La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gv 20,19-20
Gesù si fa riconoscere attraverso le sue piaghe. E ci insegna così che le ferite della nostra vita non sono inutili, ma costituiscono la nostra identità, dicono chi siamo, raccontano la nostra storia. E l’amore deve partire da lì: dal contemplare e riconoscere le ferite dell’altro. Quando si ama, non si cercano le prove, ci si fida: perciò sono beati, cioè felici, coloro che non hanno bisogno continuamente di mettere il dito nella piaga dell’altro per potergli credere!
tratto da G. Piccolo, Alla scuola degli affetti. Contemplare il cuore di Cristo, Marcianum, Roma 2026.
