci di quello che facevamo professionalmente con quel ritmo, ma abbiamo ripreso a dar valore alle cose che valgono maggiormente, puittosto che al nostro prestigio sociale e professionale. Cioe’, io valgo perche’ faccio una cosa importante anzicche’ io valgo, a prescindere, come persona umana.

  5. Ottima e opportuna riflessione. L’ho condivisa con i miei amici ” storici” di Ponticelli e dintorni…

  6. Grazie per questa condivisione lucida e chiara, senza fronzoli che ci fa stare con i piedi per terra. Non è un pessimismo il tuo come potrebbe apparire ma ci aiuta a vedere la vita in prospettiva di eternità, una prospettiva che abbiamo perso inesorabilmente e che , almeno spero, il COVID-19 ce la sta facendo riscoprire. E…condivido con te : ‘niente sarà più come prima’ , sperando con tutta la forza della Speranza cristiana, che tutto per il ‘meglio’ in Dio. Saluti cari Sr.Paola

  7. Nelle necessari “ ristrettezze” di questi giorni caratterizzati dal tempo rarefatto e come sospeso mi sento vicina a quanti vivono da anni la guerra e le morti innocenti di gente inerme. Comprendiamo il dolore degli altri .
    Nel frattempo riscopriamo l’importanza delle piccole cose quotidiane.

  8. Non è più come prima…forse non occorreranno più i luoghi di culto perché arriverà il momento di Adorare DIo in Spirito e Verità

  9. Ricordo, dalle lezioni alla Gregoriana, il primo lavorio mentale nel leggere la teoria dell’ “eterno ritorno” dal pensiero di Nietzsche. Oggi mi rimugina rimescolandola con la vicissitudine imposta dal corona-virus.
    “E il settimo giorno, Dio si riposò da tutte le opere che aveva portato a termine»”. Nel giorno del riposo Dio sta a “servizio” del Creato.
    Anno sabbatico: “presso gli Ebrei, settimo anno, ultimo di ogni ciclo di sette, in cui l’antica legislazione ebraica prescriveva la cessazione dei lavori nei campi, la liberazione degli schiavi ebrei, il condono dei crediti”.
    L’autonomia verso gli altri con il tempo ha invertito la direzione.
    “Sono in ferie. Pago; quindi devo essere servito!”.
    Il periodo sabbatico ha perso la propensione verso gli altri con un attento controllo egoistico verso di se.
    E’ l’eterno ritorno nel ricordarci portato a termine l’opera l’attività va ripresa terminato il periodo sabbatico, altrimenti l’eccedenza è rivendicata con lo scatenare guerre, pestilenze, virus.
    Passata la nottata l’eterno ritorno alla normalità.
    Forse è il tempo del doppio periodo sabbatico, per se stessi e l’altro per gli altri come ai tempi della Creazione.

  10. La nostra vita ben organizzata e funzionante si è bloccata ovunque nel giro di un paio di settimane. Impensabile.
    Chi poteva immaginarlo? Questa situazione ci spinge a confrontarci con la verità della nostra vita, ovvero il senso di quello che stiamo facendo, la capacità di voler bene agli altri, al mondo, a Dio.
    C’è il contagio, ma c’è anche la connessione, la collaborazione: contagio viene da “con-tangere”.
    È una parola che dà un senso di minaccia, soprattutto ora, ma in realtà parla del nostro “essere con”, ognuno di noi è se stesso, ma è anche con gli altri, il mondo, il cosmo.
    Il contagio ci insegna in maniera dolorosa questo “essere con”. Può produrre un ritrarsi dall’altro, ma spinge anche a comportamenti che non siano di danno all’altro, a capire che se ti ammali ci sarà pure bisogno di qualcuno che ti curi.
    Il contagio può farci riscoprire il senso di una vita che non è autoreferenziale, non me la sono data io, l’inizio non sono io e la fine neppure. Che poi è il senso fondamentale della fede: la morte non è l’ultima parola sulla vita.
    Questa vicenda mi trasmette angoscia perché siamo di fronte a un ospite che di solito ci illudiamo di rimuovere: la morte.
    È un dato che si introduce di continuo nella vita quotidiana. Solo che normalmente resta un fatto privato: il parente che si ammala e ci lascia, l’incidente… Questo contagio trasferisce la presenza della morte, che la nostra società contemporanea tende ad ignorare, nella sfera pubblica, nella percezione condivisa.
    È questo che ci disorienta.
    Ma non è che questa vicenda mi trasmette solo angoscia. Trasmette anche speranza e consapevolezza del senso di ciò che siamo. Cioè rapporto con Dio.

