Sua madre disse ai servitori:
«Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Nelle nostre anfore, o Maria, non c’è più nulla.
Siamo rimasti vuoti.
La vita ci sembra al capolinea.
Le speranze si sono esaurite.
Sventoliamo bandiere di resa.
Abbiamo chiuso le finestre sul domani.
Ci sono parole che sembrano impossibili:
perché cercare l’acqua se manca il vino?
Non ci sentiamo capiti.
Siamo prigionieri delle nostre attese.
Ci sentiamo traditi nella nostra preghiera.
Derisi nella nostra povertà.
Ma tu, o Maria, conosci il cuore di tuo Figlio.
Tu, sorpresa dal mistero.
Tu, attraversata dall’amore.
Tu, fedele alla promessa.
Tu ci lanci verso l’impossibile.
Tu ci indichi la carne del mistero.
A noi che abbiamo paura di fidarci, dona il tuo coraggio.
A noi che guardiamo solo il fondo vuoto della nostra anfora, dona di cercare la fonte.
A noi che senza troppa convinzione riempiamo d’acqua i nostri cuori, dona la gioia di chi rischia.
A noi che eravamo rimasti senza vino, dona lo stupore di chi sa guardare.
A noi che siamo servi inutili, dona il coraggio di obbedire.
A noi che vediamo solo la fine, dona la fiducia nell’impossibile.

Caro Padre Gaetano, trovo le sue meditazioni sempre illuminati e profonde (reputo persino inutile dirlo) ma questa di oggi, assolutamente meravigliosa, mi ha colpito particolarmente colpito! E non credo sia un caso che mi sia giunta proprio oggi. Dopotutto “il caso è lo pseudonimo che usa Dio quando non vuole mettere la firma”, scriveva Anathole France. Un caro abbraccio e grazie sempre