meditazioni

Parla pure che non ti sento. Schermi di autodifesa

Meditazione per la

Quarta domenica del T.O. anno B

31 gennaio 2021

Dt 18,15-20   Sal 94   1Cor 7,32-35   Mc 1,21-28

«Dalla preghiera impara

da dove tu puoi ricevere

ciò che vuoi avere».

Sant’Agostino, La correzione e la grazia, III,5

Il rischio della distanza

A causa della pandemia si è sviluppato tra le comunità parrocchiali un frequente uso della comunicazione digitale. In particolare, nei mesi iniziali di confinamento ci si è attrezzati per trasmettere anche la Santa Messa. Siamo venuti così a trovarci davanti a un nuovo fenomeno: le persone tendono a preferire questa modalità a distanza per partecipare all’Eucaristia. Occorre ricordare però che qualora non ci fossero reali impedimenti alla presenza fisica nel luogo dove si celebra, i fedeli sono invitati a partecipare in presenza alla celebrazione pur con tutte le dovute e necessarie precauzioni.

Fatte salve quelle situazioni in cui è impossibile recarsi in parrocchia, guardare la celebrazione da uno schermo, ci rende per lo più spettatori. È come se ci fosse da una parte una comunità che celebra e dall’altra qualcuno che guarda dall’esterno. Effettivamente stiamo assistendo al fenomeno di comunità sempre più ipocondriache.

Eppure questa pratica ha trovato un terreno fecondo in un contesto culturale come il nostro nel quale preferiamo appunto guardare senza essere coinvolti. La liturgia eucaristica è al contrario un’esperienza che tocca la nostra sensibilità, ci prende, ci compromette. Ci trasmette l’immagine evidente di essere un solo corpo con altri credenti, un popolo. L’eucaristia dunque non è qualcosa di cui usufruisco soltanto (magari attraverso uno schermo), ma è ciò che io stesso contribuisco a realizzare.

Schermati

Questa premessa può essere particolarmente utile per comprendere il Vangelo di questa domenica, che in un certo senso ci presenta una persona schermata, una persona cioè che non vuole essere toccata e si tiene a distanza pur partecipando fisicamente. Si tratta di un uomo che probabilmente ogni sabato si recava nella sinagoga, cioè nel luogo in cui viene proclamata la Parola, eppure né lui né gli altri si erano mai accorti che era abitato da uno spirito impuro. Quest’uomo è proprio l’immagine del credente routinario, che ormai vive per abitudine un’esperienza che non gli dice più niente. La Parola di Dio infatti ci parla sempre, ma siamo noi che molte volte ci congeliamo per non sentire quello che il Signore vuole dirci. Quando nella preghiera non avvertiamo nessun movimento interiore davanti alla Parola di Dio, può essere utile farci una domanda: che cos’è che non voglio sentire?

A volte per esempio, anche nella comunicazione umana, ci chiudiamo per evitare di essere feriti. Quando ci sentiamo delusi o deboli, tendiamo a mettere una distanza. Abbiamo paura di essere colpiti, temiamo che ogni parola ci possa fare male.

Senza essere toccati

Paradossalmente lo spirito cattivo che abita quest’uomo è uno spirito impuro che però impedisce che quest’uomo sia toccato. In genere noi tendiamo a mettere in relazione l’impurità con il contatto, al contrario a volte l’impurità si esprime invece proprio nell’isolamento, nel rifiuto di una relazione che può metterci in crisi. Lo spirito impuro, rivolgendosi a Gesù, dice infatti precisamente: «sei venuto a colpirci?». È come se questo spirito impuro fosse lo spirito del quieto vivere, di chi vuole stare lì a sentire o a vedere senza essere coinvolto, forse proprio quello che succede quando ci riduciamo a guardare la Messa dietro uno schermo!

Lasciarsi ferire

A volte evitiamo che la Parola di Dio ci parli perché intuiamo che metterebbe in crisi la nostra vita: lo spirito impuro infatti non vuole essere toccato perché sa chi è Gesù. Anche qui paradossalmente più conosciamo il Signore più siamo tentati di tenercene a distanza, perché intuiamo che cosa potrebbe provocare nella nostra vita e cosa potrebbe chiederci.

L’incontro con la Parola di Dio infatti può non essere indolore: l’uomo della sinagoga per essere liberato dallo spirito impuro deve passare attraverso il dolore. Come ha scritto Papa Francesco nella Evangelii gaudium, i predicatori devono essere i primi a lasciarsi ferire «dalla viva ed efficace Parola di Dio, affinché questa penetri nei cuori dei loro uditori» (EG 150). Capiamo così anche cosa voglia dire Marco affermando che Gesù insegnava in maniera diversa dagli scribi, cioè con autorità: Gesù è il primo che si coinvolge nella parola che egli stesso annuncia!