  11. Carissimo padre Gaetano, ho avuto la fortuna di incontrarti una sera a Padova assieme ad Antonella Battistella, ma non ho avuto il coraggio di parlarti come Antonella invece mi invitava a fare … mi è sempre rimasto il desiderio di confrontarmi con te e ci ho anche provato (iscrivendomi a dei corsi) senza riuscirci.Lo faccio ora, dopo avere letto questa tua bellissima riflessione; per chiederti come si fa quando ti sembra di non sapere quello che desideri, come capita un po’ a me … Ora ho ben 66 anni e sono piena di ‘questioni’ rispetto a come sono e sono vissuta, non sono mai contenta, non so bene dove andare e mi faccio un sacco di rimproveri anziché godere le cose che il presente mi offre … potrei dire anche molto altro ma te lo risparmio… C’è qualcosa che puoi dirmi al riguardo ?Ti ringrazio, anche se magari non potessi  rispondermi personalmente, le risposte allora le cercherò nelle bellissimi meditazioni che ci offri periodicamente. Grazie, che il Signore ti benedica. Maria Pavan

    Inviato da Yahoo Mail per iPhone

  12. Buona domenica, sono sr Maria Giovanna della comunità delle suore di San Giuseppe di Chambéry di Pisa. Stiamo realizzando dei contenuti online per, almeno provare, a tenere compagnia alle persone che sappiamo sole a casa per questa quarantena. Potremmo utilizzare il tuo testo? Ovviamente citandoti!

  13. Sono un diacono permanente da 24 anni,ho lavorato in diversi settori,e adesso sono in pensione,svolgo un aiuto domenicale nelle Comunità della montagna Lunigianese,e leggendo questo commenti , tutti interessanti e scritto con il cuore,pensavo,ma prima di questo ” terremoto” al FINE DELLA VITA,ALLA VITA EYERNA,non ci pensava nessuno?

  14. Buon giorno grande Professore!
    Invece sì, qualcosa si può fare!
    Sembra, da indiscrezioni del Governo cinese ora apparse, che l’esercito cinese e l’US. Army fossero la scorsa estate occupati a Wuhan in una loro delirante esercitazione di massima segretezza: dovevano simulare una guerra batteriologica e al terribile virus da combattere avevano dato un nome: Corona.
    Se questo venisse confermato avremmo un nemico da combattere anche noi, che in fondo, delle loro dimostrazioni di forza, poco ci importerebbe, se non fosse che mettono in pericolo l’intera umanità. “Stanno a giocà” direbbero a Roma. Inqualificabili!
    Ora, forse resosi conto della gravità, il governo cinese sembra fare un passo indietro e individuare un “paziente 0” in un soldato USA, notizia che percepisco come una grandiosa arrampicata sugli specchi.
    L’ottimismo è una cosa diversa dalla speranza. Nella seconda mi affido!
    Buona giornata e pronti a combattere! 🙂

    https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-china-ministry/china-government-spokesman-says-u-s-army-might-have-bought-virus-to-china-idUSKBN20Z2HJ

  15. grazie Gaetano, mi fai riflettere, oggi ho ricevuto un messaggio che diceva che Dio si era stancato de nostra mancanza di fede, ecc, ed ecco il corona virus comme la gia fatto nel antico testamento, grazie de la tua visione de la realta’, un abbraccio alla distanza da Narbonne France
    p Gustavo Pez cmf

  16. Carissimo don Gaetano grazie di offrirci queste preziose parole. Soprattutto grazie di invitarci ad avere questa libertà di poter dire senza alcun disagio che la vita di ognuno di noi è fragile. E proprio per questo va vissuta fino in fondo. Ogni giorno! Giorno per giorno!

    1. Nulla sarà come prima! MA PER FORTUNA nulla sarà come prima. Abbiamo avuto bisogno di batoste come questa per svegliarci dal torpore di pensieri deboli e di esistenze fragili. Se non cambieremo il passo allora sì che finiremo negli abissi , nella catastrofe. Dio ci ha dato tutto, anche Suo Figlio e noi …sempre un popolo dalla testa dura.

  17. Grazie P. Gaetano di averci riportato alla realtà del nostro essere creato. Ora che in troppi danno interpretazioni agli eventi e prevedono a cosa stia servendo questa crisi. Ma che infine cercano solo di confermare le loro vecchie teorie.

  18. Gentilissimo P. Gaetano, grazie per tutta la sua riflessione, che seguo da tempo come le ho scritto anche in una mail privata.
    Condivido anche le virgole di quello che ha scritto però credo che in questo momento sia più importante sottolineare il fatto che non sparisce la potenza della redenzione della Pasqua, anche se si tratta di un “già e non ancora”, che anche nel drammatico male che stiamo vivendo possiamo fare forza sull’amore che ha vinto ogni male, definitivamente.

    Quando tutto sarà passato invece, speriamo presto, sarà doveroso fare tesoro di questo insegnamento che richiama chi non lo avesse ancora capito, alla fragilità e provvisorietà della nostra esistenza, anche con durezza.

    Ma ora mi sembrerebbe più urgente seminare parole “pasquali”, c’è tanta gente che è allo stremo della resistenza psicologica.

    Spero di non aver detto sciocchezze, grazie ancora di tutto quello che fa.

    Mario

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