Una parola da vivere

La Parola di Dio – ed è significativo che questo testo del Vangelo capiti la domenica successiva a quella della Parola – non è semplicemente da osservare con ammirazione, ma è una parola da vivere. Molte volte i fedeli apprezzano le omelie sulla base di un piacere meramente estetico, ma lo scopo della predicazione non può essere l’abilità retorica, sebbene anche quella possa essere a servizio della conversione che è il vero scopo dell’annuncio.

Si racconta per esempio che un giorno un grande predicatore della cattedrale di Notre Dame, incuriosito dalla fama di San Giovanni Maria Vianney, si fosse recato nel piccolo villaggio di Ars. San Giovanni imbarazzato per la visita di quell’illustre predicatore disse timidamente: «mi hanno detto che quando lei predica a Notre Dame la gente per ascoltarla sale persino sui confessionali!». Ma l’illustre predicatore, avendo ormai compreso chi aveva davanti, rispose: «sì, ma quando predica lei vedo che la gente nei confessionali ci entra!». Il famoso predicatore di Notre Dame sapeva bene infatti che il vero scopo della predicazione è la conversione del cuore, non l’apprezzamento estetico dell’eloquio.

È evidente allora che la Parola di Dio di questa domenica ci sta chiedendo quanto personalmente ci lasciamo toccare da essa, quanto siamo disposti a metterci in discussione e quanto siamo aperti alla conversione. Può darsi infatti che anche noi abbiamo cercato e trovato qualche strategia per non essere disturbati nel nostro quieto vivere.

Leggersi dentro

  • Ti lasci mettere in crisi dalla Parola di Dio?
  • In quali aspetti della tua vita il Signore ti sta chiamando alla conversione?

8 commenti

  1. Grazie don Gaetano per il suo essere mattiniero, per questo suo commento che apprezzo molto, che ci aiuta a capire e giustamente ci scuote e che ho condiviso con alcune amiche della mia cerchia. Buona giornata. Augusto

  2. Padre, personalmente allo stato attuale ciò che mi manca maggiormente è solo il non poter fare la comunione in presenza. Sono tra quelli che in questo periodo partecipa alla funzione eucaristica da casa alla TV ; non lo faccio certo per pigrizia , i posti in chiesa sono contingentati per ovvi motivi di distanziamento e sicurezza.Personalmente partecipo attivamente alla Santa messa pur davanti alla TV non sentendomi una mera spettatrice. Sicuramente è vero ci saranno persone che “ascoltano”la Santa messa in TV per comodità,del resto ci sono anche persone che vanno in chiesa è poi non aprono bocca ! Personalmente aspetto con speranza il momento in cui potremo ritrovarci tutti insieme in chiesa per celebrare insieme il giorno del Signore. Per il momento però non puntiamo il dito ..i tempi sono già abbastanza difficili per tutti ..non ci stiamo “difendendo “dalla parola di Dio ma solo da una pandemia. Buona Santa Domenica a tutti.

  3. Più che lasciarmi mettere in crisi, cerco di farmi interrogare dalla parola del Signore e, nello stesso tempo, cerco risposte.
    Forse l’ambito della mia vita in cui sento maggior bisogno di conversione è quello familiare, ma nessuno è escluso…

  4. Grazie Don Gaetano per queste pillole salutari che ci dispensi gratuitamente. Quando riesco vado a messa in presenza e faccio la comunione, quando non posso la seguo in TV. Sinceramente penso che per attrarre i fedeli oggi ci sia bisogno di buoni oratori, così come a scuola c’è bisogno di bravi insegnanti. Gesù era carismatico, sapeva attrarre le folle e poi praticava ciò che diceva. Molti sacerdoti purtroppo non hanno il dono della comunicazione e le persone comuni non comprendono quello che dicono e così si perdono. Non tutti riescono ad impegnarsi senza una guida ed oggi ci sono poche guide significative.

  5. Il Signore mi mette in crisi ogni volt che l’opera delle mie mani non produce frutto. Forse mi fa capire che non sto andando nella giusta direzione. Certo la sfida più grande è quella di lasciarsi portare come un bambin per mano: tendo sempre a precorrere i tempi a organizzare strategie, invece penso che la sfida più grande è lasciare a lui il controllo.

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